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Nuovo rischio nucleare in Nebraska. In Italia è silenzio

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Nuovo rischio nucleare in Nebraska. In Italia è silenzio


Un video sconcertante su youtube, testimonia ancora una volta quanto la televisione italiana sia più interessata a far sapere agli utenti quale collare comprare al proprio chiwawa – così che al momento dell’ esibizione nelle spiagge riminesi non manchi di eleganza e non sia mai detto “quanto è retrò il collare di quel cane” – che a dare informazioni essenziali e di interesse internazionale.

Molto importante sarebbe stato informare la popolazione italiana di un nuovo rischio nucleare. Nel Nebraska, infatti, la centrale nucleare di Fort Calhoun è in allerta a seguito della piena del fiume Missouri, il cui livello è salito vertiginosamente a causa del maltempo e al repentino scioglimento del manto nevoso presente sui rilievi del Montana. Secondo un controllo della NRC (Nuclear Regulatory Commission) del 2010 la centrale mancherebbe delle strutture essenziali per proteggere il reattore dagli allagamenti esterni, senza dimenticare che, tale centrale nucleare, contiene anche 840 tonnellate di scorie radioattive. Nonostante il reattore sia fermo da aprile sulla centrale vige la no fly zone.

Ad un centinaio di Km più a sud vi è anche una seconda centrale, quella di Cooper, anch’essa minacciata dalla piena del fiume e, a differenza della prima è tutt’ora in funzione. Se l’acqua dovesse salire di altri due metri, la centrale dovrebbe chiudere. La cosa peggiore è che sono previste ulteriori piogge. L’acqua, dunque, si alzerà ancora.

Un’ analisi della situazione di Fort Calhoun è appena uscita sul Bulletin of the Atomic Scientists, il gruppo che si prende cura del Doomsday Clock , l’ orologio dell’apocalisse che misura la distanza dell’umanità dal disastro nucleare. Esso fu allestito nel 1947, all’indomani di Hiroshima e Nagasaki da un collegio di scienziati atomici ed allora segnava solo 7 minuti alla mezzanotte/catastrofe.

Qui il comunicato stampa del Doomsday Clock : http://www.thebulletin.org/content/media-center/announcements/2010/01/14/doomsday-clock-moves-one-minute-away-midnight

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Usa, contatto con ribelli. Ipotesi esilio per il Raìs

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Usa, contatto con ribelli. Ipotesi esilio per il Raìs


Rivoltosi in Libia

La Casa bianca lavora all’esilio del Colonnello che ha incaricato l’ex capo degli 007 a negoziare con i ribelli. Il Pentagono riposiziona le forze nell’area. Clinton assicura: non ci sarà un intervento militare che coinvolga navi statunitensi. Rice: prematuro parlare di un intervento militare. Pensiamo seriamente ad una no-fly zone con la Nato ed altre organizzazioni internazionali. In serata Ban Ki Moon vede Obama. La Corte penale dell’Aja avvia una indagine. Italia: disposti all’uso della forza; Frattini, per chiudere potrebbe essere utile ‘no flight zone’. Si lavora a corridoi umanitari. A Bengasi si prepara la forza militare per attaccare Tripoli. Sospeso import petrolio e gas.

INTERVISTA GHEDDAFI, FORSE USA VOGLIONO OCCUPARCI. OBAMA BRAVO MA DISINFORMATO – ”Forse gli Usa vogliono occuparci”: lo ha detto Muammar Gheddafi in una intervista ad alcuni giornalisti stranieri. Il presidente Usa Barack Obama è “una brava persona” ma è stato probabilmente “disinformato”, ha aggiunto, sostenendo che “le dichiarazioni che gli sono state attribuite forse sono state fatte da qualcun altro… L’America non è la polizia internazionale del mondo”.

