Il Pdl a Fini : «O con noi o apra la crisi»

MILANO – «L’onorevole Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l’appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi». È quanto scrivono in una nota congiunta i capigruppo di Camera e Senato del Pdl, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri e il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello.

NESSUN PASSO INDIETRO – Il Pdl risponde all’onorevole Fini che aveva assicurato il sostegno del Fli al premier, con una corollario: «Se il presidente del Consiglio mette la testa sui problemi reali». La nota congiunta inviata alle agenzie chiede all’onorevole una chiara presa di posizione. «Al punto in cui siamo arrivati – si legge nella nota arrivata all’Agi da Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello – è indispensabile la più assoluta chiarezza da parte di tutti perché ognuno deve assumersi le sue responsabilità davanti alle istituzioni e al popolo italiano. Ci auguriamo che ciò che è stato attribuito all’on. Fini, sull’eventualità che l’on. Berlusconi faccia un passo indietro e dunque si dimetta da premier e provochi una crisi di governo, si limiti ad essere una battuta polemica destinata ad esaurirsi nel circo mediatico». E prosegue: «Dal canto suo, l’on. Berlusconi non intende compiere alcun passo indietro perché non esiste alcuna ragione per farlo. Si tratterebbe solo di una fuga dalle responsabilità, che invece impongono di procedere senza indugi nell’attività di un governo voluto dalla maggioranza degli elettori e al quale il Parlamento ha recentemente rinnovato la sua fiducia. Di fronte a questa determinazione, l’on. Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l’appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi».

APPOGGIO O CRISI – Quello che la nota chiede è una posizione: L’appoggio o la crisi. «Ci auguriamo che la scelta dell’on. Fini vada nella prima direzione, di carattere positivo e costruttivo – prosegue la nota – Nel secondo caso, invece, non ci si potrebbe stupire se la crisi finisse per condurre dritto alla elezioni. Come è stato autorevolmente affermato, infatti, non esistono governi tecnici ma solo governi politici. In particolare, di fronte a una crisi dell’attuale esecutivo le uniche alternative al voto sarebbero o un governo sostenuto da una larghissima coalizione, per il quale evidentemente non esistono le condizioni stante l’indisponibilità del PdL e per quanto a noi noto anche della Lega, ovvero delle due forze che insieme hanno vinto le elezioni del 13 aprile 2008; o un governo eventualmente formato da tutti coloro che quelle elezioni le hanno perse, per il quale, anche nella non scontata ipotesi che vi fosse una maggioranza in Parlamento, non esisterebbero comunque le condizioni in termini di legittimazione democratica».
La nota è arrivata dopo una giornata in cui si sono rincorse le prese di posizione. «Una mia defezione procurerebbe danni seri al centrodestra e a tutto il Paese». Lo aveva detto Silvio Berlusconi. Nel libro di Bruno Vespa Il cuore e la spada. 1861 – 2011, il premier sostiene di non essere mosso da ambizioni politiche: «Il sacrificio a cui mi sottopongo è grande, a volte gli impegni sono disumani, ancorché sia aiutato nella quotidianità dell’azione di governo da quella straordinaria persona che è Gianni Letta, ma sto qui per senso di responsabilità».

LA RISPOSTA DI FLI: «NOI NON STACCHIAMO LA SPINA» – La risposta è arrivata dopo poco. «Futuro e Libertà ha sempre detto con chiarezza che non intende staccare la spina al governo ma, anzi, di volerlo sostenere per l’intera legislatura al fine di attuare il programma che ci impegna con gli elettori e in generale con il Paese». Lo dichiarano in una nota congiunta i capogruppo di Camera e Senato di Futuro e Libertà per l’Italia, Italo Bocchino e Pasquale Viespoli. «In tutte le occasioni, compreso il recente dibattito sulla fiducia, abbiamo dimostrato la volontà di garantire la tenuta dell’esecutivo, la cui azione però è da rilanciare fortemente essendo oggettivamente ferma al palo sulle grandi questioni che riguardano gli italiani», si legge ancora nella nota. «Il problema – concludono Bocchino e Viespoli – non è pertanto la nostra presunta volontà di far cadere Berlusconi, ma la reale volontà altrui di dar vita a una nuova stagione di governo».

