Mafia, si continua con “Strage di Capaci bis” e “Trattativa Stato-Mafia”

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – Giornata di processi di straordinaria importanza oggi. Il pm Sergio Lari ascolterà Calogero Ganci nel processo  “Strage di Capaci bis” mentre Basilio Milio, legale del generale Mario Mori, controesaminerà Angelo Milio per il processo “Trattativa Stato -Mafia”.

Falcone e Borsellino
Falcone e Borsellino

Nel processo “Strage di Capaci bis” oggi verranno ascoltati Calogero Ganci, Fabio Tranchina e Pietro Romeo. In particolare il primo, Calogero Ganci, è figlio di Raffaele Ganci, proprietario della famosa macelleria di via lo Jacono, dalla quale si studiavano le abitudini dei giudici Rocco Chinnici e Giovanni Falcone. Calogero Ganci, all’epoca legato ai corleonesi, ora è collaboratore di giustizia. Si autoaccusò di essere uno dei killer del gruppo di fuoco che uccise il generale Carlo Alberto dalla Chiesa e del vice questore di Palermo Ninni Cassarà. Fabio Tranchina, all’epoca della strage di Capaci, era autista di Giuseppe Graviano, uno dei fratelli Graviano, esecutori materiali della strage dell’autostrada. Pietro Romeo fu condannato per la strage dei Georgofili a Firenze e tirato in ballo dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. Nel settembre del 2009, nel processo di Firenze, aveva confermato le ipotesi di Spatuzza, secondo le quali tra i mandanti delle stragi del ’93 ci fossero Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri. Il pm che sosterrà gli interrogatori sarà il procuratore capo della procura di  Caltanisetta, Sergio Lari.

L’avvocato Basilio Milio, legale del generale Mori, controesaminerà Angelo Siino, attualmente detenuto al 41 bis, sulle dinamiche della “Trattativa Stato-Mafia” e del ruolo che ebbero gli allora ufficiali del Ros dei Carabinieri, Mario Mori e Giuseppe de Donno. Siino era stato ascoltato già il 14 novembre dal pool di Palermo, Nino di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco del Bene e Roberto Tartaglia. In quella circostanza Siino aveva parlato degli accordi che Cosa nostra stava cominciando ad tessere con le correnti socialiste per le elezioni regionali in Sicilia nel ’87, per soppiantare la Democrazia Cristiana, della quale per evidenti motivi, ormai cominciavano a non fidarsi più. Sollecitato dal pm di Matteo, ha ripercorso le strategie per le quali si doveva giungere all’omicidio dell’onorevole Salvo Andò, di area socialista, dapprima individuato come referente politico socialista delle cosche, poi, “scoperta” un probabile amicizia con Giovanni Falcone, diventato anch’egli bersaglio della mafia, così come bersaglio era diventato anche l’allora Ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli. Ha ripercorso anche gli incontri in carcere, successivi alla strage di via d’Amelio, con Bernardo Brusca e Pippo Calò, i quali contrariati gli chiedevano di cosa fosse successo e chi avesse ordinato la strage del giudice Borsellino. E quelli con Stefano Bontate, nei quali il boss di Santa Maria di Gesù gli aveva raccontato degli incontri tra Vito Ciancimino e Marcello dell’Utri. Su questi argomenti e ancora molto altro, Angelo Siino, sarà chiamato a rispondere.

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