Il leader libico ha detto poi che tutto il popolo lo ama e che morirebbero per proteggerlo. Inoltre, ha affermato di ”non aver visto manifestazioni contro di lui per le strade di Tripoli”. Il Rais ha poi dichiarato di sentirsi tradito da alcuni paesi occidentali con i quali aveva costruito relazioni negli ultimi anni e li ha accusati di aver tentato di colonizzare la Libia

CASA BIANCA, ESILIO GHEDDAFI E’ UNA POSSIBILITA’
- La Casa Bianca ha affermato che l’esilio del leader libico Muammar Gheddafi è “una possibilità”. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha detto oggi che “tutte le opzioni restano sul tavolo” per quanto riguarda la Libia. Il portavoce ha detto che un esilio di Gheddafi “resta una possibilità” per venire incontro alle richieste internazionali che lasci il potere. Carney non ha voluto dare dettagli sulla possibilità che gli Stati Uniti possano agevolare in qualche modo la strada dell’esilio per Gheddafi. Il portavoce della Casa Bianca ha detto che gli Stati Uniti e i suoi alleati sono impegnati in colloqui sulla creazione di una zona ‘no-fly’ sulla Libia.

UE ADOTTA SANZIONI CONTRO GHEDDAFI – L’Ue ha adottato oggi un pacchetto di sanzioni contro il regime di Gheddafi. Lo si è appreso da fonti comunitarie secondo le quali i provvedimenti Ue andrebbero anche oltre quelli già varati dall’Onu. Il testo della risoluzione approvato dal Consiglio Ue prevede in particolare tre misure: l’embargo del settore delle armi e delle attrezzature antisommossa; il divieto di rilasciare i visti a 26 notabili del regime libico; il congelamento dei beni del colonnello Gheddafi, di cinque suoi famigliari e di 20 alti funzionari. Nella risoluzione gli Stati europei ribadiscono con forza la richiesta di “una fine immediata dell’uso della forza” e l’impegno a rispondere alle legittime richieste e aspirazioni della popolazione libica attraverso il dialogo.

FARNESINA, IMPORT PETROLIO SOSPESO PER FORZA MAGGIORE - Le esportazioni di petrolio e gas dalla Libia all’Italia sono state interrotte qualche giorno fa per cause di forza maggiore ed è difficile prevedere con che tempi e modalità potranno riprendere. E’ quanto spiegano fonti della Farnesina interpellate sulla situazione della fornitura di idrocarburi dal paese nordafricano sottolineando comunque che l’Italia è “attrezzata per far fronte a questa emergenza e non vi sono conseguenze per la sicurezza degli approvvigionamenti”.

