Visita del Ministro della Cultura al CAM: Massimo Bray? No, Ousmane Mouhtar

Cam, museo CasoriaNAPOLI (di Graziella Melania Geraci) – Con la crisi il mondo della cultura non sembra trovar pace, i luoghi preposti stanno vivendo una lunga agonia tra tagli ai fondi e chiusure preventive. La situazione campana per l’arte contemporanea non e’ tra le migliori, il museo Madre, dagli esordi fastosi e dai grandi costi, è sprofondato in un turbinio di vendette trasversali forse ancora senza fine, il PAN, dalla definizione sempre un pò incerta, ormai è uno scatolone dove esporre, privo di una vera programmazione, il museo Arcos, quello di Benevento, sconosciuto ai più, è nell’oblio ormai da anni, aperto solo in rare occasioni.

Per fortuna c’è il vivacissimo museo di Casoria, il CAM, con il battagliero direttore, Antonio Manfredi, a continuare la lotta per la sopravvivenza artistica. Nel febbraio 2011 il CAM chiese asilo politico-culturale alla Germania in segno di protesta per l’indifferenza delle istituzioni italiane, un anno dopo, sotto minaccia di chiusura, il direttore e gli artisti, le cui opere erano nella collezione del museo, iniziarono a bruciare i propri quadri, gli stessi che sarebbero andati distrutti con la chiusura del museo. Noto ormai a livello internazionale, e non solo per queste azioni eclatanti, il CAM continua a farsi sentire anche con il nuovo governo. In occasione della visita della delegazione del Ministero della Cultura del Camerun al CAM, Manfredi ha ben pensato di invitare ufficialmente il nuovo ministro della cultura italiana, Massimo Bray, proprio per par condicio, che non si dica che perchè il museo non ha mai ricevuto fondi statali, non gradisca la presenza istituzionale. La lettera ufficiale del direttore invita il ministro a “darci la forza politica di lottare contro una mentalità camorristica che appiattisce ogni cosa e di costringere le politiche locali e nazionali, spesso ottuse e colluse, a comprendere che solo attraverso la cultura è possibile una rinascita sociale e civile”. Noi lo capiamo ma forse ogni tanto c’è bisogno di una lettera per ricordarlo a chi ci governa.

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