«Lo spazio del colore»: Alfredo Bovio Di Giovanni in mostra

NAPOLI (di Cristina Cipriani) – A sedici anni dalla scomparsa di uno degli ultimi artisti erranti, Alfredo Bovio Di Giovanni, la sua famiglia sostenuta da Mimma Sardella e da Massa Editori ha fatto pubblicare un catalogo delle sue opere, intitolato «Lo spazio del colore» e dal 15 al 29 aprile sarà possibile vederle nella Sala della Loggia di Castel Nuovo (Maschio Angioino) a Napoli.
L’artista nacque a Fontana Liri nel 1907, ma a causa della professione del padre (dipendente della Pubblica Amministrazione) è costretto a cambiare molto spesso casa. Trasferendosi dal Piemonte in Campania, dapprima si stabilì ad Avellino e poi a Ercolano, che diventò la residenza definitiva dal 1920.
Di Giovanni rivelò da subito la sua passione per l’arte figurativa che lo spinse a viaggiare per accrescere il suo bagaglio culturale e soprattutto artistico. Infatti, nel 1930 superò le Alpi per giungere a Parigi, città che gli aprì nuovi orizzonti visivi e che gli fece conoscere le intense atmosfere di Vincent Van Gogh. Frattanto, si stavano affacciando sulla scena artistica francese, pittori definiti antinaturalisti e antimpressionisti, come Edvard Munch e Holder, che capovolsero i dettami del Simbolismo e che influenzarono maggiormente la visione estetica di Di Giovanni.
Pochi anni prima della Seconda Guerra Mondiale, si trasferisce nuovamente e giunge a Monaco, città natale del gruppo artistico Cavaliere Azzurro, creato nel 1911 dal russo Vasilij Kandinskij e F.Marc, artefici della concezione che l’arte fosse la trasposizione del sentire umano, ma furono soprattutto i maestri di artisti come Paul Klee, Max Ernst, Oskar Kokoschka, Jackson Pollock e di Di Giovanni. Quest’ultimo riuscì a raggiungere una certa maturità artistica, che ebbe il suo culmine nel 1936, quando si trasferì a Barcellona ed entrò in contatto con Francesco Goya, di cui fu colpito per “quel modo di essere artista mediterraneo imbevuto dei problemi dei popoli del Sud”. Goya rappresentò il punto di partenza per approfondire il suo bagaglio iconografico, artistico e che il nostro artista rielabora in maniera creativa.
Tornato in Italia, nel 1954 si trasferì definitivamente con la moglie e i figli a Napoli. Da questo momento in poi cominciò a esporre le proprie opere in diverse città, fino a pochi anni prima della morte della moglie, ma continuerà a dipingere fino alla sua morte, il 7 gennaio 1995.
Oggi sono state selezionate circa 30 opere, esposte al Castel Nuovo per raccontare il suo percorso artistico e personale. Il catalogo che le raccoglie è in lingua italiana e inglese, a cura di Mimma Sardella e con prefazione dell’Assessore alla cultura di Napoli, Nicola Oddati.
Hanno anche partecipato alla realizzazione Antonella Delli Paoli, Pierre Yves Le Duc e Barbara Nazzaro, per quanto riguarda le foto sono state fatte da Martin Devrient e Ogham ha ideato il progetto grafico.
Una mostra che dà l’occasione a chi non conosce Di Giovanni di scoprirlo e in caso contrario di rendergli omaggio.
