Legge elettorale al rush finale alla Camera. Si apre l’ipotesi election day a maggio
La legge elettorale arriva al passaggio parlamentare più delicato. La maggioranza di centrodestra si prepara alle votazioni sulle fiducie con l’obiettivo di serrare i ranghi ed evitare sorprese, soprattutto in vista del voto finale di giovedì, quando lo scrutinio segreto potrebbe lasciare maggiore spazio ai cosiddetti “franchi tiratori”.
Dal centrodestra prevale comunque l’ottimismo. «Siamo sereni di aver fatto un’ottima legge elettorale che serve all’Italia e quindi andiamo con serenità e convinzione che sia approvata dal Parlamento», ha dichiarato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia.
Il vero nodo politico, tuttavia, va oltre l’approvazione della riforma. Nelle ultime ore è tornata infatti al centro del dibattito l’ipotesi di anticipare le prossime elezioni politiche alla primavera, con un possibile election day insieme alle amministrative di maggio.
A riaprire esplicitamente la questione è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan. La scadenza naturale della legislatura resta nell’autunno del 2027, ma votare a settembre presenterebbe alcune difficoltà: una campagna elettorale concentrata nel periodo estivo e, soprattutto, tempi molto stretti per affrontare subito dopo la delicata partita della legge di Bilancio.
«Potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali», ha osservato Malan, precisando però che l’intenzione resta quella di portare la legislatura fino alla sua conclusione, ferme restando le prerogative del presidente della Repubblica.
Bonetti: «Nel centrodestra danno ormai per scontato il voto in primavera»
L’opposizione interpreta diversamente le aperture provenienti dalla maggioranza. Elena Bonetti, presidente di Azione, sostiene che nei palazzi della politica l’ipotesi delle urne in primavera sarebbe ormai considerata tutt’altro che remota.
«Nei corridoi, nelle commissioni, tra colleghi ormai diamo per scontato, perché vi garantisco lo dice la stessa maggioranza, che si va a votare in primavera», ha affermato Bonetti.
Secondo l’esponente di Azione, il possibile ricorso anticipato alle urne avrebbe anche una funzione di pressione sui parlamentari della maggioranza in vista dei voti sulla riforma. Bonetti ha inoltre concentrato le proprie critiche sugli effetti della nuova legge sulla rappresentanza femminile, arrivando a ipotizzare possibili sorprese proprio durante lo scrutinio segreto di giovedì.
Della Vedova attacca: «Una legge insulsa, la Consulta la spazzerà via»
Durissimo anche il giudizio di Benedetto Della Vedova di +Europa, intervenuto nell’Aula della Camera durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia all’articolo 1.
Della Vedova ha contestato innanzitutto la scelta del governo di porre la questione di fiducia, giudicandola non necessaria, e ha definito la riforma «una legge insulsa, incomprensibile», auspicando un successivo intervento della Corte costituzionale.
Tra i punti maggiormente contestati dall’esponente di +Europa figurano i meccanismi di compensazione nella distribuzione degli eletti e il numero di firme richiesto alle nuove forze politiche per presentarsi alle elezioni, ritenuto eccessivamente elevato.
Il confronto sulla legge elettorale si intreccia così con quello sulla durata stessa della legislatura. Se oggi l’attenzione è concentrata sulle tre fiducie, il momento politicamente più delicato arriverà giovedì con il voto finale a scrutinio segreto.
Il centrosinistra resta diviso sulle primarie
Nel frattempo anche nel campo dell’opposizione continua il confronto sulla strategia con cui presentarsi alle prossime elezioni, qualunque sia la loro data. Il centrosinistra resta infatti diviso sul ricorso alle primarie per individuare una leadership comune.
Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra continua a considerarle uno strumento che rischia di dividere anziché unire. Una posizione critica condivisa, seppure con argomentazioni differenti, dal segretario di +Europa Riccardo Magi, secondo il quale il vero problema è il ritardo nella costruzione di un tavolo politico sui contenuti e sul programma della coalizione.
Di segno opposto la posizione del democratico Andrea Orlando, per il quale le primarie rappresentano invece «l’unica strada possibile». A suo giudizio, il confronto dovrebbe ormai spostarsi dal “se” organizzarle al “come” arrivarci politicamente.
Le tensioni interne ai due schieramenti rendono quindi ancora più rilevante la partita che si sta giocando alla Camera. Per il centrodestra l’obiettivo immediato è approvare la nuova legge elettorale senza incidenti parlamentari. Per le opposizioni, invece, il voto rappresenta anche un primo banco di prova in vista della costruzione dell’alternativa.
