False assunzioni, truffa di srilankesi
NAPOLI (di Roberta Aruta) – L’ennesima truffa con protagonisti, questa volta, una banda di srilankesi. La vicenda ha inizio nel mese di gennaio del 2010, quando la Signora Maria, residente a pochi passi da piazza Dante, si è vista recapitare una missiva dell’Inps con allegata una richiesta di pagamento di contributi per un presunto collaboratore al servizio della donna. Immediatamente la giovane ha rispedito le carte all’Inps confidando in un errore dell’ente previdenziale e da quel momento ha avuto inizio il suo calvario. Dalla richiesta pervenuta all’Inps risultava infatti che il cittadino srilankese Fernando Dombawalage Lakmal Thushara avrebbe prestato servizio come domestico presso la sua abitazione dal luglio 2009 ed era invitata quindi a versare i regolari contributi relativi al rapporto di lavoro intercorrente tra lei e il cittadino straniero. Recatasi all’Inps, Maria si rende conto che la richiesta era stata inoltrata utilizzando fotocopie del suo documento d’identità e del codice fiscale. Una truffa a regola d’arte che avrebbe consentito al cittadino srilankese di ottenere un temporaneo permesso di soggiorno. La signora Maria non è stata la sola ad aver subito un furto d’identità. Sono numerose le denunce sporte, anche di altri cittadini vittime del raggiro. Il commissariato al quale si è rivolta la donna riconosce la truffa e la tranquillizza: “Non si preoccupi, – le dicono gli agenti – ci sono altri casi come il suo e scopriremo chi ha organizzato questo raggiro”. Nonostante la prefettura avesse rigettato in aprile l’istanza relativa alla richiesta di contributi a favore del cittadino straniero, la serenità di Maria dura poco. Nel giugno dello stesso anno si presentano alla porta dell’abitazione dei genitori della giovane tre cittadini srilankesi che affermano di essere parenti di THUSHARA e mostrano alla madre di Maria le copie dei documenti della giovane in loro possesso. I tre uomini continuano a sostenere l’esistenza di un rapporto di lavoro tra la giovane ed il loro presunto familiare e pretendono spazientiti l’adempimento dei contributi ed anche i compensi non corrisposti nel periodo di lavoro. “Per fortuna – dice Maria – non sono quasi mai sola a casa, ed i miei genitori sono giovani, ma lo spavento nel vedere queste persone è stato grande; in verità, c’è stata solo una richiesta, non una minaccia, ma non sono riuscita a capire come queste persone conoscessero me e la mia famiglia”. Maria è disoccupata e sarebbe stato per lei impossibile assumere. “Quello che però mi ha sconfortato – aggiunge la donna – è il fatto che questi cittadini srilankesi fossero in possesso di fotocopie di alcuni miei dati e di quelli della mia famiglia, senza che noi li conoscessimo; sono in possesso anche del nostro numero di telefono”. Mandati via dalla madre di Maria senza aver ottenuto nulla di quanto richiesto, quella sera stessa la giovane riceve una telefonata presso la sua abitazione da parte di una donna con accento straniero che le intima di versare a tale THUSARA, suo parente, i contributi che gli spettano per aver prestato servizio presso di lei. Per la seconda volta la signora Maria si rivolge al commissariato sporgendo denuncia, timorosa per l’incolumità fisica della sua famiglia e per il malessere che questa spiacevole vicenda continua ad arrecare alla sua persona. Le forze dell’ordine procedono con le indagini. E’ verosimile ipotizzare che questi cittadini srilankesi non operino da soli, ma facciano parte di una organizzazione criminale specializzata nel furto d’identità per ottenere permessi di soggiorno regolari. Il riserbo mantenuto sulle indagini in corso prefigurava la fine di un incubo per Maria e la sua famiglia. La serenità è durata questa volta fino al 27 luglio dello scorso mese di luglio, quando la giovane donna ha ricevuto nuovamente presso la sua abitazione una telefonata proveniente da un cittadino srilankese di nome Fernando, occupato presso una non specificata Agenzia di Immigrati di Firenze. Tale Fernando dichiarava a Maria di essere in possesso delle fotocopie della sua carta d’identità e del suo codice fiscale in quanto fornitegli da FERNANDO DOMBAWALAGE, fotosegnalato e principale protagonista della vicenda, che lo invitava a prendere contatti per ottenere dalla signora Maria il denaro da versare all’Inps. In aggiunta, sosteneva che tale telefonata aveva per lui un fine chiarificatore dal momento che egli stesso si sentiva vittima di una truffa. Stanca di essere vessata da queste continue invasioni nella sua privacy, Maria si è rivolta al commissariato per sporgere la terza denuncia. Sull’intera vicenda e le indagini ad essa connesse continua ad esserci il più stretto riserbo da parte delle forze dell’ordine.