FRATTINI, PRONTI AD AGIRE, CONTATTI CON RIBELLI
dall’inviata Laurence Figà-Talamanca
L’Italia è pronta ad agire, insieme alla comunità internazionale contro Muammar Gheddafi, “che non è più nostro interlocutore”, per “fermare le violenze sui civili e aiutare il popolo libico che in questo momento sta soffrendo”. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, incontra a Ginevra il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton e i colleghi di Francia, Germania e Gran Bretagna per fare il punto sulla situazione libica: si tratta di passare dalla fase della pressione, messa in atto con le sanzioni decise dall’Onu e oggi anche dall’Ue, alla fase dell’azione contro il regime del Colonnello. “Che resisterà – ha detto il titolare della Farnesina – ma è questione di settimane”. Il governo italiano – che spera di poter riavviare un giorno quel Trattato di amicizia di fatto “sospeso” per mancanza di una controparte affidabile e sulla cui sospensione Frattini informerà il Parlamento – ha già avviato contatti con il neonato Consiglio nazionale libico, istituito ieri a Bengasi da “persone che vogliono lavorare a servizio della propria gente” e che “stanno cercando di creare un’alternativa credibile” al regime. Anche se – ha sottolineato il ministro – “sarà il popolo libico a decidere il proprio destino, chi sarà il suo prossimo governo”. Ma, intanto, finché a Tripoli resterà il Colonnello, “se le autorità libiche verranno meno al loro dovere di proteggere la popolazione, la comunità intenazionale dovrà essere pronta ad assumersi la ‘responsabilita’ di proteggeré “, ha affermato Frattini intervenendo al Consiglio dei diritti umani dell’Onu subito dopo Hillary Clinton che, dal canto suo, ha ribadito la linea Usa: per fermare Gheddafi “nessuna opzione è esclusa”. Diverse infatti sono le ipotesi “in fase di discussione” con i partner americani ed europei. Come l’istituzione di una no fly zone sul cielo della Libia, uno strumento che Frattini ritiene “utile” per evitare rappresaglie sui rivoltosi e sulla popolazione libica, ma per il quale – ha avvertito – “serve una decisione politica del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che tenga conto delle implicazioni e delle conseguenze”. Per ora non c’é consenso, spiegherà il ministro in un’intervista alla Reuters, ma ovemai si dovesse arrivare ad una decisione in tal senso, “le basi italiane sono le uniche che potrebbero essere utilizzate, considerando che sono le più vicine alla Libia”. Si discute anche di un eventuale intervento umanitario sotto egida Onu, ancora tutto da definire, ma per il quale sarebbe necessario il contributo “cruciale” dell’Unione africana e della Lega araba, anche per non fornire a Gheddafi il pretesto di parlare di invasione occidentale. Ua e Paesi arabi dovranno inoltre svolgere un ruolo anche “a medio termine” nel processo di stabilizzazione della futura Libia. L’Italia intanto, ha annunciato Frattini, è disponibile a “sostenere corridoi umanitari con forniture di aiuti alimentari e sanitari” e per farlo “ha già messo a disposizione l’uso della base militare di Sigonella”. E ha ribadito la richiesta che l’Onu invii presto “una indagine ispettiva in Libia, per raccogliere anche elementi che potrebbero essere preziosi per la Corte Penale Internazionale” che potrebbe incriminare Gheddafi per i crimini commessi sul proprio popolo dopo il 15 febbraio. (Ansa)

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Gheddafi: ‘Sanzioni Onu non hanno valore’. Usa: ‘Aiuteremo insorti’

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Gheddafi: ‘Sanzioni Onu non hanno valore’. Usa: ‘Aiuteremo insorti’


Gheddafi sempre più solo. Zawia, 20 km da Tripoli, va ai ribelli. Hillary Clinton offre aiuti Usa agli insorti e anche il ministro russo Lavrov definisce inaccettabile l’uso della forza contro i civili. Ora ‘inevitabile’ che il rais se ne vada, dice Frattini. Intanto a Bengasi nasce un governo ad interim della opposizione. ‘Colpa di stranieri e Al Qaida, resterò in Libia‘, dice il Colonnello alla tv serba e ammonisce: ‘Risoluzione Onu non ha alcun valore’. Tornano altri italiani.

RISOLUZIONE ONU NON HA ALCUN VALORE  - La risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha imposto sanzioni alla Libia, è nulla e “non ha alcun valore”. Lo ha detto il colonnello Muammar Gheddafi in una intervista alla tv serba.

Il Consiglio di sicurezza, ha aggiunto Gheddafi nella sua intervista all’emittente serba, “adotta le sue risoluzioni sulla base dei resoconti dei media, e ciò è inaccettabile”. “Questa risoluzione è nulla”, ha ripetuto il leader libico, secondo il quale “é strano che al consiglio di sicurezza non vedano le manifestazioni in mio favore”.

Quanto sta avvenendo in Libia é colpa degli “stranieri e di al Qaida”: ha ribadito Gheddafi.

OPPOSIZIONE BENGASI,FORMATO CONSIGLIO NAZIONALE – L’opposizione al regime di Gheddafi nell’est della Libia ha affermato oggi di aver formato un Consiglio nazionale libico precisando che non si stratta di un governo ad interime e descrivendolo come espressione della rivoluzione.

ONU APPROVA SANZIONI - La comunità internazionale ha intensificato il pressing su Muammar Gheddafi: il consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione 1970, che prevede in particolare il blocco dei beni del leader libico e di alcuni suoi familiari ed esponenti del regime, l’embargo alle vendite di armi, oltre ad un possibile coinvolgimento della corte penale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra o contro l’umanità commessi in Libia.

