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Mobilitazione contro il mancato arresto di Cosentino

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Mobilitazione contro il mancato arresto di Cosentino


NAPOLI – Venerdì 13 Gennaio alle 10.30 al Gambrinus confederenza stampa di Verdi e Sel per presentare le iniziative di mobilitazione e denuncia contro il vergognoso voto del parlamento e in particolare della lega nord che ha evitato il carcere all’ On. Cosentino ,coordinatore regionale del PDL, accusato dalla magistratura di essere il riferimento politico dei casalesi. Da sabato i rappresentanti dei due partiti politici e dei movimenti indosseranno la fascia nera del lutto e metteranno le bandiere a mezz’ asta fuori le sedi. Inoltre sarà lanciata una mobilitazione per raccogliere nuove firme affinchè la legge elettorale “porcellum” sia cambiata.

Nicola Cosentino

“Il voto di ieri è stato un pessimo segnale per i nostri territori – spiegano Borrelli e Scotto – e ha fatto rialzare la testa a parecchie persone poco raccomandabili che ieri si sentono di nuovo forti e intoccabili. Cosentino resta l’ unico meridionale che incredibilmente piace alla lega nord”.
Alla conferenza parteciparenno il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, quello di Sel Arturo scotto, il segretario provinciale dei Verdi Carlo Ceparano, quello di Sel Peppe De Cristofaro, il segretario cittadino dei Verdi Vincenzo Peretti ed il consigliere comunale di Sel Ciro Borriello.

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Camorra, stanato capoclan al vomero

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Camorra, stanato capoclan al vomero


La cattura del boss Antonio Caiazzo

NAPOLI – Catturato Antonio Caiazzo dopo sette mesi la latitanza, ritenuto lo storico capo clan dei quartieri collinari di Napoli, Vomero e Arenella. Caiazzo era inserito fra i 100 latitanti più pericolosi d’Italia ed è stato catturato in una villetta a Villaricca, a poca distanza da Napoli. A scovarlo gli agenti della Narcotici della Squadra mobile partenopea su mandato della locale Dda. Il nome di Caiazzo balzò ai tragici onori della cronaca durante la cruenta faida con il gruppo Alfano che culminò nella primavera del 1997 con l’omicidio di Silvia Ruotolo, massacrata a salita Arenella per errore nel corso di un raid omicida. Il capo clan era già affiliato al gruppo camorristico Alfano che faceva capo a Giovanni Alfano. Agli inizi degli anni ’90, però, al seguito di un riassetto interno al sodalizio criminale, Caiazzo decise di formare un proprio gruppo ingaggiando una vera e propria guerra ad Alfano anche grazie ai suoi legami di amicizia con il clan Polverino attivo a Marano. Nel corso del conflitto si registrarono numerosi agguati che portarono alla morte di numerosi affiliati sia nella ‘nuova’ che nella ‘originaria’ organizzazione criminale. Uscito vincente da questa faida Caiazzo scacciò Alfano dal proprio territorio spingendolo, con pochi fedelissimi, nella zona della ‘torretta’. Le dichiarazioni di Rosario Privato, divenuto collaboratore di giustizia, portarono all’arresto di Alfano spianando, di fatto, la strada a Caiazzo che, insieme ad un altro suo alleato nella faida, Luigi Cimmino, divenne il gestore delle attività illecite sia nella zona dell’Arenella che del Vomero. L’ulteriore scissione interna che vide, questa volta contrapporsi Caiazzo a Cimmino, oltre a provocare un’ulteriore e cruenta faida, diede la conferma dell’attuale operatività del gruppo criminale facente capo a Caiazzo. L’uomo, infatti, è ritenuto dagli investigatori, il capo indiscusso della zona collinare di Napoliche non disdegna di allargare il proprio raggio di azione sia verso la periferia a nord di Napoli che nei paesi immediatamente confinanti. Una supremazia dovuta anche all’alleanza con il potente clan Polverino che fa capo a Giuseppe Polverino detto ‘o barone’, attualmente latitante. Caiazzo era latitante dal marzo 20111 quando fu scarcerato per un vizio di forma dopo il suo arresto avvenuto in Spagna nel dicembre 2008. È destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, estesa in ambito internazionale, a seguito di una condanna in primo grado a 26 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione. È inoltre destinatario di un ordine di esecuzione, emesso dalla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, per il quale dovrà scontare sette mesi di reclusione perché responsabile di danneggiamento. Quando è stato arrestato era in possesso di un documento falso, motivo per il quale gli venne contestato anche l’articolo 397 aggravato dall’aver agito con metodo mafioso. Infine, la Questura in serata ha diramato una nota con cui corregge l’informazione precedentemente data, e cioè smentendo l’arresto di Salvatore Pellecchia, contestualmente a Caiazzo.

