Nuovo Dpcm, i napoletani scendono in piazza

di Anna Maria Di Nunzio

Venerdì 23 ottobre, ore 14:45. Come ormai di consueto dall’inizio di quest’incubo ad occhi aperti chiamato pandemia in cui l’Italia, e il mondo intero, vive, il Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca non ne manda a dire. Durante la sua diretta, appuntamento fisso nel palinsesto della politica meridionale, è fin troppo chiaro: << I dati attuali sul contagio rendono inefficace ogni tipo di provvedimento parziale. È necessario chiudere tutto, fatte salve le categorie che producono e movimentano beni essenziali (industria, agricoltura, edilizia, agro-alimentare, trasporti). È indispensabile bloccare la mobilità tra regioni e intercomunale. Non si vede francamente quale efficacia possano avere in questo contesto misure limitate. In ogni caso la Campania si muoverà in questa direzione a brevissimo >>. Affermazioni forti, soprattutto se si considera che l’ultimo provvedimento “limitato” da lui attuato (coprifuoco dalle 23 alle 5) contava nemmeno 24 ore di vita. Parole pesanti che innescano un meccanismo autodistruttivo per un popolo, ed una città, che nell’ordinario si perde ma che quando si tratta di scrivere la storia non si fa attendere, anche se predicando bene nei contenuti ma razzolando male nei fatti.

Ebbene, alle 23.01 le strade di Napoli si riempiono di gente impaurita ed incazzata, migliaia e migliaia di persone scese in piazza per protestare contro l’imminente chiusura perché “‘a salute è ‘a primma cosa, ma senza sorde nun se cantano messe” (la salute è la prima cosa, ma senza denaro non si cantano messe), come citava un cartellone posto all’inizio della folla protestante. Insomma, la rabbia, ahimè sfociata in violenza gratuita, deriva dal fatto che chi non è stato abbattuto dal Covid-19 verrà messo a terra dalla fame, qualora davvero le Istituzioni si muovessero verso un secondo loockdown. E a niente sono serviti gli interventi delle Forze dell’Ordine, tantomeno le esortazioni di giornalisti aggrediti, per fermare il risentimento e il timore di restare senza lavoro e senza piatto a tavola, tramutati in uno sfogo irrazionale e violento durato ore. Bisogna sottolineare però che se sono i napoletani a dare di matto, subito vengono definiti criminali; ma se le stesse modalità di protesta le usano i francesi, allora sono eroi.  

Napoli, durante la notte appena trascorsa, ha mostrato, seppur con modalità indubbiamente sbagliate e punibili, cosa succede quando la politica abbandona il popolo e non mantiene le promesse fatte. Sì, perché se è vero che la manifestazione tutt’era tranne che una rivendicazione pacifica ed organizzata, è anche vero che proprio quella violenza inaudita tanto additata e criticata è stata innescata da un sistema governativo che si è dimostrato incapace di gestire una crisi sanitaria senza precedenti. È facile proporre ed imporre la chiusura delle attività da dietro una scrivania e con uno stipendio di oltre 12.000 euro mensili in tasca. Vallo a spiegare ai gestori di bar, ristoranti, negozi d’abbigliamento o a tutti coloro i quali campano di attività considerate non strettamente necessarie che devono abbassare le serrande una seconda volta, standosene seduti buoni ad aspettare che tutto passi.

Abbiamo chiuso una volta, non è servito a molto. Le stesse Istituzioni che oggi chiedono ulteriori sacrifici hanno riaperto tutto a loro tempo permettendo alle persone di gironzolare a destra e a manca, si sono vantate con l’intera Europa di avere la situazione sotto controllo e poi? Poi niente, meglio sigillare un popolo stanco dentro casa piuttosto che assumersi la responsabilità di una nuova, catastrofica crisi.

Ovviamente qui non si sta giustificando una notte fatta di soprusi e vandalismo, atti irresponsabili che vanno condannati sempre e comunque, anche se mossi da buoni e giusti propositi: la violenza non è mai la risposta.

Qui si sta solo cercando di far capire a chi ancora una volta addita i napoletani, facendo di tutta l’erba un fascio, come criminali e fascisti che De Luca è in un totale delirio di onnipotenza e di puro terrorismo psicologico sui cittadini. Il suo modo di comunicare, il tono e i termini utilizzati mirano, come si è avuto modo di constatare, a seminare panico e pressione.

La regione Campania ha avuto mesi per migliorare ed incrementare le terapie intensive (oggi abbiamo 7,3 posti ogni 100.000 abitanti), per implementare i trasporti e per attuare i controlli. Adesso si decide un loockdown dopo mesi in cui si è ripetuto che la sanità campana era pronta a gestire una seconda ondata. Questo è da considerarsi un reale fallimento politico e amministrativo. Napoli ce la farà, come sempre. Napoli si riscatterà grazie alla sua gente, alla forza inarrestabile che scorre fra i suoi vicoli. Napoli ce la farà perché o resiste o muore, e la violenza non è la soluzione, certo… ma non si può continuare a restare in silenzio davanti ad una plateale ingiustizia.

2 pensieri riguardo “Nuovo Dpcm, i napoletani scendono in piazza

  • 10 Novembre 2020 in 21:05
    Permalink

    Tra “loockdown” ed errori di grammatica/sintassi/punteggiatura direi che, prima di proclamarvi giornalisti, dovreste imparare a scrivere.

  • 11 Novembre 2020 in 08:51
    Permalink

    Lei è frustrata. Ci saremmo aspettati una critica (se costruttiva sarebbe stato meglio) ai contenuti, ma quando manca la sostanza, si guarda la forma. Se ci sono stati errori nella battitura le chiediamo scusa e le auguriamo di trovare pace e serenità

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