Nelson l’ “Outsider” si racconta

NAPOLI  (di Gennaro Auricchio) – Uno degli artisti più rappresentativi dell’eccellenza musicale che offre il panorama napoletano è sicuramente Nelson.

NelsonUn cantautore capace tra ironia e malinconia di insinuarsi nella dimensione intimistica dell’ascoltatore come pochi altri e riuscire a creare il giusto mix tra sperimentazioni e tradizioni.

Con il suo ultimo album “Outsider”, edito per Full Heads è riuscito a stupire tutti ancora una volta confezionando un album di undici tracce tutte da ascoltare e riascoltare. Vincitore anche del David di Donatello per la canzone “‘A verità”, colonna sonora di “Song ‘e Napule” dei Manetti Bros., in cui ha scritto il testo, si è raccontato ai microfoni di pressagency.it per parlarci del suo nuovo disco e non solo.

-La tua maturazione musicale ha lasciato intatta quella vena ironica tipica delle tue produzioni passate, la senti più come arma di difesa o di attacco?

Considero l’ironia un tratto piuttosto caratterizzante del mio carattere. Rispetto al passato ora la utilizzo più spesso nella vita quotidiana che nelle canzoni, in cui cerco invece di risolvere  conflitti più intimi, come se scrivere fosse una terapia. Credo sia un’arma di difesa, ad ogni modo, io me ne rifugio per nascondere la timidezza.

– Parafrasando una parte del testo di “In un’altra vita o ieri”: la malinconia che hai, prima o poi passerà? La malinconia, quando non e’ patologica, può essere uno stato d’animo sublime. Io credo che in pochi ne siano immuni, ma è diverso il modo di reagire al suo sopravvento. C’è chi ne fugge magari appassionandosi a programmi di cucina o interessandosi delle dimensioni genitali di pornoattori in vacanza, e chi si abbandona a lei, come me. In questo stato di grazia puoi piangere o scrivere, canalizzando l’energia e trasformandola in qualcosa di prezioso. Io quando riesco a non piangere scelgo la seconda possibilità. Non so se mi passerà mai e non credo che passi mai da sola, ma spero mi serva per dare il giusto valore alle cose che vivo.

-Nel disco collabori con Luchè, Foja e Lucariello: possiamo dire che Napoli sta vivendo una nuova età dell’oro musicale? Non saprei, qualitativamente Napoli è sempre stata tra le città più importanti al mondo per creatività e dinamismo culturale. Forse tra 20 anni considereremo questo un periodo particolarmente prolifico, ma la mia speranza è che da questa città si possa finalmente esportare il meglio e non le banalità con cui ci hanno etichettato negli ultimi decenni. A Napoli, al di là di Luche’, Lucariello e dei Foja presenti nel disco e  che a mio parere rappresentano un’eccellenza , ci sono moltissime altre realtà indipendenti che camminano ad una intensità artistica doppia, se non tripla rispetto al pop che sento promozionato nei canali istituzionali, penso a Gnut, ai Fitness Forever, a Maurizio Capone & Bungt Bangt, Marcello Coleman, agli indipendenti illustri come Francesco Di Bella o Raiz, Ivan Granatino e Franco Ricciardi, che ritengo dei grandissimi artisti, oltre che degli amici imprescindibili.
Quello che sento di dire con certezza è che rispetto a qualche anno fa c’e’ più sinergia, meno individualismo. Questo ci è stato insegnato dai rappers, nel cui genere Napoli per me può vantare ancora una volta un primato assoluto in Italia.

-Rosario Castagnola (D-Ross) ha curato le produzioni del disco, com’è stato lavorare con lui? A quali modelli musicali vi siete ispirati?

Sono contento di poter rispondere a questa domanda perché ultimamente è capitato che in un’intervista video abbiano tagliato proprio le parti in cui parlavo di D-Ross ed il suo lavoro e la cosa mi ha fatto dispiacere. In realtà con Rosario e’ come se fossimo un duo, sebbene lui non appaia praticamente mai. La parte musicale e’ affidata completamente a lui, e tutti gli arrangiamenti sono frutto della sua ricerca musicale e della sua infinita cultura in materia. Nel caso di “In un’altra vita o ieri” ha partecipato anche alla scrittura del testo, che ci è venuto fuori in pochissimi minuti come in un brain-storming. Quella malinconia e’ anche sua. Un’altro produttore con cui lavoro con grande piacere e’ Luigi Scialdone, che ha suonato in “Soap Opera”, “Questo mare non è buono” ed ha composto insieme a Rosario “Il mio potere”. Una serata ideale in studio per me è questa: Io, D-Ross, Scialdone e Sarah Tartuffo, che ha suonato in molte canzoni del disco, curatone il mixaggio ed ha composto la parte melodica di “Patatine senza Ketchup”, il pezzo con Lucariello. Nel disco hanno suonato anche Diego Leanza (chitarra)  Davide Afzal (basso) e Mario Pirolla (batteria). Vorrei ringraziare pubblicamente anche Gianluca Capurro e Antonio Esposito, rispettivamente chitarra solista e batteria del progetto che insieme a Lucariello abbiamo proposto al festival “Musicultura”.

-Ti senti un “Outsider” nel panorama discografico?

Sono un’outsider in quanto napoletano e sono un’outsider in quanto cantautore indipendente. Mi piaceva l’idea che evocava questo nome. L’Outsider agisce al di fuori di un establishment forte e radificato ma riesce pian piano a logorarne le strutture, scardinarne i principi e ad imporsi. Certe volte, ma non sempre, riesce anche a vincere.

-Sei un grande amico di Claudia Megrè e in passato avete anche lavorato in coppia, tornerete a fare qualcosa insieme?

L’amicizia con Claudia va al di là della musica e credo che le nostre strade si intrecceranno inevitabilmente, con il solito rapporto di complicità ed implicanza. Lei è molto determinata e forte, ma è anche fragile. Per starle vicino bisogna essere pazienti ed ottimisti, ma sa quel che vuole e raggiungerà tutti gli obbiettivi che si è posta.

-Cosa ha rappresentato ricevere il David di Donatello?

Il David di Donatello e’ stato il frutto di un lavoro di squadra. Un’immensa gioia e gratificazione per tutti noi, a cominciare dai Manetti Bros che ci hanno concesso la possibilità di partecipare al loro film. Franco Ricciardi, Sarah Tartuffo ed il solito d-Ross hanno dei meriti enormi. Io c’ho messo quel che posso dare: un po’ di poesia, ed è andata bene.

-Cosa ne pensi della vittoria de Il Volo a Sanremo? Al posto loro, avresti preferito qualcun altro?

Il Festival e’ un contenitore di intrattenimento nazionalpopolare, quindi non mi sorprende affatto la vittoria de “Il Volo” a cui auguro tutto il bene possibile. Devo dire che inizialmente avevo dei pregiudizi su Carlo Conti, ma i risultati gli hanno dato ragione. Quel che non avevo capito è che la sua forza consiste proprio nella mancanza di slanci. Scompare, non invade, si limita alla presentazione tradizionale e tutto sommato lo fa con garbo ed eleganza. I suoi gusti musicali non corrispondono ai miei, ma credo fossero presenti in gara almeno 6/7 professionisti del pop di tutto rispetto: Raf, Nek, Masini, Grandi, Malika, Grignani. Di Michele, Tatangelo. La musica pop era molto ben rappresentata, non so quanto lo fossero gli interessi reali di chi compra ancora dischi o scende di casa per andare ad ascoltare un concerto.

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