Quando le parole bastano

NAPOLI (di Claudia Carbone) – “La poesia non si sceglie è lei che ci sceglie e ci trasforma, donandoci occhi nuovi verso il mondo, occhi che posano sguardi su cose che prima ignoravi oppure guardavi un po’ di sfuggita. La vista dello stupore, io la chiamo così, lo stupore per la meraviglia del creato e per tutte le cose che nel bene e nel male ci lasciano senza fiato”.

Bambini in LibiaLascia senza fiato anche noi, Giuseppe Scrima, 36 anni, insegnate e scrittore di Acerra, poeta i cui versi sono stati capaci di scavalcare agende fittissime, segretarie e collaboratori più forzuti di bodyguard, per giungere candidamente sotto gli occhi del nostro Presidente del Consiglio Letta e nientepopodimeno che del primo uomo di colore diventato Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

La storia di com’è andata ce la racconta lo stesso Scrima, che l’agosto scorso rimane colpito dalla strage perpetrata in Siria con gas letali a danno di una quantità inimmaginabile di donne e bambini. In particolare un’immagine diffusa in quei giorni si fissa nella mente di Giuseppe, una foto di “bimbi distesi a pancia all’aria con braccia incrociate e pezzi di carta quasi incollati sulla loro fronte come fossero bestie da soma, un’immensa distesa di piccole anime che sembrano quasi dormire ma di un sonno mefitico”. E proprio questa immagine scuote la sensibilità del giovane poeta, gli provoca “un male forte all’addome come una pugnalata” e lo obbliga a prendere in mano la penna per dar vita ad una commovente poesia che chiamerà “Silentium”, come un invito a non disturbare il sonno precoce di questi innocenti creature. “Ancora adesso ho gli occhi pieni di pianto perché quei bambini hanno il volto dei bimbi che incontro per strada, perché vorrei abbracciarli tutti e maledire questo mondo”.

Il passo che ha spinto Giuseppe Scrima ad inviare la poesia a Letta ed Obama è stato breve, “ho mandato una lettera in cui dicevo la verità: sono uno scrittore sconosciuto di Napoli che vi prega di trovare una scelta diplomatica, pacifica, per la risoluzione di questa questione politica. Una preghiera perché non si scelga ancora la guerra”.

E a volte le preghiere vengono ascoltate: Letta e Obama hanno risposto al poeta ringraziandolo per i suoi versi e stando alla risposta ricevuta da Scrima, il Presidente degli Stati uniti si sarebbe dichiarato propenso “ad una risoluzione positiva e pacifica della situazione e soltanto qualora non ci fossero le possibilità di dare una soluzione pacifica l’America avrebbe avuto il dovere di intervenire in maniera pesante”.

Senz’altro intraprendente è il gesto di Giuseppe, che supera i limiti imposti ai cittadini raggiungendo il centro delle questioni diplomatiche con semplici versi, ma viene da chiedersi se lo scrittore abbia mai dubitato della forza delle sue parole. “La poesia ha cambiato la mia vita, so solo questo. Questa domanda ha fatto scaturire in me una riflessione che è emersa ad alta voce, come spesso capita con molte scritture che nascono spontanee: questi versi hanno la forza del pianto di chi li scrive e quella del cuore di chi li ascolta”.

Probabilmente la spiccata sensibilità di Giuseppe è frutto anche dell’altra sua natura di insegnante, che lo porta a confrontarsi con tanti giovani alle prese con i mille scompigli dell’adolescenza e con il faticoso peso delle responsabilità sempre crescenti. “Questo mestiere è una vocazione. Oggi insegnare, per la precarietà della scuola è quasi una chimera, io spero che tutti noi giovani riusciremo ad costruire qualcosa di buono, e a trovare uno spazio in questa società che ci impedisce anche le cose basilari. A tutti miei alunni auguro di vivere nella serenità e nella pace qualsiasi strada prendano”.

Giuseppe Scrima proviene anche da una paese, Acerra, tornato alla ribalta recentemente per un servizio della trasmissione Le Iene, perchè compreso nel territorio denominato “la terra dei fuochi”, una zona in cui per decenni la criminalità organizzata ha sversato barbaramente rifiuti tossici che hanno gravemente inquinato e ancora continuano a farlo, terra, aria e acqua. “Acerra è un paese che ormai da anni mi ospita, io abito in un quartiere popolare ma questo posto è parte di me, i miei ricordi, la mia storia ed è giusto che vi sia affezionato. Ho partecipato alla marcia per la vita a Caivano organizzata da Don Maurizio Patriciello, è lui la nostra guida, la persona che è voce dei malati e di tutte le persone che soffrono per questo scempio della terra. Spero che il popolo tutto con indignazione reclami quello che gli è dovuto: aria buona da respirare e cibo sicuro con cui nutrirsi”.

Ecco, forse davanti a questioni così gravi pensiamo che le parole, la sensibilità ed i versi che ne potrebbero scaturire non bastino e forse è vero. Ma se uno “scrittore sconosciuto di Acerra” è riuscito a confrontarsi su questioni diplomatiche con il Presidente degli Stati Uniti, se un ragazzino di 15 anni ha inventato dal nulla un test per diagnosticare il tumore al pancreas, perché dobbiamo smettere di credere nella forza delle parole? Continuamo a farlo, ma dopo aver ringraziato Giuseppe Scrima per l’incoraggiamento.

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