Tajani, bufera sulle parole sulle donne: «Meglio quella meno appariscente e con la gonna più lunga»
È diventato un caso politico il ragionamento di Antonio Tajani sulla donna che consiglierebbe a un figlio di sposare. Il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, intervenendo alla manifestazione “Itaca – Viaggio tra le idee” a Formello, ha contrapposto la figura di una donna affascinante e appariscente a quella di una ragazza più discreta, descritta come maggiormente affidabile e adatta alla vita familiare.
Un paragone che ha immediatamente acceso le polemiche, soprattutto per il collegamento tracciato tra aspetto, abbigliamento, fedeltà e capacità di garantire stabilità alla famiglia.
Il consiglio di Tajani al figlio
Il ragionamento del leader di Forza Italia parte da una domanda ipotetica: quale donna suggerirebbe a suo figlio di sposare?
Tajani immagina due possibili profili. Da una parte una ragazza affascinante, con diverse precedenti relazioni sentimentali, che potrebbe rivelarsi meno fedele; dall’altra una donna «meno appariscente», ma seria e affidabile, destinata – secondo il ragionamento del vicepremier – a essere una buona madre e a garantire maggiore stabilità alla famiglia.
La preferenza di Tajani va alla seconda.
Nel corso dell’intervento il ministro introduce anche il riferimento destinato a provocare le reazioni più dure: quello alle «gonne più lunghe». La donna meno vistosa, secondo l’esempio utilizzato dal vicepremier, offrirebbe maggiori garanzie di stabilità rispetto a quella più appariscente.
Il paragone non rimane confinato alla sfera privata. Tajani lo utilizza infatti per arrivare alla politica, presentando il centrodestra attraverso il concetto di affidabilità e stabilità.
La polemica politica
Le dichiarazioni hanno provocato una raffica di critiche da parte delle opposizioni.
Tra le prime a intervenire Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, che ha contestato l’associazione tra bellezza, abbigliamento e infedeltà e ha definito le parole del ministro una «sortita anni ’50». Paita ha inoltre chiesto pubblicamente a Tajani di scusarsi.
Critiche anche dal Partito democratico. La segretaria Elly Schlein ha contestato il riferimento all’abbigliamento femminile, sostenendo che le donne non possano essere giudicate sulla base della lunghezza delle loro gonne.
La senatrice dem Valeria Valente ha parlato invece di un insieme di stereotipi che riproporrebbe l’immagine tradizionale della donna come moglie e madre chiamata soprattutto a garantire la stabilità domestica.
Nel dibattito è intervenuto anche Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha accusato Tajani di proporre una rappresentazione antiquata del ruolo femminile e, con una battuta polemica, ha invitato il ministro degli Esteri a occuparsi «del burqa delle donne afghane» anziché delle minigonne delle italiane.
Dal consiglio matrimoniale al confronto sugli stereotipi
La vicenda ha così superato rapidamente il perimetro della battuta o del consiglio personale, trasformandosi in un confronto politico sul linguaggio utilizzato per descrivere le donne.
Al centro delle critiche c’è soprattutto l’associazione tra alcuni elementi esteriori – bellezza, modo di vestirsi e maggiore o minore appariscenza – e caratteristiche personali come fedeltà, serietà e affidabilità.
Tajani, nel suo intervento, ha utilizzato un paragone analogo anche parlando delle scelte femminili: alla figura dell’uomo muscoloso e del “playboy” ha contrapposto quella dell’uomo considerato più affidabile.
Ma è soprattutto il passaggio sulle donne ad aver alimentato la polemica. Le opposizioni sostengono che quelle parole ripropongano stereotipi tradizionali sui ruoli di genere; il punto centrale del discorso di Tajani era invece il valore dell’affidabilità e della stabilità, concetti che il leader di Forza Italia ha poi trasferito dal matrimonio alla politica.
Una metafora nata sul palco di Formello e diventata, nel giro di poche ore, un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.
Un paragone che ha immediatamente acceso le polemiche, soprattutto per il collegamento tracciato tra aspetto, abbigliamento, fedeltà e capacità di garantire stabilità alla famiglia.
Il consiglio di Tajani al figlio
Il ragionamento del leader di Forza Italia parte da una domanda ipotetica: quale donna suggerirebbe a suo figlio di sposare?
Tajani immagina due possibili profili. Da una parte una ragazza affascinante, con diverse precedenti relazioni sentimentali, che potrebbe rivelarsi meno fedele; dall’altra una donna «meno appariscente», ma seria e affidabile, destinata – secondo il ragionamento del vicepremier – a essere una buona madre e a garantire maggiore stabilità alla famiglia.
La preferenza di Tajani va alla seconda.
Nel corso dell’intervento il ministro introduce anche il riferimento destinato a provocare le reazioni più dure: quello alle «gonne più lunghe». La donna meno vistosa, secondo l’esempio utilizzato dal vicepremier, offrirebbe maggiori garanzie di stabilità rispetto a quella più appariscente.
Il paragone non rimane confinato alla sfera privata. Tajani lo utilizza infatti per arrivare alla politica, presentando il centrodestra attraverso il concetto di affidabilità e stabilità.
La polemica politica
Le dichiarazioni hanno provocato una raffica di critiche da parte delle opposizioni.
Tra le prime a intervenire Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, che ha contestato l’associazione tra bellezza, abbigliamento e infedeltà e ha definito le parole del ministro una «sortita anni ’50». Paita ha inoltre chiesto pubblicamente a Tajani di scusarsi.
Critiche anche dal Partito democratico. La segretaria Elly Schlein ha contestato il riferimento all’abbigliamento femminile, sostenendo che le donne non possano essere giudicate sulla base della lunghezza delle loro gonne.
La senatrice dem Valeria Valente ha parlato invece di un insieme di stereotipi che riproporrebbe l’immagine tradizionale della donna come moglie e madre chiamata soprattutto a garantire la stabilità domestica.
Nel dibattito è intervenuto anche Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha accusato Tajani di proporre una rappresentazione antiquata del ruolo femminile e, con una battuta polemica, ha invitato il ministro degli Esteri a occuparsi «del burqa delle donne afghane» anziché delle minigonne delle italiane.
Dal consiglio matrimoniale al confronto sugli stereotipi
La vicenda ha così superato rapidamente il perimetro della battuta o del consiglio personale, trasformandosi in un confronto politico sul linguaggio utilizzato per descrivere le donne.
Al centro delle critiche c’è soprattutto l’associazione tra alcuni elementi esteriori – bellezza, modo di vestirsi e maggiore o minore appariscenza – e caratteristiche personali come fedeltà, serietà e affidabilità.
Tajani, nel suo intervento, ha utilizzato un paragone analogo anche parlando delle scelte femminili: alla figura dell’uomo muscoloso e del “playboy” ha contrapposto quella dell’uomo considerato più affidabile.
Ma è soprattutto il passaggio sulle donne ad aver alimentato la polemica. Le opposizioni sostengono che quelle parole ripropongano stereotipi tradizionali sui ruoli di genere; il punto centrale del discorso di Tajani era invece il valore dell’affidabilità e della stabilità, concetti che il leader di Forza Italia ha poi trasferito dal matrimonio alla politica.
Una metafora nata sul palco di Formello e diventata, nel giro di poche ore, un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.

