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Arte Povera più Azioni Povere 1968, la mostra al Madre

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Arte Povera più Azioni Povere 1968, la mostra al Madre


Museo Madre

NAPOLI – Arte Povera più Azioni Povere 1968 è il titolo della mostra al MADRE che apre al pubblico l’11 novembre 2011 e che fa parte di Arte Povera 2011, una complessa ed articolata serie di esposizioni che aspira a fare il punto su un percorso artistico straordinario e ancora attuale nella carica propulsiva e rivoluzionaria della sua poetica e della sua carica sperimentale.

Il coinvolgimento del MADRE nel circuito del grande progetto di Germano Celant è fondato sulla missione dell’istituzione partenopea nei confronti dell’arte contemporanea. Non si può dimenticare però che nei soli sette anni di vita del MADRE sono stati proprio il supporto e l’entusiasmo degli artisti dell’Arte Povera a dare un cruciale apporto alla fisionomia del museo e al suo programma culturale ed espositivo. Le opere di Luciano Fabro e Jannis Kounellis, che insieme a Giovanni Anselmo, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio fanno parte integrante del percorso espositivo del museo, occupano un particolare posto di rilievo nelle sale ‘ambientate’ permanenti del primo piano; stanze in cui i protagonisti dell’Arte Povera sono intervenuti direttamente nello spazio, sui muri, sul soffitto e sul pavimento. A loro e a Marisa Merz e Alighiero Boetti, il MADRE ha dedicato inoltre negli anni delle mostre personali.

La tappa di Napoli costituisce un contributo significativo nella ricostruzione storica dell’Arte Povera poiché si ispira ad uno degli eventi più importanti accaduto alla fine degli anni Sessanta: la mostra svoltasi agli Arsenali di Amalfi nel 1968, grazie all’interessamento e all’attività culturale di Marcello e Lia Rumma. Una rassegna nella quale, lavori, performance e dibattiti svoltisi in tre intense giornate all’inizio di ottobre, contribuirono a foggiare l’identità di un’arte destinata ad uscire dai canoni edai territori tradizionali in favore di un intervento diretto nella vita e nel sociale.

La mostra Arte Povera più Azioni Povera 1968 allestita nella splendida cornice nella Chiesa di Donnaregina annessa al Museo Madre a Napoli, aspira a ricostruire il clima e la prassi artistica di quello straordinario evento. Per l’occasione saranno esposte opere storiche di Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz,Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio.

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Il Madre inaugura “La rabbia giovane”

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Il Madre inaugura “La rabbia giovane”


NAPOLI – “La rabbia giovane” è la nuova rassegna cinematografica che, dopo i successi dell’estate, si inaugura domenica 30 ottobre alle ore 18,30 presso il Museo Madre. Il ciclo di film prende il nome dal titolo italiano del primo film di Terrence Malick per indagare il malessere giovanile che sfocia spesso in atti violenti, gratuiti, disperati, sintomi di una società malata ed incapace di contenere pulsioni irrazionali. Si comincia proprio con il film di Malick, con Sissy Spacek e Martin Sheen.

Un film del 1973 che impose all’attenzione internazionale uno dei più importanti registi e sceneggiatori americani viventi, un poeta dell’immagine che ha meritato piogge di candidature all’Oscar, nonostante la scarna filmografia di cui si compone la sua opera filmica. Con “The Tree of Life” (2011), ha vinto la Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes. “La rabbia giovane” è ispirato ad una storia vera: una giovane coppia, nella realtà squallida e selvagga della provincia americana, degradata e bigotta (il titolo originale è “Badlands”), commette una serie di omicidi senza un perché, un una condizione “semi-onirica” del protagonista. Seguirà, Domenica 6 novembre, un capolavoro di Luis Buñuel, “I figli della violenza” (Los olvidados), forse il miglior film del periodo messicano del famoso regista surrealista.

