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È morto Livio Berruti, leggenda dell’atletica italiana: oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma 1960

L’atletica italiana perde uno dei suoi più grandi campioni. Livio Berruti è morto all’età di 87 anni, dopo un periodo di malattia. Il campione olimpico dei 200 metri ai Giochi di Roma del 1960 si è spento domenica 9 agosto in una clinica torinese. Lascia la moglie Silvia. I funerali si svolgeranno in forma privata.

Con Berruti scompare una delle figure simbolo dello sport italiano del Novecento, protagonista di un’impresa che ha segnato la storia dell’atletica mondiale. Prima di Pietro Mennea e, molti decenni più tardi, di Marcell Jacobs, fu lui a portare la velocità azzurra sul gradino più alto del podio olimpico.

L’impresa nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma

La data che consegnò definitivamente Livio Berruti alla storia fu quella delle Olimpiadi di Roma del 1960. Aveva appena 21 anni quando si presentò sulla pista dello Stadio Olimpico per affrontare i più forti velocisti del mondo.

Nei 200 metri realizzò qualcosa che fino ad allora nessun europeo era riuscito a fare. In semifinale corse in 20″50, eguagliando il record mondiale. Poche ore dopo, nella finale olimpica, ripeté esattamente lo stesso tempo e conquistò la medaglia d’oro.

Un successo storico non soltanto per l’Italia. Berruti diventò infatti il primo europeo a vincere i 200 metri maschili ai Giochi Olimpici, interrompendo il dominio degli atleti nordamericani nella specialità.

Quella corsa rimane una delle immagini più celebri dello sport italiano del dopoguerra.

Gli occhiali scuri e i calzini bianchi: uno stile diventato leggenda

Nato a Torino il 19 maggio 1939, Berruti era uno sprinter fuori dagli schemi. Negli anni dell’attività agonistica studiava chimica e sulla pista era immediatamente riconoscibile per un look decisamente insolito per l’epoca: occhiali da sole scuri e calzini bianchi.

Un’immagine che sarebbe diventata iconica e che contribuì a costruire il mito di un atleta capace di unire velocità, eleganza e una personalità molto diversa da quella dello sportivo tradizionale.

La sua carriera non si esaurì con il trionfo romano. Berruti partecipò anche alle Olimpiadi di Tokyo 1964 e Città del Messico 1968 e dominò a lungo la velocità italiana, conquistando sei titoli nazionali nei 100 metri e otto nei 200 metri.

Per i risultati ottenuti durante la sua carriera fu insignito del Collare d’Oro al Merito Sportivo e il suo nome è stato inserito nella Walk of Fame dello sport italiano.

Da Berruti a Mennea e Jacobs, il precursore della velocità azzurra

La vittoria del 1960 aprì idealmente la strada alle grandi imprese successive della velocità italiana.

Diciannove anni dopo sarebbe stato Pietro Mennea a stabilire a Città del Messico il leggendario record mondiale dei 200 metri in 19″72, per poi vincere l’oro olimpico sulla stessa distanza a Mosca nel 1980. Molti anni più tardi, a Tokyo, Marcell Jacobs avrebbe riportato l’Italia sul tetto olimpico della velocità vincendo i 100 metri.

Berruti fu il precursore di quella tradizione, ma il suo modo di vivere lo sport era profondamente personale. Celebre anche il rapporto, fatto di stima ma di visioni quasi opposte, con Mennea.

«Io e Mennea eravamo come Platone e Aristotele, due modi opposti di intendere la corsa e la vita», raccontò Berruti, contrapponendo il proprio approccio alla corsa al rigore quasi assoluto con cui Mennea affrontava allenamenti e competizioni.

Altrettanto celebre era la sua descrizione della specialità che lo aveva reso immortale: «Fare bene la curva dei 200 è un’esperienza erotica».

«La medaglia d’oro non mi ha cambiato la vita»

Terminata l’attività agonistica, Berruti costruì una carriera professionale lontano dalle piste, lavorando nel campo delle relazioni pubbliche e della comunicazione, anche per la FIAT.

Il legame con lo sport e con il movimento olimpico, tuttavia, non si interruppe mai. Ne l 2006, quando la sua Torino ospitò i Giochi olimpici invernali, fu scelto tra i portatori della bandiera olimpica durante la cerimonia di chiusura.

Del resto, Berruti non aveva mai voluto trasformare il successo di Roma nell’unico elemento attraverso cui definire la propria esistenza.

Una sua frase racconta forse meglio di qualsiasi altra il rapporto che aveva con quella medaglia conquistata a 21 anni:

«La medaglia d’oro non mi ha cambiato la vita, mi ha solo dato un biglietto da visita per farmi ascoltare quando parlavo di cose più importanti della corsa».

Livio Berruti se ne va a 87 anni, ma resta nella storia dello sport italiano l’immagine di quel ragazzo con gli occhiali scuri e i calzini bianchi che, nella Roma del 1960, corse i 200 metri in 20″50 e diventò il primo europeo capace di conquistare l’oro olimpico nella specialità.

Una corsa durata poco più di venti secondi e diventata immortale.

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