Viva LA Donna

NAPOLI (di Luca Delgado) – La Costituzione Italiana del 1948, ha sancito come principio fondamentale dell’ordinamento democratico italiano, l’uguaglianza tra l’uomo e la donna. In questo Paese, dove il femminismo è partito in ritardo rispetto ad altri Paesi Europei (strano, si dirà), la questione della parità di diritti sembrerebbe ormai superata. Ma non è così e purtroppo lo sappiamo. Esiste ad esempio un problema oggettivo della nostra lingua, che ancora fortemente discrimina quello che ancora chiamiamo, usando una connotazione trecentesca, gentil sesso.

Viva la donnaNel riferirci alle donne cioè, soprattutto se queste ricoprono un ruolo pubblico, la nostra percezione è tutt’altro che paritaria. Un esempio? Gli uomini politici li chiamiamo per nome: Berlusconi, Renzi, Napolitano, Putin, Obama. Ci basta. Per le donne, no. Per una sorta di timore di essere fraintesi, dobbiamo aggiungere il nome: Laura Boldrini, Mara Carfagna, Emma Bonino, Angela Merkel. Per gli scrittori, il meccanismo è uguale: Manzoni, Ungaretti, Saviano, Baricco. Per le scrittrici: Grazia Deledda, Alda Merini, Dacia Maraini, Margaret Mazzantini.
Se anche si volesse saltare il nome, per economica di caratteri e tempo, useremmo comunque l’articolo: LA Boldrini, LA Carfagna, LA Bonino, LA Merkel. Non diremmo mai: “hai ascoltato l’intervista a Merkel?”; diremmo probabilmente “hai ascoltato l’intervista alla Merkel?”. Ma potremmo tranquillamente chiedere a qualcuno: “hai letto il romanzo di Saviano?”. Alla luce di questo ragionamento, resta quindi qualche interrogativo: perchè questa sciocca discriminazione? E ancora, uomini come Borghezio e Calderoli e donne come Angela Merkel e Hillary Clinton, in quanto esseri umani e personaggi politici, non meritano forse lo stesso rispetto?
Beh, forse no.

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