Un altro mistero italiano ancora irrisolto

NAPOLI – Esiste una forza interna allo Stato, la stessa che compie le stragi, che impedisce l’accertamento della verità: lo Stato non processerà mai se stesso”. E’ il giudice Ferdinando Imposimato a chiarire, all’interno di una lunga intervista, una parte dei motivi che sorreggono i silenzi di un altro mistero italiano. Rapido 904 – La strage dimenticata (grauseditore), che inaugura anche una nuova collana dell’editore napoletano, Lettera 32, che si occuperà soltanto di attualità e cronaca.

Giuliana CovellaIl volume di Giuliana Covella ricostruisce quella che fu definita la “strage di Natale”, in cui morirono 15 persone, vittime che sarebbero poi salite a 17 mentre i feriti furono 267. Era il 23 dicembre 1984. Poco più di dieci anni prima, il 4 agosto 1974, un’altra ecatombe, quella dell’Italicus con il suo bilancio di sangue di 12 morti e 48 feriti, fu poi rivendicata da “Ordine nero”. Il libro di Giuliana Covella vuole essere un tributo, rivolto ai superstiti e alle famiglie delle vittime. Per le quali il bilancio fu ancora più disastroso dell’Italicus perché gli esecutori poterono evitare gli “errori” commessi in precedenza. Le parole in apertura sono quelle di un magistrato forte che ha tracciato il quadro di un accordo mafia – Stato i cui confini sono ancora, a distanza di trent’anni da chiarire. Nessun colpevole, tranne forse colui che fu tra gli esecutori materiali e per il quale la giustizia oggi sta per emettere un verdetto anche su questa vicenda: Totò Riina. Erano quasi gli anni novanta. Otto anni dopo, a maggio 1992, sarebbe stato ucciso Giovanni Falcone. A luglio Paolo Borsellino. Numeri e nomi ancora scomodi per molti. A distanza di anni i mandanti non sono ancora noti, i misteri non sono ancora risolti. Lo Stato non processerà mai se stesso?

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