Al centro della storia ci sono due ragazzi sul confine tra criminalità e responsabilità nei fatiscenti slums messicani degli anni Cinquanta. Il 13 novembre  è la volta del durissimo film di Larry Clark, “Ken Park” che il lato oscuro del sogno americano: una legione di giovani che non crede più a nulla, tra sesso e noia. Quindi, Domenica 20, un film simbolo delle utopie giovanili del 1968, “Partner” di Bernardo Bertolucci. Con “Assassini nati” (Natural Born Killers) di Oliver Stone, in programma il 27 novembre, siamo in piena follia omicida e nell’assurdità dell’universo mediale, per cui spietati assassini diventano “divi” televisivi.

La colonna sonora del film venne definita come una delle “50 più forti della storia del cinema” ed è quanto mai varia, spaziando dalle atmosfere di Peter Gabriel al rock di Patti Smith, a Puccini, fino alla voce demoniaca di Diamanda Galas. Il 4 dicembre, un film di straordinaria attualità, “L’odio” (La haine) di Mathieu Kassovitz, ambientato nell’inferno delle balieau parigine. Un film durissimo che ha totalizzato milioni di spettatori, ottenendo il premio per la miglior regia a Cannes nel 1994. Domenica 11 dicembre è la volta del primo film americano di Ken Loach, “Il pane e le rose” (Bread and Roses),  sul lavoro precario e sullo sfruttamento giovanile. Quando, nel 2000, il film giunse in Italia, non c’era ancora la Legge 30, ma oggi anche nella nostra nazione si verificano casi simili a quelli descritti nel film. Ancora lotte sociali, ma nel clima rovente della crisi del 1929 in USA, nel capolavoro di Martin Scorsese, “America 1929: sterminateli senza pietà” (Boxcar Bertha), in programma il 18 dicembre.

La rassegna termina, il 25 dicembre, con “Amores perros” di Alejandro Gonzalez Inarritu, ambientato a Città del Messico tra personaggi miseri e detestabili. Il fascino del film deriva da un fondo di dolcezza e da una struttura “tarantiniana” che attraverso il montaggio combina stralci di avvenimenti in un appassionante racconto.

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Museo Madre, si avvia la stagione invernale

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Museo Madre, si avvia la stagione invernale


Museo Madre

NAPOLI – Dal 24 ottobre il Museo Madre prolungherà l’orario di apertura dalle 10,30 fino alle 19,30 tutti i giorni (martedì chiuso) e la domenica fino alle 23. Nella settimana dal 24 al 30 ottobre prenderanno il via anche le prime attività espositive e le serate d’intrattenimento dell’autunno 2011.

Lunedì 24, ore 17, 30 performance di Paolo Consorti  con Giobbe Covatta dal titolo “Rebellio Patroni. Il miracolo di San Gennaro” in collaborazione con il Museo del Tesoro di San Gennaro;

Giovedì 27 ottobre riparte Madrenalina, il consueto appuntamento settimanale con dj e vj, a cura di Ciro Cacciola;

Sabato 29 ottobre, ore 18,30, inaugurazione della mostra di Salvatore Vitagliano, a cura di Antonio Biasiucci e Mario Martone;

Domenica 30 ottobre, ore 18,30, comincia il cineforum a cura di Mario Franco sul tema “La rabbia giovane” (sala polivalente, 300 posti).

Dopo la proiezione, Apemadre con musica, video d’arte, finger food nel bar ristorante “Madre&Vino”.

 

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“Rabi’ a”, un viaggio fotografico verso la libertà

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“Rabi’ a”, un viaggio fotografico verso la libertà


NAPOLI (di Cristina Cipriani) – Dal 15 ottobre al 13 novembre 2011, la Casa della Fotografia al Museo di Villa Pignatelli ospita una nuova mostra, «Rabi’a». Dopo il buon esito delle tre mostre precedenti su Federico Garolla, Ugo Mulas e Riccardo Carbone, questa volta la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e Incontri Internazionali d’Arte decidono di accettare la proposta di Stefano Fittipaldi, curatore della mostra insieme a Chiara Oggioni Tiepolo, di allestire una rassegna fotografica sui recenti moti rivoluzionari del Nord Africa, dalla “Rivolta dei Gelsomini” alle proteste di piazza Tahrir, dalla guerra in Libia alle storie di profughi al confine e durante il loro viaggio.

