Muore la cultura, corteo funebre per le vie di Napoli

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NAPOLI (di Daniele Pallotta) –  Un corteo funebre in onore della cultura e dell’arte, ferite a morte dal potere che non vuole “coscienze pensanti” : i lavoratori del settore della cultura e dello spettacolo, vestiti di nero, e con volti resi diafani dal trucco, trasportando una bara riempita di pagine strappate e di sceneggiature, hanno attraversato le vie del centro storico di Napoli  per manifestare il dissenso contro il blocco dei fondi destinati alla cultura e contro la chiusura di enti e progetti di interesse artistico, come il Teatro Trianon, o il Museo di Arte contemporanea Madre.

IL BLOCCO DEI FONDI. “Il Trianon è stato solo l’ultimo caso, il problema è che hanno bloccato i fondi che ci spettavano per il 2009, le risorse e i fondi POR per il 2010 restano sospese. Noi non produciamo bottoni o scarpe, ma siamo  comunque imprese che producono indotto economico,  e chiediamo alle istituzioni di rispettare il mondo della cultura. – Lello Serao, presidente della Libera Scena Ensamble, denuncia l’assenza di progetti e di sostegno da parte della politica – dietro i tagli all’istruzione, alla ricerca, allo spettacolo io vedo un disegno politico volto a narcotizzare le coscienze, ad evitare che si formi una consapevolezza critica collettiva”.

GRUPPO DI RESISTENZA CULTURALE. Accompagnato dal suono funereo di un tamburo il corteo, partito da piazza del Gesù, si è fermato all’altezza di Piazza Municipio, perché in Piazza del Plebiscito si svolgeva una manifestazione di protesta dei disoccupati BROS, proteste interrotte dall’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Il “gruppo di resistenza culturale”, così autodefinitosi su volantini e sulla petizione disponibile anche on line, si è  poi riunito all’interno della Galleria Umberto I. Tra i partecipanti l’attore Pietro Pignatelli, l’attrice Isa Danieli, l’attore Renato Carpentieri, gli allievi del laboratorio di recitazione del teatro Elicantropo e liberi cittadini interessati alla questione.

METTERE IN SCENA I SOGNI, LAVORO A RISCHIO. Uno dei principali promotori dell’iniziativa, attraverso le sue lettere aperte, l’ultima indirizzata a Stefano Caldoro, è stato il regista e direttore artistico dell’Elicantropo Carlo Cerciello. “Fino ad oggi quando subentrava una nuova fazione politica, per una sorta di spoil system, venivano sistematicamente sostituite le persone ai vertici gestionali di enti e progetti. Ora vengono chiusi gli enti e i progetti: si dice che un museo come il Madre è fallimentare. Poi si chiude un teatro, Il Trianon, che con 4000 abbonati era un faro di cultura in un quartiere a rischio, e al suo posto si fonda un museo. Non è quindi un problema economico. – Cerciello chiede spazio per l’espressione del libero pensiero “la cultura televisiva fa il gioco del potere, invece il teatro lo sceglie la gente. Adesso è diventato difficilissimo vivere di questo lavoro, un lavoro che mette in scena i sogni delle persone, e che la gente vuole vedere. Aspettiamo proposte dalle istituzioni, ma non arriveranno, perché non le hanno!”.

IL DESTINO DEL MADRE. Alla manifestazione erano presenti anche alcuni dipendenti del Madre, dal primo ottobre in 48 saranno in cassa integrazione; dopo il 31 dicembre il loro destino professionale è ignoto. Chiedono un tavolo di discussione con la regione, per tenere in vita un Museo che, spiegano, è il terzo della città come affluenza e che ha visto crescere negli ultimi cinque anni collaborazioni e progetti.