Cos’è il «patriarcato mediterraneo» teorizzato da Vannacci
Il “patriarcato mediterraneo” come risposta alla violenza contro le donne. È una delle tesi contenute nel programma politico di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Un documento di oltre cento pagine nel quale trovano spazio molti dei temi caratteristici della destra radicale europea: identità nazionale, immigrazione, famiglia tradizionale, critica del femminismo e abolizione dei cosiddetti reati d’opinione.
Il concetto compare nella sezione dedicata alla giustizia, dove il partito contesta l’introduzione di norme rivolte alla tutela di specifiche categorie. Tra gli esempi citati ci sono il femminicidio e l’omofobia, considerati il risultato di una presunta “riformulazione gramsciana del diritto”.
Secondo Futuro Nazionale, ogni omicidio dovrebbe essere valutato allo stesso modo, indipendentemente dal sesso della vittima e dalle motivazioni del delitto. “Il valore di ogni vita è il medesimo”, sostiene il programma, che propone di ricondurre tutti questi casi al solo reato di omicidio.
La tesi è che distinguere il femminicidio dagli altri delitti significherebbe attribuire un valore diverso alle vittime. Il documento domanda, per esempio, perché uccidere per gelosia, controllo o possessività dovrebbe essere considerato più grave rispetto a un omicidio commesso per ira, invidia, avarizia o altre motivazioni.
Questo ragionamento, tuttavia, trascura la funzione della categoria di femminicidio: non stabilire che la vita di una donna valga più di quella di un uomo, ma riconoscere una forma specifica di violenza nella quale la vittima viene uccisa in quanto donna, spesso all’interno di rapporti segnati da possesso, subordinazione e controllo.
Il femminicidio definito un “gioco sovietico”
Nel programma, il riconoscimento giuridico e culturale del femminicidio viene descritto come uno strumento ideologico utilizzato per contrapporre uomini e donne. Futuro Nazionale paragona questa impostazione alla lotta di classe: “Ieri proletari contro proprietari, oggi donne contro uomini”.
Il partito sostiene inoltre che le nuove categorie penali finirebbero per generare negli uomini un senso di colpa legato alla semplice appartenenza al “sesso sbagliato”. Una posizione che entra in contrasto anche con le scelte compiute dal governo guidato da Giorgia Meloni, al quale si deve l’introduzione del reato autonomo di femminicidio.
Vannacci non si limita però a rifiutare questa categoria. Il programma tenta anche di individuare una causa alternativa della violenza contro le donne, attribuendola al “relativismo etico”, al “nichilismo”, all’“ideologia femminista” e allo “sradicamento legato all’immigrazione di massa”.
Nel documento si arriva ad affermare, senza presentare dati a sostegno, che nelle società in cui scompaiono le tracce del patriarcato aumenterebbe la violenza contro le donne.
Che cosa sarebbe il “patriarcato mediterraneo”
È a questo punto che viene introdotto il cosiddetto “patriarcato mediterraneo”. Futuro Nazionale lo presenta come un modello sociale ed educativo italiano che non dovrebbe essere criminalizzato, bensì “protetto”.
Al centro di questo modello ci sarebbe la formazione di “maschi forti”, consapevoli delle differenze tra i sessi e capaci di “dominare le emozioni e le passioni”. Uomini ai quali verrebbe affidato anche il compito di “proteggere le donne”.
Il termine non indica un modello sociologico riconosciuto o una categoria definita scientificamente. Nel programma funziona piuttosto come una costruzione politica attraverso la quale recuperare una concezione tradizionale dei rapporti tra uomini e donne: al maschio vengono attribuiti forza, controllo e protezione; alla donna, implicitamente, una posizione di soggetto da proteggere.
È proprio questa impostazione a rendere contraddittoria la proposta. Per contestare l’esistenza del patriarcato come sistema di potere, il programma finisce infatti per rivendicare una struttura esplicitamente patriarcale, seppure descritta nella sua versione ritenuta “buona” o protettiva.
Anche il richiamo al dominio delle emozioni solleva interrogativi. Se l’obiettivo è prevenire la violenza, una formazione affettiva basata sul riconoscimento delle emozioni, sul consenso e sul rispetto dell’autonomia delle altre persone potrebbe rappresentare uno strumento concreto. Il programma, invece, insiste sulla forza e sull’autocontrollo maschile senza indicare interventi educativi dettagliati.
Dalla legge Mancino all’apologia del fascismo
La posizione sul femminicidio si inserisce in una più ampia proposta di revisione della giustizia. Futuro Nazionale promette di eliminare i “cosiddetti reati d’opinione” e di abrogare la legge Mancino, che punisce la propaganda e l’istigazione alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi.
Il partito si dichiara contrario all’istigazione all’odio e all’apologia di reato, ma afferma che il confronto delle idee dovrebbe rimanere libero. Il programma propone inoltre di superare le norme che sanzionano l’esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo.
Nel complesso emerge un progetto politico fondato sul recupero di categorie tradizionali, presentate come parte dell’identità “greca, romana e cristiana” dell’Italia. In questo quadro, il “patriarcato mediterraneo” diventa la formula utilizzata per opporre alla lotta contro la violenza di genere un modello nel quale l’uomo conserva un ruolo dominante, purché esercitato – almeno nelle intenzioni dichiarate – attraverso disciplina e protezione.
