Il Senatur tenta la mediazione con Fli “Ma garantite il reincarico a Silvio”

ROMA – La scena si sposta ad Arcore. Dove, per la prima volta in tanti anni di alleanza, a Berlusconi è venuto a mancare il pilastro della Lega. Una giornata drammatica anche nella scansione dei tempi: prima la riunione a via Bellerio, dove viene stabilità la linea, poi il confronto “franco” con il premier, quindi di nuovo nella sede del Carroccio per fare il punto. Quella di ieri è stata forse una giornata di svolta nella crisi strisciante del governo Berlusconi. E al centro c’è stato Umberto Bossi.

“Silvio, non possiamo permetterci una crisi al buio con il rischio che facciano un altro governo – ha spiegato il leader del Carroccio al premier -, sarebbe la morte del federalismo. Proviamo a fare una crisi “pilotata””. Sentire il principale alleato aderire all’ipotesi lanciata da Gianfranco Fini a Bastia Umbra, in quella che il Cavaliere ha definito “una giornata di follia”, gli ha fatto mancare il terreno sotto i piedi. Berlusconi, raccontano i leghisti, ha provato a resistere: “Non esiste al mondo, non mi posso fidare di quelli là. È una trappola, vogliono solo farmi dimettere per poi fare un nuovo governo contro di noi”. Il confronto tra i due è stato acceso, i toni si sono alzati. Ma Bossi non ha mollato.

“Ci andremo a parlare noi con Fini, dovrà darci garanzie sul percorso. Sarà una crisi lampo, vedrai, e si dovrà dimettere anche lui da presidente della Camera. Azzeriamo tutto. Ne dovrà uscire un nuovo governo esprone di questa maggioranza”. Berlusconi protesta, resiste. “Noi siamo flessibili – chiarisce Paolo Bonaiuti – ma come si fa ad accettare l’ultimatum di uno che ti dice “dimettiti”. È chiaro che non puoi che rispondergli “se non ti piace più questo governo, votami la sfiducia”. Inoltre, per quanti paletti possano essere stati piantati nella riunione di Arcore, resta l’ambiguità di quella frase usata da Bossi, “un nuovo governo espressione di questa maggioranza”. Una condizione che escluderebbe l’Udc di Casini, come invece chiede il presidente della Camera.

E tuttavia, pur recalcitrante, alla fine il Cavaliere accetta l’estremo tentativo di mediazione della Lega. Che verrà esperito in pochissimo tempo, tanto che già domani – dopo numerose telefonate sul filo Montecitorio-Via Bellerio – è previsto un faccia a faccia tra Bossi e Fini. Un incontro nel quale è ormai scontato che verrà affrontato anche l’ultimo tabù, quello di una nuova legge elettorale. “Non dobbiamo fare una legge contro Berlusconi – assicura il finiano moderato Silvano Moffa – ma cercare una formula che garantisca tutti, a partire dalla Lega”. Anche il Pdl sembra rassegnato a far entrare l’addio al Porcellum tra gli argomenti da discutere con Fini. Domani, a palazzo Madama, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello e Carlo Vizzini si incontreranno per fare il punto sulla legge elettorale, per iniziare a buttare giù qualche idea in vista del confronto.

Tenuti informati dai leghisti sugli sviluppi del vertice di Arcore, i dirigenti di Futuro e libertà hanno un po’ tirato il freno alla crisi di governo. Proprio per non dare l’impressione di voler sabotare il tentativo di mediazione del Carroccio, Ronchi, Urso, Bonfiglio e Menia non si dimetteranno dal governo almeno fino a venerdì. Ma, sulla sostanza, Fini non è disposto a fare passi indietro. La legge elettorale sarà il primo argomento del menù e il presidente della Camera sa bene quanto risulti indigesto per il premier. Il secondo sarà il federalismo “solidale”.
Nel suo scontro con Berlusconi, Fini può contare in queste ore su un saldo rapporto con Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc spinge per l’apertura di una crisi di governo, non accetta subordinate. E incita Fini: “Non devi mollare, il momento giusto è questo, Berlusconi non sarà mai così debole come è ora”. Ma il presidente della Camera non ha bisogno di essere convinto. A Bastia Umbra ha bruciato le navi sulla spiaggia, può solo andare avanti. “Questo – ha confidato ai suoi – ormai è un gioco d’azzardo. E, come tutti i giocatori sanno benissimo, non si bluffa con chi ha la possibilità di rilanciare all’infinito”. Con il Cavaliere non si “bluffa”, stavolta Fini si gioca tutta la posta. (Repubblica)

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