A raccontare tutto ciò sono le immagini scattate da cinque giovani fotoreporter napoletani, Giuseppe Carotenuto, Eduardo Castaldo, Pietro Masturzo, Giulio Piscitelli e Roberto Salomone, che come ha spiegato Chiara Oggioni Tiepolo, «hanno proposto cinque storie diverse, eppure strettamente legate dal filo narrativo degli avvenimenti recenti in un mondo tanto distante quanto vicino al nostro».

È questa la sensazione che si percepisce visitando la mostra, sembra che ogni singolo scatto sia il paragrafo o il capitolo di un libro che non ha ancora trovato una fine, in quanto la guerra in Libia non può dirsi terminata e uomini, donne e bambini disperati continuano ad emigrare con la speranza di trovare la felicità.

Seguendo un ordine cronologico, una parte delle 100 fotografie sono esposte sulle mura bianche del museo e raccolte nel catalogo della mostra, edito dalla Minerva Edizioni – Bologna.

I curatori della mostra insieme agli autori delle fotografie hanno voluto focalizzare l’attenzione più che sulle manifestazioni politico-sociali, sull’espressione di un volto che può sembrare anonimo, ma che invece rappresenta il simbolo della “Primavera araba”, momento di rinascita, di rivoluzione e di ribellione di un popolo tremendamente oppresso.

Fotografie che denunciano una condizione di miseria e sofferenza, che non era più possibile sopportare e che doveva essere combattuta con la speranza di costruire con le proprie forze un futuro migliore nella propria terra d’origine.

I primi scatti che incontriamo nella mostra sono di Giuseppe Carotenuto, che insieme alla giornalista Imma Vitali, arrivano a Tunisi dopo le prime proteste di piazza. Qui trovano un mondo completamente stravolto, in cui riecheggiavano parole scritte sui muri, come “Addio tristezza, benvenuta libertà”. Percorrendo i corridoi del museo, come se sfogliassimo un libro, arriviamo al capitolo di Eduardo Castaldo, che si trovava in Piazza Tahir nel Cairo, quando anche gli egiziani decidono di riprendersi la dignità di essere umano e prima di tutto la propria libertà.

In questo mondo si può nascere privi di libertà e anche la popolazione libica per ottenerla segue l’esempio rivoluzionario della Tunisia e dell’Egitto.

La ribellione al dittatore Gheddafi è raccontata da Pietro Mastruzo, che con le sue fotografie dimostra quanto possa essere diversa la rivolta libica rispetto a quelle tunisine ed egiziane, tanto che nonostante la destituzione del dittatore e la conquista di Tripoli, non si è ancora giunti ad una conclusione diplomatica.

Tutto ciò provoca grandi ondate migratorie dalla Libia alle coste più vicine, come quelle di Lampedusa, dove, dopo un lungo e difficile viaggio, giungono milioni di clandestini, che Giulio Piscitelli cattura percorrendo momenti di preparazione alla partenza, di riflessione, di paura, di nostalgia e infine l’arrivo travagliato sulle coste siciliane.

L’ultima tappa di questo viaggio fotografico è raccontata da Roberto Salomone, che anch’egli immortala i volti di chi nella notte decide di abbandonare la propria terra e famiglia per continuare a credere e a sperare in una vita libera da qualunque oppressione.

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Apre museo e archivio storico del San Carlo

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Apre museo e archivio storico del San Carlo


NAPOLI (di Cristina Cirpiani) – Ha aperto ufficialmente il Museo e Archivio Storico del Teatro di San Carlo, Memus, acronimo delle due parole Memoria e Musica, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici ed Etnoantropologici di Napoli e Provincia e con il patrocinio diMinistero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli.

