Brevetti sub-prime come fonte di investimento a lungo termine
NAPOLI (di Livio Pizzi) – Ebbene si i brevetti possono essere utilizzati come strumenti finanziari. Lo scenario che si sta delineando nel mercato americano è proprio questo.
Partiamo da lontano, ovvero dallo scoppio della bolla speculativa che ha portato alla crisi economica nel 2008. Senza addentrarci troppo in tecnicismi finanziari, possiamo dire che la bolla venne innescata dai mutui casa. Semplici contratti tra clienti e banche erano diventati chips finanziari, comprati e venduti da speculatori.Il giochino permetteva all’inizio grossi guadagni ai banchieri di Wall Street, senza che essi aggiungessero un solo penny di valore all’economia “reale”.
Osserviamo ora il numero di brevetti registrati negli Stati Uniti. Erano 312.000 dieci anni fa, e sono passati a 509.000 lo scorso anno. Un aumento di circa due terzi, del quale solo una parte è frutto di vera innovazione tecnologica. Gli speculatori hanno iniziato a dare un valore a questi brevetti, facendo in modo che da una parte il loro numero sia in aumento, dall’altra la loro qualità in termini di vera innovazione diminuisca. Stephen Foley definisce questa come l’era dei “brevetti sub-prime”.
Una parte la gioca il sistema giudiziario americano, dove il brevetto è utilizzato per intentare cause legali dal valore di centinaia di milioni di dollari. Per alcune aziende diventa allora più importante riuscire a mettere le mani su brevetti “sub-prime” da usare davanti alle corti, piuttosto che vincere sul mercato reale.
Qui si innesca il meccanismo perverso di chi vende brevetti a finanziarie o studi legali, i quali a loro volta hanno iniziato a depositarne di nuovi. E’ chiaro quindi il tentativo di porsi tra i brevetti e le aziende, rivendendo loro quanto comprato in precedenza, o in alternativa citando in tribunale le aziende stesse. I “patent troll”, sono in questo momento il flagello dell’industria tecnologica.
Negli Stati Uniti il problema dei brevetti incomincia a preoccupare, tanto che si parla di possibili riforme. La volontà è di evitare mostri finanziari che nulla hanno a che fare con l’industria, e che possono portare al collasso il mercato stesso, proprio come è accaduto con i mutui casa e l’edilizia. La Speranza rifugia nella capacità dei legislatori americani nel riuscire a porre un freno alla mera speculazione, evitando così un inveitabile collasso dell’economia americana.
