Legge elettorale, lo Stabilicum torna alla Camera: il governo pone tre fiducie, giovedì il voto finale
Si apre oggi alla Camera la settimana decisiva per la nuova legge elettorale. L’Aula di Montecitorio è convocata alle 14 per riprendere l’esame della proposta di legge A.C. 2822-B, ribattezzata politicamente “Stabilicum”, e per la posizione delle tre questioni di fiducia preannunciate dal governo sui primi tre articoli del provvedimento.
La scelta dell’esecutivo dà il via alla maratona parlamentare che dovrebbe condurre all’approvazione definitiva del testo entro giovedì 8 ottobre. La maggioranza punta così a blindare i punti centrali della riforma e a limitare il rischio di modifiche durante l’ultima fase dell’esame parlamentare.
La maggioranza supera il primo test
Il nuovo passaggio parlamentare arriva dopo il voto della scorsa settimana sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. La maggioranza ha superato lo scrutinio segreto con 229 voti contrari alle pregiudiziali e 151 favorevoli, scongiurando il rischio di defezioni significative tra le proprie file.
Il voto era considerato un primo banco di prova particolarmente delicato proprio perché avvenuto a scrutinio segreto, condizione che avrebbe potuto favorire eventuali “franchi tiratori”.
Superato questo ostacolo, il governo si prepara ora a ricorrere alla fiducia sui primi tre articoli della legge. Una scelta destinata ad alimentare ulteriormente lo scontro con le opposizioni, che accusano l’esecutivo di voler comprimere il confronto parlamentare su una materia particolarmente delicata come quella delle regole elettorali.
Cosa prevede lo “Stabilicum”
Il cuore della riforma è rappresentato dal premio di governabilità assegnato alla lista o alla coalizione vincente e collegato all’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio direttamente sulla scheda elettorale.
L’obiettivo dichiarato della maggioranza è rafforzare la stabilità degli esecutivi e rendere più chiaro agli elettori quale coalizione e quale candidato premier siano destinati a governare in caso di vittoria.
Un’altra delle principali novità riguarda il ritorno delle preferenze. Il nuovo sistema supera infatti l’attuale impianto dei collegi bloccati introducendo la possibilità per l’elettore di esprimere una preferenza.
Sul fronte della partecipazione al voto, la riforma amplia inoltre la disciplina del voto fuorisede ai caregiver che assistono familiari con disabilità, estendendo così la platea di cittadini che possono votare lontano dal proprio Comune di residenza.
Lo scontro sulle 6mila firme
Uno dei punti più controversi riguarda invece le condizioni previste per la presentazione delle nuove liste. Il testo stabilisce l’obbligo di raccogliere 6mila firme per ciascun collegio, senza la possibilità di utilizzare un canale digitale per la sottoscrizione.
Una previsione duramente contestata dalle opposizioni e, in particolare, da +Europa. Il segretario Riccardo Magi ha avviato uno sciopero della fame proprio per protestare contro una norma considerata penalizzante per le formazioni politiche più piccole e per quelle non già rappresentate in Parlamento.
Le minoranze contestano inoltre l’assenza dell’alternanza di genere tra i capolista e sollevano dubbi sull’impatto che l’indicazione del candidato premier sulla scheda potrebbe avere sulle prerogative costituzionali del presidente della Repubblica nella fase di conferimento dell’incarico per la formazione del governo.
Meloni difende la riforma
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso nei giorni scorsi l’impianto della nuova legge, definendola essenziale per garantire maggiore stabilità al Paese e confermando la volontà dell’esecutivo di portare a termine la riforma.
Per il centrodestra, il premio di governabilità e il ritorno delle preferenze rappresentano due elementi centrali di un sistema pensato per coniugare maggiore possibilità di scelta da parte degli elettori e stabilità politica.
Per le opposizioni, invece, rimangono aperte questioni di carattere costituzionale, di rappresentanza e di accesso alla competizione elettorale. Ed è proprio su questi punti che si concentrerà la battaglia parlamentare delle prossime ore.
Il calendario dei voti
La tabella di marcia stabilita dalla Conferenza dei capigruppo prevede oggi, lunedì 5 ottobre, l’avvio della discussione e la posizione formale delle tre questioni di fiducia.
Martedì 6 ottobre l’Aula sarà chiamata a pronunciarsi sulla fiducia relativa agli articoli 1 e 2. Mercoledì 7 ottobre, a partire dalle 9, sono previste le dichiarazioni di voto e la votazione della fiducia sull’articolo 3. Successivamente l’Assemblea passerà all’esame dell’articolo 8 e degli ordini del giorno.
La giornata conclusiva sarà quella di giovedì 8 ottobre. Le dichiarazioni di voto finali sono programmate a partire dalle 10:30, mentre alle 12:30 è previsto il voto definitivo sul provvedimento, con diretta televisiva Rai.
