Indignati, “le perquisizioni sono intimidazione verso chi era in piazza”

Un gruppo di indignados protesta a Napoli fuori la sede di Bankitalia (foto di Andrea Baldo)

NAPOLI – “Una vera e propria intimidazione nei confronti di tutti quelli che sono stati in piazza a Roma sabato scorso, tesa a criminalizzare i movimenti e diffondere paura e rassegnazione tra chi si indigna in questo paese”. E’ la dichiarazione di Antonio Musella del Laboratorio Insurgencia il quale commenta le perquisizioni avvenute l’altra mattina, in una operazione di polizia e carabinieri dopo i fatti avvenuti a Roma sabato scorso. “Queste perquisizioni – dichiara Musella – non sono altro che un tentativo di diffondere paura e terrore verso chi si mobilita in questo paese.

A Napoli sono entrati nelle case di semplici studenti o di dirigenti sindacali all’alba dicendo che cercavano armi. Cos’e’ questo se non un atto intimidatorio che punta a terrorizzare le centinaia di migliaia di persone che erano in piazza il 15 ottobre?”. Tre attivisti del Laboratorio Insurgencia sono stati svegliati all’alba da polizia e carabinieri, “ma sono decine le perquisizioni a Napoli – prosegue Musella -.

Ci chiediamo che credibilita’ possa avere questa azione repressiva visto che tra i perquisiti c’e’ un’attivista che sabato scorso non era nemmeno a Roma ma si trovava ad un matrimonio a Napoli con centinaia di invitati, oppure altri studenti che si trovavano sul luogo di lavoro a centinaia di chilometri di distanza”. Alcune perquisizioni, spiega, “hanno avuto un esito comico con il sequestro di alcuni souvenir scambiati per armi improprie. Dobbiamo necessariamente impedire che si costruisca un clima di terrore nel paese, dobbiamo difendere l’opzione del movimento degli indignati ed aprire una riflessione interna al movimento per capire come andare avanti.

La rabbia che si genera nel paese puo’ assumere forme diverse e davanti ad un governo come quello che ci ritroviamo i toni di Maroni e Mantovano lasciano il tempo che trovano”. “Non c’e’ legittimita’ negli strali di chi, da Casini a Maroni, oggi vuole provare a disinnescare l’indignazione nel paese. Cio’ che e’ avvenuto nella piazza romana il 15 ottobre e’ una questione su cui il movimento deve discutere a cominciare dal tema della condivisione delle pratiche, cosi’ come intorno al nodo dell’indignazione reale nel paese. Al momento non risultano fermati, alcuni degli attivisti sono stati accompagnati nelle caserme e nelle questure per firmare i verbali di perquisizione”, conclude Musella.

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