Più che offrire una nuova spiegazione della violenza contro le donne, la formula sembra quindi ribattezzare una concezione antica dei rapporti tra i sessi, trasformandola in un elemento identitario e in una proposta politica.
Il concetto compare nella sezione dedicata alla giustizia, dove il partito contesta l’introduzione di norme rivolte alla tutela di specifiche categorie. Tra gli esempi citati ci sono il femminicidio e l’omofobia, considerati il risultato di una presunta “riformulazione gramsciana del diritto”.
Secondo Futuro Nazionale, ogni omicidio dovrebbe essere valutato allo stesso modo, indipendentemente dal sesso della vittima e dalle motivazioni del delitto. “Il valore di ogni vita è il medesimo”, sostiene il programma, che propone di ricondurre tutti questi casi al solo reato di omicidio.
La tesi è che distinguere il femminicidio dagli altri delitti significherebbe attribuire un valore diverso alle vittime. Il documento domanda, per esempio, perché uccidere per gelosia, controllo o possessività dovrebbe essere considerato più grave rispetto a un omicidio commesso per ira, invidia, avarizia o altre motivazioni.
Questo ragionamento, tuttavia, trascura la funzione della categoria di femminicidio: non stabilire che la vita di una donna valga più di quella di un uomo, ma riconoscere una forma specifica di violenza nella quale la vittima viene uccisa in quanto donna, spesso all’interno di rapporti segnati da possesso, subordinazione e controllo.
Il femminicidio definito un “gioco sovietico”
Nel programma, il riconoscimento giuridico e culturale del femminicidio viene descritto come uno strumento ideologico utilizzato per contrapporre uomini e donne. Futuro Nazionale paragona questa impostazione alla lotta di classe: “Ieri proletari contro proprietari, oggi donne contro uomini”.
Il partito sostiene inoltre che le nuove categorie penali finirebbero per generare negli uomini un senso di colpa legato alla semplice appartenenza al “sesso sbagliato”. Una posizione che entra in contrasto anche con le scelte compiute dal governo guidato da Giorgia Meloni, al quale si deve l’introduzione del reato autonomo di femminicidio.
Vannacci non si limita però a rifiutare questa categoria. Il programma tenta anche di individuare una causa alternativa della violenza contro le donne, attribuendola al “relativismo etico”, al “nichilismo”, all’“ideologia femminista” e allo “sradicamento legato all’immigrazione di massa”.
Nel documento si arriva ad affermare, senza presentare dati a sostegno, che nelle società in cui scompaiono le tracce del patriarcato aumenterebbe la violenza contro le donne.
Che cosa sarebbe il “patriarcato mediterraneo”
È a questo punto che viene introdotto il cosiddetto “patriarcato mediterraneo”. Futuro Nazionale lo presenta come un modello sociale ed educativo italiano che non dovrebbe essere criminalizzato, bensì “protetto”.
Al centro di questo modello ci sarebbe la formazione di “maschi forti”, consapevoli delle differenze tra i sessi e capaci di “dominare le emozioni e le passioni”. Uomini ai quali verrebbe affidato anche il compito di “proteggere le donne”.
Il termine non indica un modello sociologico riconosciuto o una categoria definita scientificamente. Nel programma funziona piuttosto come una costruzione politica attraverso la quale recuperare una concezione tradizionale dei rapporti tra uomini e donne: al maschio vengono attribuiti forza, controllo e protezione; alla donna, implicitamente, una posizione di soggetto da proteggere.
È proprio questa impostazione a rendere contraddittoria la proposta. Per contestare l’esistenza del patriarcato come sistema di potere, il programma finisce infatti per rivendicare una struttura esplicitamente patriarcale, seppure descritta nella sua versione ritenuta “buona” o protettiva.
Anche il richiamo al dominio delle emozioni solleva interrogativi. Se l’obiettivo è prevenire la violenza, una formazione affettiva basata sul riconoscimento delle emozioni, sul consenso e sul rispetto dell’autonomia delle altre persone potrebbe rappresentare uno strumento concreto. Il programma, invece, insiste sulla forza e sull’autocontrollo maschile senza indicare interventi educativi dettagliati.
Dalla legge Mancino all’apologia del fascismo
La posizione sul femminicidio si inserisce in una più ampia proposta di revisione della giustizia. Futuro Nazionale promette di eliminare i “cosiddetti reati d’opinione” e di abrogare la legge Mancino, che punisce la propaganda e l’istigazione alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi.
Il partito si dichiara contrario all’istigazione all’odio e all’apologia di reato, ma afferma che il confronto delle idee dovrebbe rimanere libero. Il programma propone inoltre di superare le norme che sanzionano l’esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo.
Nel complesso emerge un progetto politico fondato sul recupero di categorie tradizionali, presentate come parte dell’identità “greca, romana e cristiana” dell’Italia. In questo quadro, il “patriarcato mediterraneo” diventa la formula utilizzata per opporre alla lotta contro la violenza di genere un modello nel quale l’uomo conserva un ruolo dominante, purché esercitato – almeno nelle intenzioni dichiarate – attraverso disciplina e protezione.
Più che offrire una nuova spiegazione della violenza contro le donne, la formula sembra quindi ribattezzare una concezione antica dei rapporti tra i sessi, trasformandola in un elemento identitario e in una proposta politica.

