“Papa può ancora inquinare le prove”, doppio no dei pm alla scarcerazione

NAPOLI – Due no, duri seppure prevedibili, da parte della Procura di Napoli: no alla scarcerazione e no anche agli arresti domiciliari per il deputato Pdl Alfonso Papa, detenuto a Poggioreale da cinque giorni.
I pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio hanno depositato nel pomeriggio il parere negativo all’istanza che i difensori del parlamentare, Giuseppe D’Alise e Carlo Di Casola, hanno presentato al gip Luigi Giordano, chiamato a decidere entro giovedì. Per la pubblica accusa, Papa deve rimanere in carcere perché le esigenze di custodia cautelare «non risultano cessate». Anzi, stando alle conclusioni dei pm, Alfonso Papa — entrato nel sovraffollato carcere napoletano poco dopo la mezzanotte di giovedì scorso, accusato di concussione, favoreggiamento, e rivelazione di segreto — potrebbe «inquinare le prove» e anche «reiterare le condotte» che lo hanno portato a varcare la soglia del penitenziario.
Papa infatti — è il ragionamento della Procura — resta un deputato saldamente legato alle prerogative, ai legami e alla rete di relazioni che lo circondano. Una circostanza che si basa anche sulla legittima volontà espressa da Papa appena entrato in carcere: quella di «esercitare il diritto di voto e di partecipare pienamente ai lavori della Camera». Argomentazioni che i pm usano anche per respingere l’ipotesi di un’attenuazione della custodia nella forma degli arresti domiciliari, dal momento che «in casa di un parlamentare della Repubblica» non sarebbe consentito limitare né i contatti, né le visite e i rapporti con l’elettorato. Argomentazioni non vincolanti, ma che potranno esercitare un considerevole peso, nella decisione finale del gip. E che non hanno scalfito, per ora, l’apparente serenità dell’indagato Papa.
Ieri, il deputato ha visto in carcere, per la prima volta da detenuto, sua moglie, Tiziana Rodà. Poco dopo, ecco la seconda visita in pochi giorni dell’onorevole Amedeo Laboccetta, il collega che prima avviò un’interrogazione parlamentare a difesa di Papa, poi ne ha condannato pubblicamente i «comportamenti disdicevoli», negando complotti da parte della magistratura, e poi ha votato per il no al suo arresto.
Lo stesso Laboccetta racconta, appena uscito da Poggioreale, che nella cella che oggi Papa divide con altri detenuti «c’è una bella immagine di Padre Pio appesa a uno degli armadietti. Alfonso Papa, vincendo una sua comprensibile ritrosia, mi ha detto che quello era il suo armadietto e che quella immagine, dipinta su quello che mi è apparso essere un tovagliolo di stoffa, gli era stata donata da un suo giovane compagno di detenzione del padiglione, tale Luigi Maisto, e che egli non riusciva, da quel momento, a staccare gli occhi da quell’immagine. Papa mi ha poi riferito di aver imparato a fare il bucato e che si sta impegnando per imparare a lavare il pavimento della sua temporanea dimora». (Repubblica)
