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Immigrati in via Brin: 48 ore in strada senza assistenza

Immigrati per strada in via Brin

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NAPOLI (di Daniela Sasso) – Sono passate 48 ore dallo sgombero forzato dell’ex officina di Via Brin e la situazione non sembra essere mutata di una virgola: materassi, brandine, vestiti ed effetti personali ammucchiati sul marciapiede, assenza di cibo, acqua corrente e bagni.

Martedì 2 agosto alle ore otto, un blitz – con tanto di manganellate e spray urticante – è stato messo in atto dalle forze di Polizia municipale, capitanate da Luigi Sementa, ai danni dei 40 immigrati di nazionalità africana che da un anno e due mesi, per concessione del Comune di Napoli, vivevano all’interno della struttura.

“Ho consegnato a Sergio D’Angelo (assessore comunale alle Politiche sociali) – racconta Gennaro Laudiero dell’Unione Sindacale di base, settore Immigrazione – due liste distinte, accuratamente redatte da Mohamed Goumbane, presidente di questa comunità di africani. In una lista, sono contenuti i nominativi degli 83 immigrati ‘storici’ che 16 mesi fa vennero trasferiti, dal Comune, da Via dell’Avvenire di Pianura (dove vivevano in strutture che sono state, poi, rase al suolo) a Via Brin. Nei primi tempi, il Comune garantiva loro due pasti al giorno, ma, dal mese di febbraio, nemmeno più questo. Nella seconda lista, invece, sono contenuti i nomi di altri 40 immigrati – quelli che martedì scorso sono stati brutalmente sgomberati e gettati sul marciapiede antistante l’ex officina – i quali vivevano all’interno della struttura da un anno e due mesi, con tanto di ticket di permesso rilasciato loro dalla stessa Polizia municipale.

Come mai, allora, le ultime due settimane di trattative con la Giunta, volte ad individuare la soluzione di sistemazione migliore per questi ragazzi – che si sono visti lanciare, dal Comune di Napoli, un ultimatum di 48 ore per evacuare la struttura in cui vivevano per far posto ai rifiuti – si sono concluse con la sistemazione al Don Bosco soltanto degli immigrati della prima lista, mentre gli altri 40 sono stati brutalmente presi nel sonno e scaraventati di prepotenza – senza nemmeno avere il tempo di vestirsi e di prendere le loro cose – al di fuori dell’ex officina di Via Brin?”

“Pretendiamo di sapere chi ha autorizzato questo violento blitz, durante il quale il presidente della comunità, Mohamed, nel tentativo di chiedere spiegazioni su quest’azione del tutto inattesa da parte della Polizia, è stato immobilizzato, ammanettato, picchiato con calci sugli stinchi, ustionato con gas urticante e portato via, al pari di un animale, dalle Autorità in questione – vista e considerata la dichiarazione di totale estraniazione ai fatti proclamata dall’assessore D’Angelo, in nome di tutta la Giunta comunale e, quindi, del sindaco de Magistris” – ribadisce  Laudiero dell’Usb, e contina: “Sporgeremo denuncia sia per le violenze subite da Mohamed, messe in atto dagli agenti della Polizia municipale, sia perché un ragazzo immigrato – ieri mattina alle sei – appena sveglio e disorientato, è caduto sbattendo la testa sul marciapiede. È stato condotto al Loreto Mare dove gli hanno suturato la ferita con otto punti, inoltre, ieri pomeriggio io stesso l’ho riportato in ospedale perché stava male e, una volta giunti lì, lo hanno sottoposto a tac e ad accertamenti vari, decidendo poi di trattenerlo in osservazione per tre giorni”.

 

“Ieri D’Angelo ci aveva assicurato che stesso in serata 30 immigrati avrebbero potuto dormire nella struttura “La Tenda”, alla Sanità, ma Don Antonio Coppola – il responsabile – ha detto che potranno iniziare a dormire lì solo a partire da stasera (forse). Inoltre, si tratta di una struttura destinata ai senza dimora, pertanto gli immigrati dovranno confluire in strada dalle sette del mattino e potranno rincasare non prima né oltre le ore 21. Alcuni di loro, tuttavia, lavorano al self-service notturno delle pompe di benzina e non possono rispettare simili condizioni ed orari.

Gli altri dieci immigrati dovrebbero, invece, essere condotti in un’altra struttura, “La Palma”, sempre alla Sanità.

Anche gli 83 immigrati che sono ospiti del Don Bosco, tuttavia, riversano in condizioni che varcano i limiti del rispetto della dignità umana: cinque wc e sette docce (il numero era ancora inferiore all’inizio), mancano armadietti, manca la base d’appoggio per i cucinini elettrici, manca un tavolo grande dove poter mangiare, mancano lavabi per le stoviglie, manca un frigorifero, mancano porte che separino i water dall’ambiente circostante. Insomma, mancano tutte quelle condizioni di primaria necessità per poter affermare che queste persone vivano in un ambiente che tuteli i loro diritti di esseri umani (e non di animali).

Intanto, gli immigrati – privati di tutto quanto – sembrano non aver perso la fede nella religione, nel loro dio, e continuano a pregare. Questo è tempo di Ramadan – anche dai marciapiedi.