Il Teatro San Carlo è il secondo, dopo la Scala di Milano, ad aver progettato e realizzato uno spazio museale e polifunzionale in cui è possibile la conservazione e la valorizzazione della sua storia prestigiosa memoria storica, artistica e culturale.

Il museo è situato all’interno del Palazzo Reale di Napoli, in locali appositamente restaurati del Teatro San Carlo e adiacenti a esso. A suo interno il comitato scientifico del progetto e professionisti del Teatro San Carlo, la musicologa Laura Valente (responsabile scientifico di MeMus), lo scenografo Nicola Rubertelli, la costumista Giusi Giustino e la coordinatrice di MeMus Giulia Minoli

sono state create due enormi aree, quella inferiore in cui c’è un’area espositiva e una galleria multimediale che grazie al lavoro di Studio Azzurro ospita un cinema 3D di bozzetti originali di stupende opere liriche animati e resi tridimensionali. Al piano superiore è stato allestita una sala eventi da 50 posti e un centro di documentazione e archiviazione con il sostegno del centro di archiviazione Siav e arricchite dalla possibilità di visionare il materiale storico dal quotidiano alla fotografia allo spartito tramite computer e IPad.

La mostra dal titolo “Opera ad Arte, Arte all’Opera”, dall’1 ottobre 2011 al 30 marzo 2012, ospita artisti contemporanei di grande successo internazionale: Romain Erté, Enrico Prampolini, Paolo Ricci Nicola Benois, Domenico Purificato, Jean Pierre Ponnelle Giacomo Manzù, Arnaldo Pomodoro, Valerio Adami Brice Marden, William Kentridge, Robert Rauschenberg Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Anselm Kiefer. 

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(Video) La Villa Floridiana chiude a tempo indeterminato

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(Video) La Villa Floridiana chiude a tempo indeterminato


Servizio di Dario Catania

Da Martedì 22 marzo – La Villa Floridiana chiude a tempo indeterminato per motivi di sicurezza a causa di alberi pericolanti e motivi igienico-sanitari dovuti alla mancata manutenzione ordinaria del parco. La settimana scorsa, durante la notte, ha ceduto un ramo da un albero, cosa che se fosse accaduta durante gli orari di apertura di visita diurni avrebbe potuto mettere in pericolo gli utenti del parco.

La Floridiana è infatti di competenza della Soprintendenza ma è il Comune ad occuparsi della manutenzione. Questo è il risultato dei tagli alla cultura che si ripercuotono anche sui giardini affidati alla gestione della Soprintendenza.

Il Museo Duca di Martina è visitabile solo in orari specifici previa comunicazione alla direzione del parco.

A telecamere spente i custodi ci comunicano che qualsiasi iniziativa di protesta da parte della cittadinanza sarà appoggiata da questi con un eventuale sciopero.

Il rischio più grave è quello che il parco possa cadere nelle mani dei privati. In precedenza era stato proposto il pagamento di un biglietto all’ingresso del parco per sopperire alla mancanza di fondi per coprire le spese di manutenzione. Indignati da una simile proposta i cittadini rispondo: “E’ una vergogna, oramai il Vomero sta diventando un parcheggio di auto e moto a cielo aperto. Si fatica da anni per ottenere una zona pedonale per poter respirare un pò di aria pulita e invece di fare progressi ci chiudono l’unico polmone verde del quartiere”.

