Positivo il primo weekend di Benevento Città Spettacolo

BENEVENTO (di Daniela Giordano) – Si è concluso il primo weekend di Benevento Città Spettacolo, 34ma edizione. Tutte prime nazionali, le rappresentazioni che si sono susseguite nella tre giorni. A cominciare dalla serata inaugurale di venerdì 6 settembre, affidata al successo garantito de “La Bohème”, messa in scena dal Laboratorio lirico-sinfonico del Conservatorio Statale “Nicola Sala” in un Teatro Romano gremito, che vantava tra le presenze non solo le autorità comunali, ma anche il  Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Maria Chiara Carrozza.

BeneventoIl Teatro Romano è stato ancora speciale cornice per la performance d’attore Raccontami Benevento: Adriano, uno struggente monologo di circa mezz’ora in cui l’attrice/schiava Tina Femiano rievocava le grandi gesta dell’Imperatore morente, accompagnata dal violino di Aurora Sanarico, e per il Concerto all’Alba del Conservatorio “Nicola Sala” che ha aderito all’appello di Papa Francesco e, sulle musiche di Britten e Schumann, ha dedicato l’esecuzione di primo mattino di domenica 8 settembre alla pace in Siria.

Palcoscenici suggestivi per le altre prime nazionali in programma sono stati: il Mulino Pacifico conGarage di Marco Zannoni, che ha affrontato l’interessante – nonché purtroppo attuale – tema della violenza sulle donne straniere, giunte in Italia per sfuggire alle oppressioni dei loro Paesi d’origine; l’Arco del Sacramento per Il sogno di una cosa – teatro canzone su Luigi Tenco,proposto dall’Associazione Spakka-Neapolis e Teatro in Fabula, dove un’eccellente Monica Pinto ha saputo vestire bene i panni del cantante morto suicida nel 1967; l’Hortus Conclusus con Miti di Stelle, il racconto delle divinità antiche ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, scritto e narrato da Sista Bramini.

Una citazione speciale merita Sik Sik – l’artefice magico, lo spettacolo di Eduardo De Filippo portato in scena al Teatro De Simone, sabato e domenica in prima nazionale, con la regia di Pierpaolo Sepe. Vale la pena citare la storia dietro la versione dell’atto unico visto a Benevento, per comprenderne meglio il particolare attaccamento del direttore artistico Giulio Baffi che ha voluto fortemente inserirlo in programma. Un modo anche per rendere omaggio a uno dei maestri del teatro napoletano del quale, giusto il prossimo anno, se ne festeggerà il trentennale della morte. La versione originale del Sik Sik risale al 1929 e si trattava di un semplice sketch, brevissimo, non superiore al quarto d’ora, inserito nello spettacolo di rivista Pulcinella principe in sogno. È la storia di un prestigiatore/illusionista che, rimasto senza socio a pochi minuti dall’inizio dello spettacolo, tenta di spiegare i trucchi dei suoi numeri di magia a un passante, che dovrà poi fingersi spettatore preso a caso per verificare la qualità dei suoi giochi d’illusione. I problemi nascono nel momento in cui arriva il socio che non vuole essere escluso dalla scena e, nella confusione della lite, fa smarrire gli oggetti utili alla riuscita di quei giochi, causandone il fallimento.

La commedia, portata in scena assieme ai fratelli, negli anni ebbe enorme successo e numerose repliche ci furono a Napoli e Roma. Cinquant’anni dopo – nel 1979 – De Filippo lo modificò, allungandolo di circa un’ora, per l’ultima rappresentazione al Teatro San Ferdinando di cui era direttore artistico proprio Giulio Baffi. Di questa versione improvvisata, purtroppo, non era rimasta alcuna traccia scritta e sarebbe finita nel dimenticatoio, se non fosse stato per una registrazione audio ritrovata di recente e sbobinata dallo stesso Baffi. Ecco dunque rispolverata per la Città Spettacolo questa versione quasi inedita, in prima nazionale (al Napoli Teatro Festival, lo scorso giugno, è stata vista la versione breve), interpretata magistralmente da Benedetto Casillo con Roberto Del Gaudio, Marco Manchisi e Aida Talliente, per una produzione congiunta delle Fondazioni Salerno Contemporanea e Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia, in collaborazione con Festival Benevento Città Spettacolo.

Gli attori e la regia hanno saputo far rivivere sul palco l’inconfondibile traccia eduardiana, dove l’espressione del volto sa esprimere meglio delle parole e suscitando nello spettatore quella tipica sensazione ambivalente, nel momento in cui lo spettacolo finisce e si appresta a lasciare la sala. Divertito sì, ma con un velo di malinconia sul cuore. Riflessioni che inevitabilmente vengono trasferite poi nel proprio vivere quotidiano. Che la dura realtà richiede sempre “buon viso a cattivo gioco”, meglio una risata amara piuttosto che non farla proprio. E che per tirare a campare – questo il messaggio lanciato da Sik Sik nel finale –, ci vuole sempre una buona dose di furbizia, che non guasta, purché poi non si faccia la fine dei “pollastri”.

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