Delitto di Garlasco, i genitori di Chiara Poggi a Verissimo: «Per noi il colpevole resta Alberto Stasi»
Dopo mesi di silenzio, Giuseppe Poggi e Rita Preda tornano a parlare pubblicamente della morte della figlia Chiara, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. Lo fanno davanti alle telecamere di Verissimo, ospiti di Silvia Toffanin, ripercorrendo il dolore di quasi vent’anni e affrontando anche le nuove vicende giudiziarie che hanno riportato il caso al centro dell’attenzione «Ci sono tante trasmissioni, ma di Chiara si parla ancora troppo poco. Per questo siamo venuti in tv», ha spiegato Giuseppe Poggi. Diverso l’atteggiamento della moglie Rita, che ha confessato la propria stanchezza per la continua esposizione mediatica della vicenda: «Io invece sono stanca, sembra che esista solo Garlasco». Durante l’intervista, i genitori hanno assistito alla messa in onda di alcune immagini dedicate alla figlia, ricordata con orgoglio come «la prima laureata della famiglia». Chiara aveva 26 anni quando fu assassinata e, raccontano i genitori, coltivava il sogno di costruirsi una carriera professionale e diventare manager.
«Per noi il colpevole rimane Alberto»
Il passaggio inevitabilmente più delicato dell’intervista riguarda Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio. La posizione della famiglia Poggi non è cambiata. «Per noi il colpevole rimane Alberto Stasi», ha affermato Giuseppe Poggi, ricordando il lungo percorso giudiziario affrontato negli anni. «Ci sono stati tre gradi di giudizio, in otto anni, con cinque processi. Non si cambia idea così facilmente». Una convinzione che, tuttavia, i genitori di Chiara dichiarano di essere pronti a rivedere qualora fossero le istituzioni giudiziarie ad arrivare a conclusioni differenti. «Se la giustizia arriverà ad altre conclusioni e ci darà un altro colpevole, ne prenderemo atto», ha precisato Rita Preda. Parole che assumono particolare rilevanza alla luce del nuovo filone d’indagine della Procura di Pavia e dell’attenzione investigativa tornata a concentrarsi su Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello di Chiara.
La posizione su Andrea Sempio
Anche su Sempio i coniugi Poggi hanno ribadito quanto sostenuto nelle ultime settimane: allo stato attuale non lo considerano responsabile della morte della figlia. Rita Preda ha raccontato di averlo visto frequentemente nella loro abitazione, proprio per l’amicizia che lo legava al figlio Marco. «Lo vedevo in casa quasi ogni giorno al ritorno dal lavoro», ha ricordato. Giuseppe Poggi, invece, ha spiegato di non averlo praticamente mai incontrato perché trascorreva gran parte della giornata fuori casa per lavoro. «Su Sempio cambieremo idea solo quando lo Stato italiano ci dirà qualcosa di diverso rispetto a quanto ha detto finora», hanno ribadito i genitori. La famiglia aveva già manifestato pubblicamente la propria posizione, facendo sapere di non voler avanzare richieste di risarcimento nei confronti di una persona che, allo stato attuale, ritiene innocente.
Il ricordo di Chiara
Al di là degli sviluppi giudiziari, Giuseppe Poggi e Rita Preda hanno voluto riportare al centro dell’attenzione soprattutto la figura della figlia. Chiara viene descritta come una ragazza indipendente, determinata e responsabile: «Brava nello studio e nel lavoro, una ragazza che si è sempre arrangiata da sola. Non c’era bisogno di dirle mai niente». Aveva progetti professionali e personali, mentre i nonni sognavano di vederla un giorno sposata e madre. Tutto si interruppe il 13 agosto 2007, quando Chiara venne trovata senza vita nella villetta di via Pascoli.
Con il fratello Marco aveva un rapporto molto stretto. Proprio a lui, ricordano i genitori, gli effetti dell’omicidio e della successiva esposizione mediatica hanno sottratto parte della serenità della giovinezza. Marco si è poi allontanato da Garlasco anche per ragioni lavorative. «Abbiamo combattuto anche per lui», hanno raccontato i genitori. Più riservata, invece, Chiara sarebbe stata nel parlare della relazione con Alberto Stasi. «Non diceva molto di lui e della loro storia, andavano per conto loro», ha ricordato la madre.