«NO ALL’ESECUTIVO DI TRANSIZIONE» – Le dichiarazioni del premier a Vespa sono antecedenti all’ultimo scandalo sulla vicenda Ruby, ma le parole di Berlusconi suonano comunque come una replica a quanti in queste ore, da più parti, lo invitano a un passo indietro. L’affaire che riguarda la giovane marocchina ospite delle feste ad Arcore, oltre che giudiziario, è ormai diventato infatti anche un caso politico. «Se è vero, il premier lasci» ha detto domenica il presidente della Camera Gianfranco Fini in merito all’intervento di Palazzo Chigi sulla questura. L’Italia dei Valori preme perché Berlusconi si dimetta e invita Futuro e Libertà ad «azioni coerenti» contro l’esecutivo. Il Pd invece appoggia l’ipotesi di un governo tecnico, seccamente rispedita al mittente sia dalla Lega che dal Pdl. «Macché governo tecnico, macché Lega interessata ad un governo tecnico! Io sono preoccupato che qui, profittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un colpo di Stato, ma sarebbe il golpe dei fighetta, di quelli che frignano e che non hanno voce e voti». Quindi l’avvertimento: «Se c’è colpo di Stato la rivolta del popolo è legittima». Ugualmente netta la presa di posizione del Pdl: «Nessuno tra di noi pensa neanche lontanamente a favorire con il suo apporto e la sua copertura manovre trasformistiche di governo tecnico» ha detto il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto. In caso di crisi di governo, secondo Cicchitto «l’unica via è quella del voto».

«IL GOLPE DEI FIGHETTA» – In caso di governo tecnico sarà rivolta. La Lega Nord boccia l’ipotesi, adombrata dopo le parole di Gianfranco Fini sul caso Ruby, di un esecutivo di responsabilità. E, scatenando l’indignazione dell’opposizione, si dice pronta a guidare la «rivolta popolare» contro quello che considera un golpe. Di voto Roberto Calderoli non ci sta neppure a discuterne. Anzi, contrattacca. «Macché Governo tecnico, macché Lega interessata ad un Governo tecnico! Io sono preoccupato che qui, profittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un colpo di Stato, ma sarebbe il golpe dei fighetta, di quelli che frignano e che non hanno voce e voti. Ma se c’é colpo di stato la rivolta del popolo è legittima». Carmelo Briguglio, parlamentare di Fli, commenta le parole del ministro alle semplificazione: «Il caso Calderoli come il caso Ruby sono segni di inadeguatezza di chi è chiamato a governare l’Italia e a rappresentarla nel mondo. Calderoli dovrebbe essere più prudente e avere maggiore senso dello Stato», ha detto il deputato finiano ricordando quando il ministro indossò la maglietta anti-islamica.«Con il grave gesto della maglietta anti-islamica, provocò l’assalto del consolato italiano di Bengasi con 11 morti e 25 feriti». E ha aggiunto: «Calderoli dovrebbe essere più prudente e avere maggiore senso dello Stato. Prudente come deve essere un ministro della Repubblica che ha giurato sulla Costituzione e che quindi non può violarla evocando rivolte di piazza anche in Italia».

L’APPOGGIO UDC – Intervistato da Vespa, il presidente del Consiglio parla anche delle future alleanze: «Avremmo gradito e gradiremmo un appoggio alla nostra maggioranza e al governo» da parte di Pier Ferdinando Casini e «mi auguro che l’Udc valuti a fondo questa possibilità nell’interesse del Paese» ha detto Berlusconi. Pronta la replica del presidente dei senatori dell’Unione di centro Giampiero D’Alia: «Dopo aver consumato l’ennesimo atto di trasformismo, comprandosi alcuni parlamentari siciliani dell’Udc, Berlusconi cosa vuole da noi?» ha chiesto D’Alia. «Berlusconi – ha aggiunto – può solo dimettersi e così si aprirà una fase nuova. È l’unico modo per risparmiare all’Italia ulteriori umiliazioni». (Il Corriere della Sera)

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