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Museo Madre, i rappresentanti: “Il debito risale al 2007″

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Museo Madre, i rappresentanti: “Il debito risale al 2007″


Museo Madre

NAPOLI – In un’intervista al Presidente della società Scabec, pubblicata oggi sul Corriere del Mezzogiorno e in altri articoli comparsi e titolazioni sulla medesima testata, si sostiene in modo erroneo che l’indebitamento della Fondazione Donnaregina nei confronti di Scabec (si parla della gestione del Museo Madre) risalirebbe al 2007. Pur riconoscendo e ricordando tutte le problematiche riguardanti gli stanziamenti di risorse e le erogazioni, ottenute dalla Fondazione negli anni scorsi sempre con gran fatica e molto lavoro diplomatico da parte di tutti (il direttore della Fondazione, i vari dirigenti della Regione e di Scabec e in ultimo, ma non per ultimo l’attuale Presidente Massimo Lo Cicero), va categoricamente smentita la notizia che, all’origine della crisi attuale, vi siano crediti vantati da Scabec nel 2007. Tali crediti semplicemente non esistono. Visto che la Regione Campania promette di usare i raggi x, almeno così titola oggi il Corriere del Mezzogiorno, noi abbiamo pensato di favorire il loro lavoro. Ecco la storia vera del debito della Fondazione Donnaregina nei confronti di Scabec e della conseguente crisi del Madre. E di come la Fondazione sia riuscita a ottenere tagli significativi delle spese previste da Scabec per la gestione del 2010, anticipando la politica di rigore che la Regione solo successivamente ha richiesto a tutti gli enti finanziati.

  1. Il debito della Fondazione Donnaregina nei confronti della Scabec ammonta a 5.151.318,43 Euro. Tale debito si riferisce agli anni 2009 e 2010 ed è relativo alla gestione 2009 e alle mostre realizzate nello stesso anno. Tutte le fatture della Scabec che la Fondazione non ha ancora potuto saldare rientrano nelle rendicontazioni presentate alla Regione e dunque in quelle liquidazioni bloccate a Palazzo Santa Lucia dal marzo scorso. Solo due fatture la n.6 e la n.9 si riferiscono a un’attività risalente al 2008. Per saldare queste ultime La Fondazione ha concesso alla Scabec di trattenere gli incassi di biglietteria del Museo fino al saldo totale degli importi. Il resto del debito già contratto tra il 2009 e il settembre 2010 e ancora non rendicontato da Scabec si aggira intorno a 3 milioni di Euro.
  2. Il giorno 16-03-2010 la SCABEC ha inoltrato alla Fondazione un piano di gestione per il 2010 per un valore pari a 2.699.660,87 Euro, escludendo da tale piano alcuni servizi quali quello relativo alla comunicazione, il servizio di promozione, l’assicurazione sulle collezioni permanenti e le utenze (servizi questi ultimi per un valore di 1.235.360,00 Euro). La spesa totale prevista da Scabec ammontava quindi a Euro 3.935.020,00. Il Consiglio d’amministrazione della Fondazione Donnaregina nell’adunanza del 16 marzo 2010 ha dato mandato al Direttore della Fondazione di avviare una trattativa specifica con la Scabec finalizzata all’individuazione delle risorse di copertura dei suddetti servizi e ad una riduzione dei costi di tutti i servizi. Dopo un’estenuante trattativa, La Fondazione Donnaregina è riuscita ad ottenere una nuova rimodulazione del piano di gestione per un valore pari a 2.639.236,44 Euro nel quale vengono ricompresi anche i servizi di comunicazione e marketing. A questa cifra bisogna aggiungere, per il normale funzionamento del museo, ancora le utenze per un valore di 300.000,00 Euro e le assicurazioni per le collezioni permanenti per un valore di 120.000,00 Euro, per un totale di 3.059.236,44 Euro. Il risparmio così ottenuto dalla Fondazione Donnaregina per l’anno 2010 è pari a 875.783,56 Euro.
  3. I dipendenti della Fondazione Donnaregina, incluso il direttore, sono 6, tutti contrattualizzati a tempo indeterminato. Il che non li rende illicenziabili (ex art.18), poiché questa speciale tutela è prevista nell’ordinamento italiano solo per chi è inserito in aziende con almeno 15 dipendenti.
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