Omicidio Buonocore: due arresti Presi i presunti killer di Teresa

Il presunto killer Giuseppe Avolio

NAPOLI – Due arrestati e altri due indagati. L’omicidio della mamma-coraggio,Teresa Buonocore, uccisa brutalmente con quattro colpi di pistola, trova una soluzione (così sembra) in poche ore. Si conferma la pista del pedofilo, ovvero di un delitto maturato e orchestrato nell’ambito familiare dell’uomo accusato dalla Buonocore di essere lo stupratore della figlioletta di otto anni e di una sua amichetta. Per quella vicenda, l’uomo – Enrico Perillo, 53 anni di Portici (Na) – era stato condannato a 15 anni di reclusione (attualmente è detenuto a Modena) nel giudizio di primo grado che si è concluso a giugno scorso. Gli arrestati sono i presunti autori materiali dell’omicidio: un tatuatore di 26 anni, Alberto Amendola, e Giuseppe Avolio di 21. Sono accusati di omicidio, porto illegale di armi e spari in luogo pubblico.

I due avrebbero agito in accordo con altre persone – questa l’accusa . Sarebbe il fratello di Enrico Perillo, Lorenzo, e un medico radiologo, Patrizia Nicolino, moglie di Perillo.

Uno scenario nel quale dovranno trovare, ovviamente, posto tutti i tasselli, ma che consente di dire una prima cosa: l’omicidio della donna di 51 anni, madre di quattro figli (avuti da due mariti), non è maturato nel solco di una vicenda che ha a che fare con la malavita organizzata.

La svolta nelle indagine è stata immediata, quando gli agenti di polizia si sono insospettiti per una denuncia presentata (dal fratello del tatuatore) al commissariato di San Giovanni a Teduccio, quartiere orientale di Napoli. Veniva lamentata la scomparsa di un motorino, lo stesso utilizzato dai due sicari per inseguire e uccidere la vittima. Seguendo le tracce dello scooter e della falsa denuncia, i poliziotti sono arrivati prima ai due giovani, poi al fratello (che è stato candidato del Pdl alle ultime amministrative) e alla moglie di Perillo. Intanto che i quattro venivano condotti in questura per essere interrogati dal pm Danilo De Simone, veniva rinvenuta – sembra in casa di uno dei fermati – la pistola, una calibro 9×21 con cui sono stati esplosi i quattro colpi mortali. In un’area di pertinenza dei Perillo, in via Madonnelle a Portici, sono stati ieri trovate altre armi: 5 pistole di vario calibro, 2 pistole mitragliatrici, 2.632 cartucce di vario calibro, di cui numerose a palla blindata, perforanti ed a pallettoni, 2 giubbotti antiproiettili, 18 caricatori, 6 valigette per armi, 3 fondine. Un vero arsenale che fa ricordare come, già in passato, Enrico Perillo sia stato arrestato e condannato anche per armi (pena patteggiata a un anno e mezzo).

Ma perché è maturata la decisione di uccidere Teresa Buonocore? Due i possibili moventi. Il primo, scaturito dalla rabbia del condannato e della sua famiglia per una sentenza durissima che prevedeva, tra l’altro, anche il pagamento di una “provvisionale” di 25 mila euro (per ogni parte lesa, quindi un totale di 50 mila euro). L’avvocato della famiglia Buonocore però smentisce che ci sia stata una “sollecitazione” di pagamento che abbia fatto scattare la risposta criminale. La seconda pista porta all’eliminazione di un teste importante per il processo d’appello. Non è la prima volta che questo accade in Campania, in vicende di pedofilia. Nel 2004, fu uccisa a Torre Annunziata (Na), Matilde Sorrentino, una mamma di 49 anni che aveva denunciato una gang di pedofili che agivano nel cosiddetto “Rione dei poverelli”. La donna fu ammazzata sull’uscio di casa. L’uccisione di Teresa potrebbe essere un segnale rivolto anche agli altri testimoni che tra poco tempo potrebbero nuovamente sedere sul banco dei testimoni di accusa.

Infine un particolare che collega Amendola con Enrico Perillo. Durante il processo di primo grado, Amendola è stato teste a favore di Perillo accusato di abusi sessuali ai danni di due bambine di otto anni. (Il Corriere della Sera)

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