La casa di Garlasco e una vita segnata dal delitto
Nel corso dell’intervista i coniugi sono tornati anche sulla decisione di continuare a vivere nella villetta in cui Chiara fu assassinata. Una scelta difficile, ma voluta: «Abbiamo sempre voluto tornare lì, anche quando siamo dovuti restare fuori». Il racconto ha attraversato alcuni dei momenti più dolorosi vissuti dalla famiglia: l’ultimo dialogo con Chiara, la scoperta dell’omicidio, le prime indagini, i processi e la necessità di ricostruire un’esistenza dopo la perdita della figlia. I Poggi hanno espresso amarezza anche per la diffusione pubblica di alcune intercettazioni riguardanti conversazioni private della famiglia. Pur riconoscendo che intercettare potesse essere necessario nell’ambito delle indagini, hanno criticato la pubblicazione di contenuti che, a loro giudizio, non avevano alcuna attinenza con gli accertamenti investigativi.
I rapporti con la famiglia Stasi
Un altro passaggio dell’intervista ha riguardato i rapporti con la famiglia di Alberto Stasi e il risarcimento stabilito dopo la condanna definitiva. I Poggi hanno spiegato che sulla questione economica è stato raggiunto un accordo transattivo. La madre di Chiara ha inoltre ricordato come, nelle primissime fasi della vicenda, la famiglia non ritenesse Stasi responsabile. «Inizialmente non credevamo fosse lui il colpevole, poi abbiamo dovuto cambiare idea e interrompere i rapporti con la sua famiglia per ragioni di opportunità», ha spiegato Rita Preda.
Le nuove indagini e le polemiche tra consulenti
Il ritorno del delitto di Garlasco al centro della cronaca giudiziaria ha aperto anche nuovi fronti di polemica. Le dichiarazioni del consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, hanno provocato la dura reazione di Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, già consulenti di Alberto Stasi. I due hanno contestato alcune affermazioni relative a esami effettuati nel 2007, sostenendo di non essere mai stati informati dei risultati negativi né il 24 settembre di quell’anno né successivamente. Avato e Fabbri hanno definito quelle dichiarazioni «gravissime e incomprensibili» e annunciato l’intenzione di chiedere di essere ascoltati dalla Procura di Pavia come persone informate sui fatti, con l’obiettivo di chiarire definitivamente la vicenda. Mentre il nuovo capitolo investigativo continua a svilupparsi, Giuseppe Poggi e Rita Preda scelgono dunque di affidarsi ancora una volta alle conclusioni della giustizia. Senza anticipare sentenze e senza modificare, per ora, la convinzione maturata attraverso il lungo iter processuale. Ma il messaggio con cui sono tornati davanti alle telecamere va oltre il dibattito su Stasi, Sempio e sulle nuove indagini: riportare al centro Chiara. Perché, come ha sottolineato suo padre, a quasi vent’anni dall’omicidio si continua a parlare moltissimo del “caso Garlasco”, ma troppo poco della ragazza la cui morte ha dato origine a quella vicenda: «Di Chiara si parla ancora troppo poco».
«Per noi il colpevole rimane Alberto»
Il passaggio inevitabilmente più delicato dell’intervista riguarda Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio. La posizione della famiglia Poggi non è cambiata. «Per noi il colpevole rimane Alberto Stasi», ha affermato Giuseppe Poggi, ricordando il lungo percorso giudiziario affrontato negli anni. «Ci sono stati tre gradi di giudizio, in otto anni, con cinque processi. Non si cambia idea così facilmente». Una convinzione che, tuttavia, i genitori di Chiara dichiarano di essere pronti a rivedere qualora fossero le istituzioni giudiziarie ad arrivare a conclusioni differenti. «Se la giustizia arriverà ad altre conclusioni e ci darà un altro colpevole, ne prenderemo atto», ha precisato Rita Preda. Parole che assumono particolare rilevanza alla luce del nuovo filone d’indagine della Procura di Pavia e dell’attenzione investigativa tornata a concentrarsi su Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello di Chiara.
La posizione su Andrea Sempio
Anche su Sempio i coniugi Poggi hanno ribadito quanto sostenuto nelle ultime settimane: allo stato attuale non lo considerano responsabile della morte della figlia. Rita Preda ha raccontato di averlo visto frequentemente nella loro abitazione, proprio per l’amicizia che lo legava al figlio Marco. «Lo vedevo in casa quasi ogni giorno al ritorno dal lavoro», ha ricordato. Giuseppe Poggi, invece, ha spiegato di non averlo praticamente mai incontrato perché trascorreva gran parte della giornata fuori casa per lavoro. «Su Sempio cambieremo idea solo quando lo Stato italiano ci dirà qualcosa di diverso rispetto a quanto ha detto finora», hanno ribadito i genitori. La famiglia aveva già manifestato pubblicamente la propria posizione, facendo sapere di non voler avanzare richieste di risarcimento nei confronti di una persona che, allo stato attuale, ritiene innocente.
