Cocaina e fondi post-sisma, l’ombra della ’ndrangheta sui cantieri della ricostruzione
I cantieri della ricostruzione dopo i terremoti del 2016 sarebbero diventati anche un punto di incontro tra il denaro della cocaina e i contributi pubblici. È uno dei filoni dell’inchiesta “Ricostruzione”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza e dal Gico.
Secondo la ricostruzione investigativa riportata da Fanpage.it, alcune imprese impegnate nei lavori avrebbero offerto una copertura commerciale a operazioni di riciclaggio, attraverso fatture per prestazioni inesistenti e trasferimenti bancari. Parallelamente, un altro circuito avrebbe permesso di trasformare i pagamenti dei subappalti in contanti, destinati in parte ad ambienti della criminalità organizzata calabrese.
L’indagine complessiva ha portato a otto arresti, oltre cinquanta perquisizioni e un sequestro preventivo superiore a 57 milioni di euro. Una cifra che riguarda l’insieme delle contestazioni e va distinta dagli importi del singolo filone sul denaro proveniente dalla droga.
Le imprese edili e i soldi dello spaccio
Al centro di questo segmento investigativo compare Vincenzo Chiappalone, costruttore originario della piana di Gioia Tauro e da tempo stabilito a Sassoferrato. Gli inquirenti lo ritengono vicino alle cosche Avignone di Taurianova e Crea di Rizziconi.
La sua Esmeralda Costruzioni Srl, attiva anche attraverso subappalti ricevuti da Crucianelli Rest Edile, sarebbe stata utilizzata per movimentare sia risorse della ricostruzione sia denaro di provenienza illecita.
Secondo l’accusa, due presunti fornitori di cocaina attivi nell’area romana, indicati come Yuri L. e Vincenzo S., si sarebbero rivolti all’imprenditore tramite un intermediario per convertire gli incassi dello spaccio in disponibilità bancarie apparentemente giustificate da rapporti commerciali.
Gli episodi ricostruiti risalgono a settembre e ottobre 2024 e a luglio 2025: tre operazioni per un totale di poco inferiore a 60mila euro.
Le fatture per lavori mai eseguiti
Il meccanismo ipotizzato ruotava attorno a società considerate dagli investigatori prive di un’effettiva struttura operativa. Tra queste figurano Montana Srls ed Edil Krea Srls, che avrebbero emesso fatture verso Esmeralda per lavorazioni edili mai realizzate.
A fronte della consegna dei contanti provenienti, secondo l’accusa, dal traffico di stupefacenti, Chiappalone avrebbe disposto bonifici verso i conti delle società indicate. Le fatture avrebbero così fornito una giustificazione documentale ai trasferimenti, consentendo ai presunti fornitori di ritrovarsi somme accreditate attraverso operazioni presentate come pagamenti aziendali.
Il percorso inverso dei contributi pubblici
Un secondo canale avrebbe seguito la direzione opposta: dai conti delle imprese al denaro contante. Esmeralda avrebbe pagato subappalti fittizi a società quali Edilizia Srls ed Edil M2 Srls, ritenute riconducibili a figure contigue alle ’ndrine.
Le somme sarebbero state successivamente trasferite su rapporti personali e prelevate in Calabria. Secondo gli investigatori, una parte sarebbe stata destinata alle cosche Crea e Versace di Rizziconi, mentre un’altra sarebbe tornata a Chiappalone.
Le vulnerabilità della ricostruzione
Il quadro delineato dall’inchiesta mette in evidenza i rischi legati alla frammentazione dei lavori tra numerosi appalti e subappalti. In questo contesto, secondo l’accusa, imprese fittizie avrebbero potuto inserirsi nella filiera, confondendosi tra le aziende regolari impegnate nella ricostruzione.
Quando una società rischiava un’interdittiva antimafia, sarebbe stata sostituita da una nuova sigla alla quale trasferire attività e rapporti di lavoro, lasciando alla precedente i debiti accumulati.
