La donna non si “tocca” neanche con un fiore, intervista a Giuliana Covella

NAPOLI (di Claudia Carbone) – “Fiore…come me”.  Potrebbe sembrare il titolo di un bel brano d’amore in cui si canta la goia di essere donna e di essere amata, invece è l’ultimo libro della giornalista napoletana Giuliana Covella, in cui si racconta esattamente l’opposto.  Ovvero come spesso la donna diventi  facile bersaglio di uomini disposti a tutto pur di far valere il loro potere. Giuliana Covella ci racconta le storia vere, cronaca purtroppo, di dieci donne nel pieno della loro vita, madri, figlie e sorelle, i cui destini sono stati recisi come fossero “fiori” appunto, in alcuni casi dalla criminalità organizzata, in altri dalla mano crudele dei loro stessi compagni. Ogni racconto è estremamente toccante, narrato in prima persona, come se ognuna di queste donne potesse prendere la parola per raccontare come un giorno, all’improvviso, la  vita piena di sogni e speranze è stata loro barbaramente tolta.

Giuliana Covella
Giuliana Covella

Ho avuto la fortuna di poter intervistare Giuliana per scoprire qualcosa in più sul suo libro e sui motivi che l’hanno spinta a riportare alla ribalta le tristi vicende raccontate.

La consapevolezza che ancora una volta ne ho tratto è che nonostante tante lotte vinte, la battaglia per dare una giusta dignità a tutte le donne, almeno pari a quella di cui godono oggi gli uomini, è ancora lunga ed in salita, ma grazie ad iniziative come quelle di Giuliana, sempre più vicina.

La cronaca in generale e quella campana ancor di più (ahimè), pullulano di storie di donne innocenti uccise.  E’ stata dura scegliere soltanto dieci storie?

Sì. Perché l’elenco si allunga giorno dopo giorno e tutte le vittime meritano uguale dignità. Alla fine ne ho scelte dieci come simbolo del loro sacrificio di madri, sorelle e figlie.

Senza voler fare una graduatoria tra le storie che racconti, perché tutte sono ugualmente agghiaccianti, ma c’è una in particolare che ti ha scosso di più?

Mi hanno scosso tutte. Gran parte di queste storie le ho seguite col mio lavoro di cronista. Tutte mi sono rimaste nel cuore. Emiliana, Fiorinda, Nunzia, Teresa….

La cronaca evidenzia che i sicari sono nella quasi totalità dei casi uomini, come ti spieghi questo fenomeno?

Perché la nostra società vive ancora l’eterno conflitto uomo-donna. Si parla tanto di pari opportunità che, di fatto, non vengono rispettate. Vige ancora una concezione della donna come essere inferiore rispetto all’uomo.

Come hai fatto a dar voce “viva” a queste donne? E’ stato doloroso diventare il loro tramite?

Ho parlato con tutti quelli che le hanno conosciute in vita, in primis i familiari, ma anche amici, associazioni, gente che ha seguito le loro tristi storie. Doloroso e difficile “parlare” con la scrittura attraverso la loro voce, sì. Ma volevo trasmettere al lettore un’immagine vera di quelle donne, che è stato possibile rendere solo grazie al racconto di chi le ha amate.

Personalmente ho dovuto fare delle pause nella lettura del tuo libro, non perché la narrazione fosse ostile, ma perché sentivo tutto il male inflitto a queste donne sulla mia pelle. Tu da che sentimenti sei stata accompagnata nella stesura delle loro storie?

Sofferenza, emozione, rabbia. Soprattutto quest’ultima, per la loro tragica fine, che si poteva evitare…

E’ molto probabile che tante donne con storie presenti simili a quelle che racconti leggeranno il tuo libro. Che cosa vorresti dire loro?

Di non arrendersi alla violenza. Di non soccombere, di non avere paura di denunciare, perché non sono sole.

Come vedi il futuro di noi donne? Riusciremo mai ad avere giuste tutele, come il basilare diritto alla sicurezza per noi stesse?

Basterebbe semplicemente che le leggi venissero applicate. Il nuovo governo ha compiuto, in tal senso, un passo avanti con il decreto legislativo approvato in estate. Ma la strada per la tutela dei diritti, non solo delle donne, è ancora lunga.

In generale nella tua vita di donna, hai mai temuto per la tua sicurezza?

Ogni giorno della mia vita per il lavoro che svolgo, ma è normale oltre che umano.

Le storie che racconti sono la chiara dimostrazione dell’assenza del famoso “codice d’onore mafioso”, per cui le donne non vanno toccate. Questo codice non è mai esistito oppure l’imbarbarimento è tale per cui vale tutto?

Non esiste alcun codice d’onore per la criminalità e per chi commette violenza in genere. Donne e bambini non sono esenti purtroppo, contrariamente a ciò che si è sempre pensato.

Hai incontrato degli ostacoli, siano essi scetticismo, menefreghismo, omertà o altro, nell’opera di sensibilizzazione che persegui attraverso i tuoi libri?

Spesso tanta omertà e, quello che più mi stupisce e ferisce, un’indifferenza verso certi temi. Basta che certi accadimenti non ti tocchino in prima persona e la gente si sente automaticamente non coinvolta. Come se non avesse una coscienza civile.

Mi scuso in anticipo per la curiosità forse impertinente: chi è il Ferdinando a cui hai dedicato il libro?

Una rara eccezione in quella parte dell’universo maschile che talvolta non merita di essere chiamata uomo (sorride, ndr).

Nonostante l’atrocità delle storie che con coraggio hai raccontato, mi piacerebbe concludere con un messaggio positivo. C’è, per così dire, un “lato buono” in tutto questo che vuoi condividere con noi?  

Il ricordo dolce, tenero, di queste figure femminili, con i loro sogni, i loro desideri e il loro vissuto quotidiano di donne normali e non eroine.

 

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