La raffinatezza delle tangenti
NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Uno stralcio di storia: lo scandalo P2, Tangentopoli, i “fatti di mafia, camorra e ‘ndrangheta”, il regime berlusconiano con gli scandali dei lavori per il G8, la cricca, la P3, la P4. Il sistema delle tangenti non muore mai, si trasforma. Le tangenti non vengono corrisposte più all’individuo, ma al sistema. Una condizione sociale che la camorra e la mafia avevano capito già da tempo; anche a Napoli si parla di sistema, in Sicilia di “picciotti”, e la politica italiana riesce sempre a prendere il meglio della nostra società. La malavita che si impadronisce della politica. Non tutto è coinvolto, ma non tutto è immune.
Nel Pd si allarga a macchia d’olio una questione morale che ha i suoi epicentri nei casi Tedesco e Penati. Tedesco si salva, ma apre nel partito una resa dei conti guidata dalla presidente del Pd Rosy Bindi contro lo stesso Tedesco, a cui ha chiesto invano di dimettersi per farsi arrestare. Il secondo, già capo della segreteria di Bersani, è invece circondato da una strana forma di solidarietà interna, malgrado la gravità delle accuse nei suoi confronti (le ultime: tangenti al ritmo di venti-trenta milioni di lire al mese), del tutto assente verso Tedesco.
E sul caso Bisignani, perché fisdarsi di un pregiudicato come lui? Semplice la risposta, perché nella deriva del regime berlusconiano, tutti i protagonisti della vita politica di questi ultimi 17 anni, da quando il cavaliere Berlusconi è entrato in politica, nonostante le diversità apparenti di destra, centro e sinistra, avevano tutti bisogno di una “stanza di compensazione”, di un “mediatore” e di un “incubatore”, che fosse esterno dalle loro istanze ufficiali di partiti, banche, imprese, istituzioni. E che godesse di entrature riservate, dirette e fuori dalle logiche di schieramento in Vaticano. Una condizione gattopardesca per dirla come forse suggerirebbe Giuseppe Tommasi, “tutto cambi affinchè nulla cambi”.
