Un caseificio nelle terre del boss, in memoria di don Peppe Diana

Bene confiscato alla camorra

CASTELVOLTURNO (di Daniele Pallotta) – Trasformare le terre di camorra nelle “Terre di Don Peppe Diana” , imprese sociali capaci di riqualificare i beni confiscati alla criminalità in luoghi produttivi e utili alla collettività: l’inaugurazione del progetto “La mozzarella della legalità” è carica di una potente valenza simbolica. Presso il bene confiscato al boss Michele Zaza, in via Pietro Pagliuca, è impegnata a concludere i lavori del caseificio una cooperativa, selezionata attraverso bando pubblico, il cui nome è dedicato alla memoria del parroco assassinato dalla camorra quindici anni fa. Il progetto è stato finanziato dalla Fondazione “Con il sud” e realizzato da Libera, in collaborazione con il comitato Don Peppe Diana, Legacoop Campania, Erfes Campania, Legambiente.

“Quest’ esperienza è espressione del noi che ha vinto, della collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini – spiega don Luigi Ciotti – tuttavia è doveroso ricordare che circa il 50% dei beni confiscati sono sotto ipoteca bancaria, e non essendo i comuni e le associazioni in grado di pagarla, quei beni rischiano di andare all’asta o in altra direzione. La politica deve sbloccare l’ipoteca bancaria per restituire all’uso sociale tutti i beni delle mafie.” Il fondatore di Libera considera il rischio che molti possano cavalcare il filone dell’antimafia, e invita a riflettere sul sistema di potere occulto: “la vera antimafia si fa con poche parole e più fatti. Si può riconoscerla non negli eventi eccezionali ma dal lavoro quotidiano, costante. In ogni caso preferisco uscire da un discorso schiacciato sulla mafia : è bene parlare di corruzione, di lavoro nero, riciclaggio in un discorso più vasto. Una  stima ottenuta sommando i dati dal punto di vista economico delle risorse di provenienza illecita è di 560 miliardi di eruro: lì bisogna andare a prendere i soldi per le politiche sociali, per le fasce deboli.”

Don Ciotti rimarca la pericolosità dell’intreccio mafia, imprenditoria e politica:  “La forza della mafia sta fuori dalla mafia, nelle connessioni con i professionisti. E la lotta alla mafia si fa sul territorio, con un’opera di promozione sociale, ma si fa soprattutto a  Roma, con leggi giuste, incominciando dal  dare dignità, attraverso il lavoro, alle persone.”

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