L’auto di Siani riparte

NAPOLI – “Riaccendere la Mehari mi sembra:  permettere che il lavoro di un ragazzo, che il lavoro fatto bene di un ragazzo, fatto talmente bene da procurargli una condanna a morte, non si interrompa con la sua morte. Capire, ricercare, comprendere, raccontare, vivere, questo non e’ stato possibile fermarlo. E oggi riparte”. Lo afferma in un suo articolo sul quotidiano La Repubblica, Roberto Saviano che oggi si mettera’ alla guida della Citroen a bordo della quale il giornalista anti-camorra Giancarlo Siani fu ucciso il 23 settembre 1985.

Mehari di Giancarlo Siani nella sede de Il Mattino
Mehari di Giancarlo Siani nella sede de Il Mattino

Lo scrittore racconta perche’ ha accettato di essere il primo a riaccenderla: “Quella ‘spiaggina’ per la prima volta verra’ di nuovo messa in moto e io siedero’ dove molte volte si e’ seduto lui. Tocchero’ il volante che Giancarlo Siani ha toccato. Per me e’ più’ che un onore”. E aggiunge: “L’idea di sedermi al volante della sua Me’hari mi procura ansia ed emozione”.

Sottolinea come “riaccendere la Mehari, ripartire, e’ il piu’ bel dono che Paolo Siani possa fare non solo alla citta’ di Napoli, ma al paese intero. Riaccendere quell’auto allegra, che permette al vento di venirti in faccia, che non mette barriere tra il dentro e il fuori, e’ un dono fatto a un paese che per dieci anni non si e’ comportato bene. Che per dieci anni ha dimenticato la vita di un ragazzo, che per dieci anni ne ha banalizzato la morte, che per dieci anni ne ha minimizzato il lavoro”.

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