NAPOLI – Il questore di Napoli Luigi Merolla ha vietato il corteo previsto per sabato prossimo dai militanti di destra di CasaPound Italia, autorizzando solo un presidio in piazza Carlo III. La manifestazione e’ stata vietata per motivi di ordine pubblico, in riferimento ai gravi incidenti avvenuti lo scorso 10 ottobre nei pressi dell’universita’ quando militanti dei centri sociali aggredirono i giovani di Cpi. Merolla ha vietato anche la contromanifestazione annunciata dai centro sociali, che avevano previsto di partire da piazza Cavour, ovvero lo stesso luogo dove, alla stessa ora, si sarebbe concluso il corteo dei militanti di destra. Il questore di Napoli ha stabilito che i centri sociali, se vorranno, potranno manifestare con un presidio in piazza del Gesu’, zona molto piu’ distante da piazza Carlo III rispetto a piazza Cavour. In ogni caso e’ prevedibile che sabato prossimo la tensione nel centro di Napoli sara’ molto alta e a rischio “contatti” tra le due fazioni.
NAPOLI – Un appello contro il corteo nazionale indetto a Napoli il 26 novembre dall’organizzazione di estrema destra CasaPound. Lo firmano artisti, docenti universitari, sindacalisti, partigiani. Tutti auspicano che le forze democratiche «esprimano chiaramente la propria contrarietà di fronte ad un evento di cui davvero Napoli non sente il bisogno». Tra i firmatari il comboniano Alex Zanotelli; lo scrittore Erri de Luca; il musicista Vinicio Capossela; Fabrizio Sorbara, presidente dell’Arcigay di Napoli; Federico Libertino, segretario della camera del lavoro partenopea; Antonio Amoretti, presidente dell’Anpi Napoli; Giuseppe Lissa, professore di Filosofia Morale alla Federico II; Giuseppe Aragno, che insegna Storia all’Università. «C’è il rischio concreto», denunciano, «che si radunino gruppi i quali pubblicamente si richiamano all’eredità della tirannia e che in molti casi diffondono discorsi e pratiche apertamente riferite all’identità della razza, alla xenofobia, alla discriminazione dei rom, alla omofobia». Scende in campo anche il Il Rettore dell’Università Federico II, Massimo Marrelli:«L’Ateneo condanna ogni forma di fascismo e ribadisce che antifascismo significa condanna della violenza in tutte le sue forme e da qualunque parte provenga». Il corteo della discordia dovrebbe partire da piazza Cavour, ad un passo dal quartier generale napoletano dell’associazione di estrema destra. Lo stesso dove aveva sede, negli anni settanta, la sezione Berta del movimento sociale italiano capeggiata da Michele Florino. La sfilata dell’ultradestra potrebbe però diventare un semplice sit in qualora il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza neghi l’autorizazzione al corteo, alla luce dei rischi che si verifichino incidenti tra neofascisti, collettivi studenteschi e centri sociali. E’ già accaduto nei mesi scorsi;l’ultima volta in via Marina, nei pressi di Giurisprudenza. Casa Pound è una organizzazione che fa capo a Gianluca Iannone, candidato e non eletto per la Destra – Fiamma Tricolore al collegio Campania 1 nel 2009. Alle regionali del 2010, nel Lazio, ha sostenuto due esponenti del Pdl. La propaganda miscela appelli al mutuo sociale e alla lotta ai banchieri con richiami «al fascismo del terzo millennio». (Corriere della Sera)
NAPOLI – Una manifestazione al Quadrivio di Secondigliano promossa dal sindacato Unione Inquilini. Hanno aderito Rifondazione Comunista/ Federazione della Sinistra di Napoli.
Dichiarazioni di:
Giuliano Pennacchio, della segreteria provinciale del PRC di Napoli, ex commissario municipale dell’VIII Municipalità di Napoli:
‘Dai quartieri dell’Area Nord di Napoli, che continuano ad essere teatro di episodi violenza criminale devono emergere le ragioni di una possibile alternativa e l’inizio di una nuova politica. La battaglia contro la camorra che vede l’Unione Inquilini, sindacato casa e territorio, in prima fila deve diventare la priorità delle istituzioni e della società civile, con la costituzione di una rete di movimento anticamorra. Rifondazione Comunista/ Federazione della Sinistra di Napoli sono impegnate a sostenere la battaglia anti camorra del sindacato casa’.
Antonio D’Alessandro, segretario provinciale del PRC di Napoli:
‘Nell’Area Nord di Napoli, a Secondigliano, a Scampia, Piscinola, si punti al risanamento ambientale, con un no netto a nuove discariche; alla realizzazione della nuova università di Scampia come occasione di nuova occupazione e di qualificazione del territorio; al sostegno di tutte quelle associazioni che nel territorio dell’area Nord di Napoli che rappresentano veri e propri presìdi di democrazia, alla richiesta del salario sociale per i disoccupati. A Secondigliano, a Scampia, a Piscinola, non vi è solo marginalità; a Nord di Napoli in tante ed in tanti si battono per affermare che un’altra città è possibile’.
NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Poche centinaia di Black Bloc, solo poche centinaia sono bastate a devastare una città, ma soprattutto le intenzioni pacifiche messe in piazza da migliaia di manifestanti. Tutto questo è bastato a porre in secondo piano la rabbia d’una generazione senza futuro e senza più fiducia nelle istituzioni tradizionali, quelle politiche ma soprattutto quelle finanziarie, ritenute responsabili della crisi e anche profittatrici dei danni arrecati al bene comune. In 950 città le manifestazioni sono state assolutamente pacifiche, perché solo qui c’è stato il caos e la devastazione. Eppure le intenzioni dei manifestanti dovrebbero essere legate da valori comuni. Qualcosa non quadra. O forse è tutto chiaro. I Manifestanti che sono scesi in piazza li abbiamo visti: cittadini di ogni età, ma soprattutto giovani, per protestare contro un sistema economico che si preoccupa di salvare le banche prima dei cittadini. Sono i cosiddetti «Indignati», che hanno preso il nome dai manifestanti spagnoli che in primavera hanno occupato la Puerta del Sol a Madrid per denunciare la disoccupazione crescente, la precarietà dilagante e i privilegi della casta economica e di quella finanziaria.
Mentre a New York i ragazzi avevano distintivi pacifisti e simbolicamente erano armati solo di scope e spazzoloni per pulire, da noi indossavano caschi e erano armati di bombe carta. La colonna sonora a Manhattan è quella del tamburino che suona i bonghi (e il dibattito tra le tende è se debba fermarsi dopo pranzo per non disturbare chi riposa nelle case vicine) o dei buddisti che pregano ripetendo «Om». L’odore è quello degli incensi di attempati figli dei fiori. La nostra colonna sonora invece, come troppe volte nella storia italiana, è quella delle sirene dei blindati di polizia e carabinieri, dei rotori degli elicotteri che sorvolano gli scontri e delle esplosioni, mentre l’odore è quello acre dei lacrimogeni o del fumo delle auto incendiate. Perché è accaduto a Roma, perché è accaduto solo da noi? Se meditiamo su questo troveremo amare risposte.
NEW YORK – Non si ferma la protesta degli indignandos americani decisi a restare nello Zuccotti Park, vicino al cuore finanziario di New York, dove da quasi un mese sono accampati. In vista della scadenza dell’ultimatum fissato per le 7 di oggi (le 13 in Italia), i manifestanti del movimento ‘Occupy Wall Street’ hanno lanciato appelli sul web, chiamando a raccolta i sostenitori per impedire di essere sfrattati da ‘Liberty Plaza’, come e’ stata ribattezzata la piazza. Nata il 17 settembre dall’iniziativa di un manipolo di studenti, la tendopoli e’ cresciuta di giorno in giorno fino a contare 600 persone accampate in condizioni disagevoli e costrette a usufruire dei servizi igienici dei ristoranti e fast food della zona. La situazione, hanno sostenuto i proprietari dello spazio, era divenuta intollerabile, costringendoli a sollecitare l’intervento della polizia per sgomberare i manifestanti e permettere la pulizia della piazza. Le autorita’ hanno assicurato agli attivisti che potranno tornare, ma non accamparsi. “E’ terribile, vogliono mettere fine a questa esperienza, vogliono cacciarci” ha commentato uno dei giovani indignados, mentre sul web si rincorrono appelli a partecipare alla protesta ma consapevoli delle conseguenze. “Preparatevi a non dormire e ad un possibile arresto” si legge sul sito di Occupy Wall Street. Il primo agosto una marcia di protesta sul ponte di Broklyn ha portato all’arresto di 700 dimostranti, catalizzando l’attenzione della stampa e ispirando manifestazioni analoghe in tutto il Paese. A Boston, martedi’ la polizia e’ intervenuta all’alba in forze contro gli attivisti accampati nel parco Rose Fitzgerald Kennedy Greenway, fermando piu’ di 100 persone. Autodefinitosi come un movimento apartitico e senza leadership che si ispira ai moti della primavera araba per ottenere un cambiamento non-violento, l’Occupy Wall Street racchiude diverse anime e pretende riforme profonde in campo politico ed economico. Secondo un sondaggio pubblicato dal settimanale Time, il 54% degli americani vede con favore le proteste, contro il 23% che disapprova. Intanto, indignados di tutto il mondo si preparano per la grande mobilitazione indetta domani in contemporanea in 791 citta’ di 71 Paesi, tra cui il corteo del pomeriggio a Roma. La protesta avra’ uno spazio anche su internet, dove si terra’ una mega assemblea globale virtuale. Milioni di persone scenderanno in piazza per rivendicare “diritti e politiche sociali a sostegno dei giovani, dell’occupazione e del welfare contro le misure di austerity imposte dagli organismi finanziari internazionali con il beneplacito dei governi nazionali”.
NAPOLI – circa 2500 lavoratori hanno partecipato questa mattina alla manifestazione dei lavoratori di Alenia, a Napoli. Partiti da Piazza Garibaldi, i lavoratori sono arrivati a Piazza Matteotti dove una delegazione è stata ricevuta in Provincia. “Dopo le manifestazioni di Pomigliano e Casoria, i lavoratori hanno portato la loro contrarietà al piano dell’azienda nelle vie di Napoli, per preservare il patrimonio di conoscenze e di manifattura degli stabilimenti Alenia”, ha commentato il segretario generale Uilm Campania, Giovanni Sgambati. “Manteniamo la nostra contrarieta’ al ridimensionamento dei siti e soprattutto che i centri di decisione siano spostati dalla provincia di Napoli. E’ importante che anche la citta’ di Napoli sia al fianco dei lavoratori Alenia perche’ difenderli significa difendere un presidio fondamentale per la realta’ napoletana”, conclude Sgambati.
NAPOLI – Centinaia di immigrati sono scesi ieri per le strade di Napoli per dire manifestare per i propri diritti contro soprusi, violenze e condizioni di sfruttamento al limite dello schiavismo.