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Clan Polverino, 40 arresti in manette due candidati Pdl

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Clan Polverino, 40 arresti in manette due candidati Pdl


NAPOLI – Ci sono anche due candidati del Pdl tra le quaranta persone arrestate questa mattina dai carabinieri nel corso del blitz che ha interessato il clan camorristico dei Polverino. Uno dei due, in particolare, è Armando Chiaro, consigliere comunale di Quarto (Napoli) e ritenuto prestanome dell’organizzazione, già destinatario negli anni passati di un’ordinanza di custodia cautelare. L’altro nome che figura nelle liste del Partito delle libertà è quello di Salvatore Camerlingo, cugino del boss Salvatore Liccardi. Anche per Camerlingo sono scattate le manette: è infatti accusato di spaccio di droga e detenzione illegale di armi. In particolare, Camerlingo è considerato “uomo d’ordine del clan”.

I provvedimenti notificati questa mattina sono stati emessi su richiesta dei pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Maria Cristina Ribera. Le altre 38 persone arrestate sono elementi di spicco e gregari del clan attivo nell’area nord di Napoli. Le indagini sono partite nel 2007, in collaborazione con la Guardia civil spagnola, per il traffico di droga tra Italia e Spagna. Tra gli arrestati manca ancora il boss Giuseppe Polverino, che deve scontare due anni di casa-lavoro e che è da tempo ricercato.

Sequestrati anche con un decreto preventivo immobili, terreni, auto, moto e società. Tutti gli arrestati rispondono a vario titolo di reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, ai tentati omicidi, estorsioni, usura, traffico e spaccio di droga, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, riciclaggio di capitali di provenienza illecita. I Polverino controllano anche attività commerciali tra l’Italia e la Spagna, oltre a gestire il traffico di droga che dalla penisola iberica porta sostanza stupefacente a rifornire ‘le piazze di spaccio’ gestite da altri clan napoletani. (Repubblica)

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Morti annunciate, ma chi ci tutela

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Morti annunciate, ma chi ci tutela


NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Massacrata dalle coltellate, un raptus, forse gelosia. Comunque una morte annunciata. Eliana Femiano, era già stata accoltellata 4 mesi fa e ricoverata al Loreto Mare in prognosi riservata dallo stesso carnefice che ha messo fine alla sua esistenza. Era solo questione di tempo. Una ragazza abbandonata al suo destino, non certo dalla famiglia, che aveva avvertito il pericolo (il padre voleva trasferirsi fuori città per l’incolumità della figlia), ma dalle istituzioni.

Ci si chiede: “Ma chi ha diritto alla scorta nel nostro paese”. Eppure la ragazza era in grave pericolo di vita dopo il grave attentato subito in precedenza. Nel nostro paese la scorta la meritano altri.  I carabinieri, custodi dell’incolumità del nostro Presidente del Consiglio, esausti di soprusi e di abusi di potere hanno affermato: “Non ne possiamo più. Non siamo diventati carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Molti nostri colleghi sono morti mentre facevano la scorta a magistrati o politici che difendevano lo Stato. E noi, invece… È mai possibile essere ridotti cosi? Qui ci fanno fare i tassisti dei festini. Per questo, dopo essere stati tanto zitti e obbedienti, ora vogliamo, a nostro rischio, far sentire la nostra voce”. Sconvolgente, ma è la realtà.

C’è la convinzione, fondata, che la società viva su due livelli. Quello istituzionale, per intenderci quello composto dai nostri politici, i quali, attraverso privilegi ingiustificati vivono una vita lontana dalla gente, sempre più vicina a se stessi. L’altro livello è quello sociale, in cui vivono milioni di persone abbandonate a se stesse ed al loro destino. Ma quale tutela c’è per loro, quale privilegio? Nessuno. La storia di Eliana non è isolata, non è un caso a se stante. La classe dirigente non può far finta di niente.

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Camorra, arrestato nel napoletano per detenzione abusiva di armi

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Camorra, arrestato nel napoletano per detenzione abusiva di armi


Napoli – A Melito, nel napoletano, i carabinieri, nel corso di un servizio di polizia giudiziaria, hanno tratto in arresto per detenzione per detenzione abusiva di armi e munizioni e detenzione a fini di spaccio di stupefacente Renato Napoleone, 27 anni, ritenuto affiliato al clan camorristico scissionista che fa capo a Raffaele Amato e Cesare Pagano. I militari dell’Arma, nel corso di una perquisizione alla Fiat Punto in uso a Napoleone ma di proprieta’ di un pregiudicato 19enne, attualmente detenuto, i hanno scoperto una pistola a tamburo Smith and Wesson calibro 38, con matricola abrasa; una pistola a tamburo Ruger calibro 44 magnum; una pistola semiautomatica Viking mp446 calibro 9×19 con 13 cartucce nel caricatore; una pistola semiautomatica Beretta Cougar calibro 9×21, con 7 cartucce nel caricatore; una pistola semiautomatica Beretta 92 calibro 9, con matricola abrasa e 14 cartucce nel caricatore; una pistola semiautomatica Beretta 92 calibro 9; unapistola semiautomatica calibro 7.65; una pistola a tamburo Smith and Wesson calibro 38 special, con matricola abrasa; 334 cartucce di diverso calibro; 483 grammi di sugar brown. Le 7 pistole sequestrate saranno inviate al Racis di Roma per verificarne l’eventuale utilizzo in eventi delittuosi.

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