US Open: Djokovic è una roccia, Federer ko

NEW YORK (di Raffaele Caiffa) – Roger Federer dà appuntamento ai 23771 spettatori presenti nell’Arthur Ashe all’anno prossimo: lo svizzero non è riuscito nell’impresa di battere Novak Djokovic nella finale degli US Open e a vincere il 18° Grand Slam. Troppi gli errori per il numero 2 del mondo, solo 4 palle break trasformate su 23 totali e qualche sbavatura di troppo sotto rete, quanto basta per permettere a Novak Djokovic di chiudere la finale di Flushing Meadows in 3 ore e 23 minuti con il punteggio di 6-4, 5-7, 6-4, 6-4.

Federer, che si è trovato indietro nel punteggio e nello scambio per gran parte del match, non ha saputo trarre la giusta energia dalla spinta del pubblico che, chiassoso e spesso oltre la correttezza, spronava il 5 volte vincitore degli US Open alla reazione.

Una vittoria mentale, Djokovic non si è disunito dopo il secondo set, nonostante la crescita di Federer ed un 3° set non impeccabile al servizio che ha raggiunto il suo picco negativo con il 57% di prime in campo e il 44% di punti vinti con la seconda. Il campione serbo è dotato di quella giusta dose di cinismo che mancava ieri al tennista di Basilea: il serbo ha cancellato 19 palle break su 23, tantissime se si pensa alle 7 su 13 salvate da Federer.

Quello che è ritenuto da molti il miglior giocatore di Sempre (17 Slam per poi arrivare in finale di Wimbledon e agli US Open a 34 anni non è roba da tutti) ha da recriminare i tanti errori di dritto (29 gratuiti) ed il livello del servizio durante il primo set:  53% di prime in campo con il 67% di realizzazione ed il 42% di punti vinti con la seconda, percentuali disastrose e se si pensa che lo svizzero  è fra i migliori battitori del circuito. C’è da dire, però, che avere contro il miglior ribattitore del circuito crea non pochi problemi al servizio: dall’aspetto meramente psicologico a quello tecnico.

Primo set con partenza a rilento da parte di entrambi i finalisti, un Djokovic sottoritmo ed un Federer sottotono soprattutto alla battuta con il break subito dal tennista elvetico nel 3° game e prontamente recuperato nel 4°, ma il break decisivo è arrivato nel settimo gioco ad opera di Nole: 6-4 in 42 minuti.

Novak DjokovicNel secondo set il n.2 del ranking sale di livello, sbaglia di meno e si conquista 5 palle break (3 consecutive) cancellate sapientemente dal tennista serbo. Federer acquista sicurezza, inizia a servire meglio e perde soli 3 punti in 4 turni di battuta prima di conquistarsi altre 2 palle break nel decimo game, ma è ancora un nulla di fatto. Bisogna aspettare il dodicesimo gioco per vedere il tanto atteso break che porta il punteggio in parità con l’ex n.1 del mondo che servirà per primo nel terzo set.

Il terzo parziale è caratterizzato da una lotta senza esclusione di colpi: Federer lascia andare il braccio che è una meraviglia in alcuni frangenti, anche se il parziale è quasi la fotocopia del primo set per quanto riguarda il punteggio: break e contro break nel terzo e quarto gioco ad opera di Nole, che però è bravo a cancellare 2 palle break nell’ottavo gioco prima di strappare nuovamente il servizio nel nono game. In situazione di svantaggio sotto 15-40 servendo per il set, ancora una volta Nole dà prova di grande freddezza chiudendo il set sul 6-4. Tante le occasioni perse da Federer in questo set, dove ha sfoderato il suo miglior tennis.

Nel quarto set Nole fugge in avvio portandosi 2-0 e dopo poco si ritrova con il doppio break di vantaggio a servire per il match sul 5-2. Da quel momento lo scatto d’orgoglio del campione svizzero investe il pubblico travolgendo Djokovic che cede il primo break. Roger si porta avanti 15-40 nel decimo game avendo nuovamente l’occasione di ristabilire la parità ma non bastano 3 palle break totali per placare la voglia di vittoria di Novak Djokovic che si rivela campione soprattutto dal punto di vista mentale.

Il 2015 si sta rivelando un anno fantastico per Djokovic, che così come il 2011 ha conquistato Australian Open, Wimbledon e US Open.

Raffaele Caiffa

cell. 339 3103590

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