UNICREDIT: ATTENTI A EFFETTI RISOLUZIONE ONU- “Stiamo seguendo con attenzione la situazione, anche alla luce della recente risoluzione delle Nazioni Unite”. Così un portavoce di Unicredit, interpellato dall’ANSA, dopo che il governo Usa ha congelato i beni della famiglia Gheddafi alla luce del contenuto della risoluzione dell’Onu sulla Libia. L’istituto di Piazza Cordusio, che è partecipata dalla banca centrale libica e dal fondo Lia (nel complesso azionisti con circa il 7,5%), starebbe quindi alla finestra in attesa di eventuali interventi del governo italiano analoghi a quelli degli Stati Uniti. L’esecutivo potrebbe infatti in teoria congelare le partecipazioni, non solo in Unicredit ma anche in altri grandi gruppi italiani, che fanno capo al governo del Paese nordafricano.

INVIATO ANSA, ZAWIA IN MANO AI RIBELLI – La cittadina di Zawia, a una ventina di chilometri da Tripoli, e’ in mano ai rivoltosi. Lo ha constatato l’inviato dell’ANSA. I ribelli si sono impossessati di molte armi, anche carri armati. L’esercito libico è schierato tutto intorno alla città a circa 5 chilometri. Gli insorti, che hanno accolto con grande calore i giornalisti stranieri giunti sul posto, affermano che in tre giorni di combattimenti ci sono stati 16 morti. Vogliono soprattutto ribadire che i soldati hanno sparato contro i civili. Nella piazza si vedono edifici bruciati, bombardati e sui muri i segni di numerosi colpi di artiglieria. Le uscite della piazza sono state bloccate con una decina di carri armati rimasti in loro possesso. Gli insorti affermano che sono stati abbandonati da soldati che hanno defezionato, una versione smentita dalle fonti ufficiali. Oltre ai carri armati molte sono le armi, tanti i kalashnikov, rimasti in mano agli insorti. Al termine della preghiera circa 6000-7000 persone stanno marciando sulla piazza della cittadina gridando slogan contro Gheddafi: “Gheddafi è finito”, “il regime è finito”. Sono solo uomini perché le donne e le famiglie sono state mandate fuori dalla città. Nelle loro mani ci sono anche due soldati che sono stati presi prigionieri e che nei prossimi giorni verranno rimessi in libertà. Sulla città sventola la bandiera libica monarchica.

FRATTINI,E’ INEVITABILE CHE GHEDDAFI SE NE VADA – La situazione in Libia è a un “punto di non ritorno”, è “inevitabile” che Gheddafi se ne vada. L’Italia non ha alcun vincolo che le impedirebbe di intraprendere “azioni” nei confronti della Libia derivante dal Trattato di amicizia tra Roma e Tripoli perché “la sospensione di fatto del Trattato è già una realtà”. Il voto delle sanzioni Onu nei confronti della leadership libica “é decisamente una svolta molto importante, anche perché è stata votata all’unanimità e quindi permette di dire che tutta la comunità internazionale è convintamente dell’idea che il regime non possa più in alcun modo continuare questi comportamenti che hanno portato alla morte migliaia e migliaia di persone innocenti”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ai microfoni di Skytg24. (Ansa)

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Afghanistan: “la guerra un fallimento”

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Afghanistan: “la guerra un fallimento”


ROMA  – Più di 90 mila documenti e rapporti segreti militari americani sulla guerra in Afghanistan sono stati forniti dal sito Wikileaks – che promuove la diffusione di informazioni segrete – ai media, rivelando una mole di notizie finora tenute nascoste: secondo l’intelligence americana il conflitto afghano è fallimentare. I documenti sono stati passati al New York Times, al britannico Guardian e al tedesco Der Spiegel che ne forniscono ampi dettagli sui loro siti online.

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