Marcia per la Pace, De Magistris: “Napoli deve essere esempio di accoglienza”

NAPOLI (di Daniele Pallotta) – La 45esima Giornata Mondiale per  la Pace viene celebrata a Napoli con una marcia in cui i cartelli sorretti dai manifestanti recano i nomi dei Paesi in guerra, tra cui Afghanistan, Cecenia, Eritrea, Iraq, Nigeria, Siria. La fiaccolata è partita da piazza del Gesù, per arrivare alle 18,30 alla Cattedrale. L’iniziativa è promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con l’Arcidiocesi, con l’Ufficio Pace Giustizia e Creato, e con alcuni movimenti ecclesiali; hanno aderito CGIL, CISL, UIL, UGL e l’Associazione Nazionale Carabinieri. Nel 1968, durante la  guerra in Vietnam, papa Paolo VI scrisse il primo Messaggio per la Pace; da allora il primo gennaio è divenuto una ricorrenza per sensibilizzare e invitare alla riflessione sul dramma dei conflitti bellici.

In piazza Del Gesù Adam, un rifugiato di 27 anni proveniente dal Mali, ha preso la parola dal palco per raccontare la sua storia: Adam lascia il suo Paese dopo l’uccisione del padre, impiegato in una società di costruzioni. Fugge in Algeria, ma dopo 4 mesi è costretto a fuggire nuovamente : attraversa il deserto, dove vede morire due suoi compagni di viaggio e arriva in Libia, dove inizia a lavorare presso una famiglia di avversari politici di Gheddafi.  Dopo lo scoppio della rivolta la famiglia si trasferisce in Tunisia;  Adam viene informato di essere in pericolo di morte. Tenta la traversata del mare per l’Italia, le prime due volte il barcone si rovescia : muoiono circa 300 persone. Adam si salva  e al terzo tentativo riesce a sbarcare a Lampedusa. In Italia incontra altre difficoltà, la Commissione per i rifugiati ha rifiutato il permesso di soggiorno. “La mia speranza è di lavorare in Italia, guadagnare i soldi per tornare in Mali, e  cercare mia madre e i miei fratelli di 18 e 9 anni. Sono 4 anni che non ricevo loro notizie. Chiedo a tutti voi di aiutare i rifugiati” – è l’appello di Adam. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, presente alla manifestazione, dichiara che è “impensabile non assicurare il permesso di soggiorno a persone come Adam. Il mare italiano è stato un mare di morte, a causa dell’autorizzazione a sparare contro i battelli. Noi dobbiamo fare in modo che Napoli sia un luogo d’accoglienza, e che diventi un esempio per atti concreti di solidarietà”.

Al corteo hanno partecipato molti immigrati. Benjamin è nato in Ghana, vive in Italia da 6 anni, lavora in un’azienda metalmeccanica. Ha sposato una donna italiana, ed hanno un figlio. La famiglia è nella Cattredale, partecipa alla Messa celebrata dal Cardinale Crescenzio Sepe. Benjamin si augura che in Italia cambi il diffuso “clima di ipocrisia : tutti sanno che gli immigrati vengono sfruttati in lavori massacranti, che sono utili all’economia italiana, ma si continua a volerli tenere in condizioni di clandestinità.” Le sue parole non sono slegate dal tema della pace: non può esserci pace se non c’è giustizia sociale,  e la violenza nasce laddove la giustizia viene mortificata, come ricorda il Cardinale Sepe. E va ricordato come recentemente gli immigrati siano stati vittima di violenza e di una cultura fondata sul pregiudizio e sul disprezzo, come testimoniano le uccisioni dei due senegalesi a Firenze prima di Natale.

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