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Cronaca

Strage di Linate, 25 anni fa il disastro aereo che costò la vita a 118 persone

Venticinque anni dopo, il ricordo della strage di Linate resta una ferita profonda nella storia dell’aviazione italiana. Era la mattina dell’8 ottobre 2001 quando, alle 8.14, una collisione sulla pista dell’aeroporto milanese provocò la morte di 118 persone. Una tragedia consumatasi in pochi istanti, tra la nebbia che avvolgeva lo scalo, un tragico errore di percorso e una serie di carenze nei sistemi di sicurezza.

A scontrarsi furono un MD-87 della compagnia scandinava SAS, diretto a Copenaghen, e un piccolo jet privato Cessna Citation II, in partenza per Parigi. L’impatto avvenne mentre l’aereo di linea stava completando la corsa di decollo. Il Cessna, che aveva imboccato un raccordo sbagliato, si trovò improvvisamente sulla pista principale, proprio lungo la traiettoria del velivolo passeggeri.

Lo scontro fu devastante. L’MD-87, lanciato ad alta velocità, colpì il piccolo aereo, distruggendolo. Dopo la collisione, il jet della SAS perse il controllo, uscì dalla pista e terminò la sua corsa contro un edificio adibito allo smistamento dei bagagli, dove stavano lavorando diversi dipendenti della SEA, la società di gestione aeroportuale.

L’urto provocò violente esplosioni e un incendio alimentato dal carburante presente nei serbatoi dell’aereo. Per le persone coinvolte non ci fu scampo.

Il bilancio drammatico: 118 vittime

A perdere la vita furono tutte le 110 persone a bordo dell’MD-87, tra cui 104 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. Morirono anche i quattro occupanti del Cessna, due piloti tedeschi e due passeggeri italiani, oltre a quattro dipendenti della SEA che si trovavano nel capannone investito dall’aereo.

Sul piccolo jet viaggiavano anche Stefano Romanello, rappresentante europeo della casa costruttrice, e Luca Giovanni Fossati, presidente dell’industria alimentare Star, interessato all’acquisto del velivolo.

Il bilancio complessivo di 118 morti rese quello di Linate il più grave incidente aereo avvenuto sul territorio italiano.

La nebbia, il raccordo sbagliato e i problemi di sicurezza

Quella mattina la visibilità era estremamente ridotta. L’aeroporto operava in condizioni di nebbia particolarmente intensa, con una visibilità che non consentiva ai controllori della torre di osservare direttamente i movimenti degli aeromobili sulle piste.

Il Cessna, partito dall’area riservata all’aviazione privata, aveva imboccato il raccordo R6 anziché seguire il percorso previsto. Una deviazione fatale che lo portò ad attraversare la pista principale proprio mentre l’MD-87 stava decollando.

Le indagini successive misero in evidenza una concatenazione di errori umani, problemi nelle comunicazioni, segnaletica inadeguata e carenze nelle procedure di sicurezza aeroportuale.

Tra gli elementi più critici emerse anche l’assenza di un sistema di sorveglianza radar di superficie pienamente operativo, che avrebbe potuto consentire un controllo più efficace dei movimenti degli aerei al suolo, soprattutto in condizioni di visibilità ridotta.

La tragedia non fu quindi riconducibile soltanto a una manovra sbagliata, ma a una serie di criticità che contribuirono a trasformare un errore in una catastrofe.

I soccorsi e le immagini di una tragedia

Subito dopo lo schianto, l’aeroporto di Linate si trasformò in uno scenario di distruzione. Le fiamme avvolsero il capannone e i rottami degli aeromobili, mentre vigili del fuoco, forze dell’ordine e personale sanitario intervennero per fronteggiare l’emergenza.

Le operazioni di recupero delle vittime furono particolarmente difficili a causa delle condizioni dei resti e della devastazione provocata dall’incendio.

La magistrata Celestina Gravina, intervenuta sul luogo della tragedia, parlò di una «scena apocalittica». Nel corso della giornata arrivarono all’aeroporto anche rappresentanti delle istituzioni, tra cui il ministro dei Trasporti Pietro Lunardi, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il sindaco di Milano Gabriele Albertini e il cardinale Carlo Maria Martini.

Intanto, familiari e parenti delle vittime raggiungevano lo scalo milanese in cerca di notizie. Molti provenivano dai Paesi scandinavi, da dove erano partiti o dove erano attesi i passeggeri del volo SAS.

Alle immagini dei rottami e del capannone distrutto si aggiunsero quelle delle famiglie in attesa, dei soccorritori impegnati tra le macerie e delle difficili operazioni di identificazione delle salme.

Una tragedia che cambiò la sicurezza aeroportuale

La strage di Linate segnò un punto di svolta nella riflessione sulla sicurezza degli aeroporti italiani. Le responsabilità emerse nel corso delle indagini e dei successivi procedimenti giudiziari evidenziarono la necessità di migliorare i sistemi di controllo dei movimenti a terra, la segnaletica aeroportuale e le procedure operative in condizioni di scarsa visibilità.

Il disastro mostrò come una successione di errori e insufficienze organizzative potesse produrre conseguenze irreparabili, anche durante una fase apparentemente ordinaria delle operazioni aeroportuali.

Da quella tragedia nacque anche un impegno costante per mantenere viva la memoria delle vittime e promuovere una cultura della sicurezza capace di prevenire il ripetersi di simili incidenti.

Venticinque anni dopo, il ricordo delle vittime

Oggi, 8 ottobre 2026, a un quarto di secolo dal disastro, il pensiero torna alle 118 persone che persero la vita in quella mattina d’autunno: passeggeri in viaggio per lavoro o per motivi personali, membri degli equipaggi e dipendenti aeroportuali impegnati nelle loro attività quotidiane.

Dietro il numero delle vittime ci sono storie, famiglie e vite interrotte improvvisamente. Un dolore che il trascorrere degli anni non ha cancellato.

La strage di Linate resta una delle pagine più drammatiche della storia dell’aviazione civile italiana, ma anche un monito sull’importanza della prevenzione, della responsabilità e del rispetto delle procedure di sicurezza.

Venticinque anni dopo, il ricordo di quelle 118 vite continua a rappresentare un dovere collettivo: custodire la memoria di quanto accaduto e fare in modo che una tragedia simile non si ripeta.

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