E sullo sfondo resta una domanda destinata ad accompagnare le prossime settimane: la legislatura arriverà davvero all’autunno del 2027 oppure, una volta approvata la nuova legge elettorale, l’Italia tornerà alle urne già a maggio?
Dal centrodestra prevale comunque l’ottimismo. «Siamo sereni di aver fatto un’ottima legge elettorale che serve all’Italia e quindi andiamo con serenità e convinzione che sia approvata dal Parlamento», ha dichiarato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia.
Il vero nodo politico, tuttavia, va oltre l’approvazione della riforma. Nelle ultime ore è tornata infatti al centro del dibattito l’ipotesi di anticipare le prossime elezioni politiche alla primavera, con un possibile election day insieme alle amministrative di maggio.
A riaprire esplicitamente la questione è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan. La scadenza naturale della legislatura resta nell’autunno del 2027, ma votare a settembre presenterebbe alcune difficoltà: una campagna elettorale concentrata nel periodo estivo e, soprattutto, tempi molto stretti per affrontare subito dopo la delicata partita della legge di Bilancio.
«Potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali», ha osservato Malan, precisando però che l’intenzione resta quella di portare la legislatura fino alla sua conclusione, ferme restando le prerogative del presidente della Repubblica.
Bonetti: «Nel centrodestra danno ormai per scontato il voto in primavera»
L’opposizione interpreta diversamente le aperture provenienti dalla maggioranza. Elena Bonetti, presidente di Azione, sostiene che nei palazzi della politica l’ipotesi delle urne in primavera sarebbe ormai considerata tutt’altro che remota.
«Nei corridoi, nelle commissioni, tra colleghi ormai diamo per scontato, perché vi garantisco lo dice la stessa maggioranza, che si va a votare in primavera», ha affermato Bonetti.
Secondo l’esponente di Azione, il possibile ricorso anticipato alle urne avrebbe anche una funzione di pressione sui parlamentari della maggioranza in vista dei voti sulla riforma. Bonetti ha inoltre concentrato le proprie critiche sugli effetti della nuova legge sulla rappresentanza femminile, arrivando a ipotizzare possibili sorprese proprio durante lo scrutinio segreto di giovedì.
Della Vedova attacca: «Una legge insulsa, la Consulta la spazzerà via»
Durissimo anche il giudizio di Benedetto Della Vedova di +Europa, intervenuto nell’Aula della Camera durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia all’articolo 1.
Della Vedova ha contestato innanzitutto la scelta del governo di porre la questione di fiducia, giudicandola non necessaria, e ha definito la riforma «una legge insulsa, incomprensibile», auspicando un successivo intervento della Corte costituzionale.
Tra i punti maggiormente contestati dall’esponente di +Europa figurano i meccanismi di compensazione nella distribuzione degli eletti e il numero di firme richiesto alle nuove forze politiche per presentarsi alle elezioni, ritenuto eccessivamente elevato.
Il confronto sulla legge elettorale si intreccia così con quello sulla durata stessa della legislatura. Se oggi l’attenzione è concentrata sulle tre fiducie, il momento politicamente più delicato arriverà giovedì con il voto finale a scrutinio segreto.
Il centrosinistra resta diviso sulle primarie
Nel frattempo anche nel campo dell’opposizione continua il confronto sulla strategia con cui presentarsi alle prossime elezioni, qualunque sia la loro data. Il centrosinistra resta infatti diviso sul ricorso alle primarie per individuare una leadership comune.
Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra continua a considerarle uno strumento che rischia di dividere anziché unire. Una posizione critica condivisa, seppure con argomentazioni differenti, dal segretario di +Europa Riccardo Magi, secondo il quale il vero problema è il ritardo nella costruzione di un tavolo politico sui contenuti e sul programma della coalizione.
Di segno opposto la posizione del democratico Andrea Orlando, per il quale le primarie rappresentano invece «l’unica strada possibile». A suo giudizio, il confronto dovrebbe ormai spostarsi dal “se” organizzarle al “come” arrivarci politicamente.
Le tensioni interne ai due schieramenti rendono quindi ancora più rilevante la partita che si sta giocando alla Camera. Per il centrodestra l’obiettivo immediato è approvare la nuova legge elettorale senza incidenti parlamentari. Per le opposizioni, invece, il voto rappresenta anche un primo banco di prova in vista della costruzione dell’alternativa.
E sullo sfondo resta una domanda destinata ad accompagnare le prossime settimane: la legislatura arriverà davvero all’autunno del 2027 oppure, una volta approvata la nuova legge elettorale, l’Italia tornerà alle urne già a maggio?