Salvo sorprese nei voti di fiducia o nell’ultima votazione, sarà quello il passaggio destinato a chiudere definitivamente l’iter parlamentare dello “Stabilicum” e ad aprire la strada alla promulgazione della nuova legge elettorale.
La scelta dell’esecutivo dà il via alla maratona parlamentare che dovrebbe condurre all’approvazione definitiva del testo entro giovedì 8 ottobre. La maggioranza punta così a blindare i punti centrali della riforma e a limitare il rischio di modifiche durante l’ultima fase dell’esame parlamentare.
La maggioranza supera il primo test
Il nuovo passaggio parlamentare arriva dopo il voto della scorsa settimana sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. La maggioranza ha superato lo scrutinio segreto con 229 voti contrari alle pregiudiziali e 151 favorevoli, scongiurando il rischio di defezioni significative tra le proprie file.
Il voto era considerato un primo banco di prova particolarmente delicato proprio perché avvenuto a scrutinio segreto, condizione che avrebbe potuto favorire eventuali “franchi tiratori”.
Superato questo ostacolo, il governo si prepara ora a ricorrere alla fiducia sui primi tre articoli della legge. Una scelta destinata ad alimentare ulteriormente lo scontro con le opposizioni, che accusano l’esecutivo di voler comprimere il confronto parlamentare su una materia particolarmente delicata come quella delle regole elettorali.
Cosa prevede lo “Stabilicum”
Il cuore della riforma è rappresentato dal premio di governabilità assegnato alla lista o alla coalizione vincente e collegato all’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio direttamente sulla scheda elettorale.
L’obiettivo dichiarato della maggioranza è rafforzare la stabilità degli esecutivi e rendere più chiaro agli elettori quale coalizione e quale candidato premier siano destinati a governare in caso di vittoria.
Un’altra delle principali novità riguarda il ritorno delle preferenze. Il nuovo sistema supera infatti l’attuale impianto dei collegi bloccati introducendo la possibilità per l’elettore di esprimere una preferenza.
Sul fronte della partecipazione al voto, la riforma amplia inoltre la disciplina del voto fuorisede ai caregiver che assistono familiari con disabilità, estendendo così la platea di cittadini che possono votare lontano dal proprio Comune di residenza.
Lo scontro sulle 6mila firme
Uno dei punti più controversi riguarda invece le condizioni previste per la presentazione delle nuove liste. Il testo stabilisce l’obbligo di raccogliere 6mila firme per ciascun collegio, senza la possibilità di utilizzare un canale digitale per la sottoscrizione.
Una previsione duramente contestata dalle opposizioni e, in particolare, da +Europa. Il segretario Riccardo Magi ha avviato uno sciopero della fame proprio per protestare contro una norma considerata penalizzante per le formazioni politiche più piccole e per quelle non già rappresentate in Parlamento.
Le minoranze contestano inoltre l’assenza dell’alternanza di genere tra i capolista e sollevano dubbi sull’impatto che l’indicazione del candidato premier sulla scheda potrebbe avere sulle prerogative costituzionali del presidente della Repubblica nella fase di conferimento dell’incarico per la formazione del governo.
Meloni difende la riforma
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso nei giorni scorsi l’impianto della nuova legge, definendola essenziale per garantire maggiore stabilità al Paese e confermando la volontà dell’esecutivo di portare a termine la riforma.
Per il centrodestra, il premio di governabilità e il ritorno delle preferenze rappresentano due elementi centrali di un sistema pensato per coniugare maggiore possibilità di scelta da parte degli elettori e stabilità politica.
Per le opposizioni, invece, rimangono aperte questioni di carattere costituzionale, di rappresentanza e di accesso alla competizione elettorale. Ed è proprio su questi punti che si concentrerà la battaglia parlamentare delle prossime ore.
Il calendario dei voti
La tabella di marcia stabilita dalla Conferenza dei capigruppo prevede oggi, lunedì 5 ottobre, l’avvio della discussione e la posizione formale delle tre questioni di fiducia.
Martedì 6 ottobre l’Aula sarà chiamata a pronunciarsi sulla fiducia relativa agli articoli 1 e 2. Mercoledì 7 ottobre, a partire dalle 9, sono previste le dichiarazioni di voto e la votazione della fiducia sull’articolo 3. Successivamente l’Assemblea passerà all’esame dell’articolo 8 e degli ordini del giorno.
La giornata conclusiva sarà quella di giovedì 8 ottobre. Le dichiarazioni di voto finali sono programmate a partire dalle 10:30, mentre alle 12:30 è previsto il voto definitivo sul provvedimento, con diretta televisiva Rai.
Salvo sorprese nei voti di fiducia o nell’ultima votazione, sarà quello il passaggio destinato a chiudere definitivamente l’iter parlamentare dello “Stabilicum” e ad aprire la strada alla promulgazione della nuova legge elettorale.