Le contestazioni descrivono dunque un sistema capace di utilizzare l’edilizia su due fronti: assorbire risorse pubbliche e offrire uno sbocco al denaro dello spaccio. Si tratta di ipotesi investigative sottoposte al vaglio giudiziario: le responsabilità individuali dovranno essere accertate nel processo e per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza.
Secondo la ricostruzione investigativa riportata da Fanpage.it, alcune imprese impegnate nei lavori avrebbero offerto una copertura commerciale a operazioni di riciclaggio, attraverso fatture per prestazioni inesistenti e trasferimenti bancari. Parallelamente, un altro circuito avrebbe permesso di trasformare i pagamenti dei subappalti in contanti, destinati in parte ad ambienti della criminalità organizzata calabrese.
L’indagine complessiva ha portato a otto arresti, oltre cinquanta perquisizioni e un sequestro preventivo superiore a 57 milioni di euro. Una cifra che riguarda l’insieme delle contestazioni e va distinta dagli importi del singolo filone sul denaro proveniente dalla droga.
Le imprese edili e i soldi dello spaccio
Al centro di questo segmento investigativo compare Vincenzo Chiappalone, costruttore originario della piana di Gioia Tauro e da tempo stabilito a Sassoferrato. Gli inquirenti lo ritengono vicino alle cosche Avignone di Taurianova e Crea di Rizziconi.
La sua Esmeralda Costruzioni Srl, attiva anche attraverso subappalti ricevuti da Crucianelli Rest Edile, sarebbe stata utilizzata per movimentare sia risorse della ricostruzione sia denaro di provenienza illecita.
Secondo l’accusa, due presunti fornitori di cocaina attivi nell’area romana, indicati come Yuri L. e Vincenzo S., si sarebbero rivolti all’imprenditore tramite un intermediario per convertire gli incassi dello spaccio in disponibilità bancarie apparentemente giustificate da rapporti commerciali.
Gli episodi ricostruiti risalgono a settembre e ottobre 2024 e a luglio 2025: tre operazioni per un totale di poco inferiore a 60mila euro.
Le fatture per lavori mai eseguiti
Il meccanismo ipotizzato ruotava attorno a società considerate dagli investigatori prive di un’effettiva struttura operativa. Tra queste figurano Montana Srls ed Edil Krea Srls, che avrebbero emesso fatture verso Esmeralda per lavorazioni edili mai realizzate.
A fronte della consegna dei contanti provenienti, secondo l’accusa, dal traffico di stupefacenti, Chiappalone avrebbe disposto bonifici verso i conti delle società indicate. Le fatture avrebbero così fornito una giustificazione documentale ai trasferimenti, consentendo ai presunti fornitori di ritrovarsi somme accreditate attraverso operazioni presentate come pagamenti aziendali.
Il percorso inverso dei contributi pubblici
Un secondo canale avrebbe seguito la direzione opposta: dai conti delle imprese al denaro contante. Esmeralda avrebbe pagato subappalti fittizi a società quali Edilizia Srls ed Edil M2 Srls, ritenute riconducibili a figure contigue alle ’ndrine.
Le somme sarebbero state successivamente trasferite su rapporti personali e prelevate in Calabria. Secondo gli investigatori, una parte sarebbe stata destinata alle cosche Crea e Versace di Rizziconi, mentre un’altra sarebbe tornata a Chiappalone.
Le vulnerabilità della ricostruzione
Il quadro delineato dall’inchiesta mette in evidenza i rischi legati alla frammentazione dei lavori tra numerosi appalti e subappalti. In questo contesto, secondo l’accusa, imprese fittizie avrebbero potuto inserirsi nella filiera, confondendosi tra le aziende regolari impegnate nella ricostruzione.
Quando una società rischiava un’interdittiva antimafia, sarebbe stata sostituita da una nuova sigla alla quale trasferire attività e rapporti di lavoro, lasciando alla precedente i debiti accumulati.
Le contestazioni descrivono dunque un sistema capace di utilizzare l’edilizia su due fronti: assorbire risorse pubbliche e offrire uno sbocco al denaro dello spaccio. Si tratta di ipotesi investigative sottoposte al vaglio giudiziario: le responsabilità individuali dovranno essere accertate nel processo e per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza.