Il ricordo di Chiara
Al di là degli sviluppi giudiziari, Giuseppe Poggi e Rita Preda hanno voluto riportare al centro dell’attenzione soprattutto la figura della figlia. Chiara viene descritta come una ragazza indipendente, determinata e responsabile: «Brava nello studio e nel lavoro, una ragazza che si è sempre arrangiata da sola. Non c’era bisogno di dirle mai niente». Aveva progetti professionali e personali, mentre i nonni sognavano di vederla un giorno sposata e madre. Tutto si interruppe il 13 agosto 2007, quando Chiara venne trovata senza vita nella villetta di via Pascoli.
Con il fratello Marco aveva un rapporto molto stretto. Proprio a lui, ricordano i genitori, gli effetti dell’omicidio e della successiva esposizione mediatica hanno sottratto parte della serenità della giovinezza. Marco si è poi allontanato da Garlasco anche per ragioni lavorative. «Abbiamo combattuto anche per lui», hanno raccontato i genitori. Più riservata, invece, Chiara sarebbe stata nel parlare della relazione con Alberto Stasi. «Non diceva molto di lui e della loro storia, andavano per conto loro», ha ricordato la madre.
La casa di Garlasco e una vita segnata dal delitto
Nel corso dell’intervista i coniugi sono tornati anche sulla decisione di continuare a vivere nella villetta in cui Chiara fu assassinata. Una scelta difficile, ma voluta: «Abbiamo sempre voluto tornare lì, anche quando siamo dovuti restare fuori». Il racconto ha attraversato alcuni dei momenti più dolorosi vissuti dalla famiglia: l’ultimo dialogo con Chiara, la scoperta dell’omicidio, le prime indagini, i processi e la necessità di ricostruire un’esistenza dopo la perdita della figlia. I Poggi hanno espresso amarezza anche per la diffusione pubblica di alcune intercettazioni riguardanti conversazioni private della famiglia. Pur riconoscendo che intercettare potesse essere necessario nell’ambito delle indagini, hanno criticato la pubblicazione di contenuti che, a loro giudizio, non avevano alcuna attinenza con gli accertamenti investigativi.
I rapporti con la famiglia Stasi
Un altro passaggio dell’intervista ha riguardato i rapporti con la famiglia di Alberto Stasi e il risarcimento stabilito dopo la condanna definitiva. I Poggi hanno spiegato che sulla questione economica è stato raggiunto un accordo transattivo. La madre di Chiara ha inoltre ricordato come, nelle primissime fasi della vicenda, la famiglia non ritenesse Stasi responsabile. «Inizialmente non credevamo fosse lui il colpevole, poi abbiamo dovuto cambiare idea e interrompere i rapporti con la sua famiglia per ragioni di opportunità», ha spiegato Rita Preda.
Le nuove indagini e le polemiche tra consulenti
Il ritorno del delitto di Garlasco al centro della cronaca giudiziaria ha aperto anche nuovi fronti di polemica. Le dichiarazioni del consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, hanno provocato la dura reazione di Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, già consulenti di Alberto Stasi. I due hanno contestato alcune affermazioni relative a esami effettuati nel 2007, sostenendo di non essere mai stati informati dei risultati negativi né il 24 settembre di quell’anno né successivamente. Avato e Fabbri hanno definito quelle dichiarazioni «gravissime e incomprensibili» e annunciato l’intenzione di chiedere di essere ascoltati dalla Procura di Pavia come persone informate sui fatti, con l’obiettivo di chiarire definitivamente la vicenda. Mentre il nuovo capitolo investigativo continua a svilupparsi, Giuseppe Poggi e Rita Preda scelgono dunque di affidarsi ancora una volta alle conclusioni della giustizia. Senza anticipare sentenze e senza modificare, per ora, la convinzione maturata attraverso il lungo iter processuale. Ma il messaggio con cui sono tornati davanti alle telecamere va oltre il dibattito su Stasi, Sempio e sulle nuove indagini: riportare al centro Chiara. Perché, come ha sottolineato suo padre, a quasi vent’anni dall’omicidio si continua a parlare moltissimo del “caso Garlasco”, ma troppo poco della ragazza la cui morte ha dato origine a quella vicenda: «Di Chiara si parla ancora troppo poco».

