“In Viaggio con la Mehari” riparte dalla fine

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – “In viaggio con la Mehari” finisce? Ma neanche per sogno !!! “In viaggio con la Mehari” inizia. Finiscono gli incontri al PAN, ma resta per le strade, negli occhi e nei polmoni.

Pan, mehari
La Mehari di Giancarlo Siani al Pan

Come dice Giulio Cavalli, il nostro è un paese strano. Comincia sempre dalla fine. In questo caso la fine è nota. Cinque colpi di pistola ed inizia la fine. Ed inizia la fine anche per Lino Romano. Colpevole di abitare nello stesso stabile di un camorristello. Hanno detto di lui: era nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nulla di più stupido e di più retoricamente ottuso. Lo disse la sorella di Lino da Santoro a Servizio Pubblico e lo ha ripetuto Cavalli ieri sera: Era al posto giusto al momento giusto, usciva di casa per andare a giocare al pallone. Cosa c’era di sbagliato nel condurre una vita normale? Ma gli hanno rovesciato 14 colpi di pistola addosso. Ed stata fine anche per lui.

E allora è vero, qui si comincia sempre dalla fine. Si va a sentire Giulio Cavalli perchè Giulio Cavalli ora è il simbolo della lotta alle mafie. Perchè Giulio Cavalli parla delle disgrazie come lo fa Marco Paolini, le rende leggere, le rende volatili. Ma te le fa inalare. E ti restano dentro. Così, come sotto lo sguardo di una donna che si innamora l’uomo inizia a volare, “respira” quelle parole e sente Giancarlo muoversi per le strade della città; nelle parole di Cavalli vede la Mehari inclinarsi nelle curve, perchè c’è fretta, c’è fretta di andare a scrivere “il pezzo”. E il pezzo si ricompone sotto i tuoi occhi, in una proiezione costante, la proiezione delle parole di Giancarlo, uno di quelli che non hai mai conosciuto, ma che conosci da sempre. E ancora di corsa, per un viaggio trasversale che va da Gela a Milano, passando per Caserta e Napoli. Per cancellare le parole scritte sul muro, dovevano solo abbattere il muro perchè in trasparenza, prima o poi sarebbero ricomparse. Questo hanno provato a fare. Hanno abbattuto il muro. Ma adesso, invece, le parole sono tornate in trasparenza e le respiriamo.

I simboli della lotta ora vanno di moda. E non bisognerebbe abituarsi neanche a questo.

E c’è Arnaldo. Arnaldo che lotta, si sbraccia  perchè vuole la Mehari per la città, vuole farla uscire di nuovo perchè – pensa – quella macchia verde ondeggiante per le strade possa essere un pugno nello stomaco per quanti ritengono che la camorra sia una cosa lontana. Una cosa che non appartiene a tutti. La vorrebbe portare da Pippo Fava e magari da Peppino Impastato, Mino Pecorelli o Giovanni Spampinato.

Intanto ieri sera si è presa a bordo Giorgio Ambrosoli e Bruno Caccia e magari chissà, prima o poi prenderà a bordo anche Antonio Ammaturo, di cui molti hanno perso la memoria, perchè non l’hanno ucciso “solo” le BR.

Lo chiamano il risveglio delle coscienze. Può darsi. Ma chi la coscienza ce l’ha già sveglia non può fare a meno di pensare, dopo aver conosciuto Arnaldo, Giulio e Giancarlo e tutti i “loro” eroi, di essere dalla parte giusta.

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