Il 70% degli italiani vota «Si» al referendum, colpo alla Democrazia

di Anna Maria Di Nunzio

All’indomani del Referendum Costituzionale per il quale gli aventi diritto al voto, o meglio una buona parte di questi, sono stati chiamati a votare il 20 ed il 21 settembre, l’Italia scopre che il sì ha vinto: si procede dunque al taglio netto dei parlamentari.

Poco più del 65,5% degli elettori ha volutamente dato il via libera alla modifica degli articoli 56 e 57 della nostra Costituzione. Il numero dei deputati passerà dunque dagli attuali 630 a 400, quello dei senatori eletti da 315 a 200, inclusi quelli eletti all’estero (i deputati diventano 8, i senatori 4).

La legge oggi è in vigore, certo, ma bisogna specificare che non si riferisce all’attuale Parlamento, pienamente legittimo, tantomeno al bicameralismo, che rimarrà <<perfetto>>. La legge diverrà operativa dopo i consueti 60 giorni dall’entrata in vigore: i tempi tecnici per il ridisegno dei collegi, che comunque avverrà non prima del varo di una nuova legge elettorale, necessaria a tal fine. Insomma, nessuno dei signori oggi seduto su una poltrona rossa perderà il posto. Nessun vincitore e nessuno sconfitto, solo concorrenti in salvo. E allora cosa cambia? Anzi… cosa cambierà? Semplice: la rappresentanza.

Oggi c’è un deputato ogni 96 mila abitanti, nel futuro si spera non troppo prossimo ce ne sarà uno ogni 188 mila. Una grande vittoria per l’attacco alla Democrazia, ammesso e non concesso che sia realmente esistita e che non si tratti di un concetto astratto e labile, soprattutto considerando che dopo il ridisegno dei collegi per alcune regioni, come Basilicata, Molise ed Umbria, il taglio dei rappresentanti sarà di circa il 33%, per altre come l’Abruzzo del 40% (dove tra l’altro si perderà il 57% dei senatori). In sintesi, ci sarà meno gente a battersi per la nostra volontà.

Se non altro lo Stato risparmierà grandi cifre riducendo i compensi, la paga base, la diaria, le indennità, rimborsi e spese <<generali>> (gestione degli uffici, fondi ai gruppi, ecc..), giusto?

 Beh… in realtà l’Osservatorio sui Conti Pubblici diretto da Carlo Cottarelli, considerando le cifre nette, ci fa notare come il risparmio sarà insignificante: 37 milioni per la Camera e 27 per il Senato. Letti così possono sembrare numeri stratosferici, un cambiamento positivo, ma confrontati con gli oltre 26 miliardi rientrati sotto la voce di “spese militari”, forse il successo “economico” della riforma si ridimensiona. Si sarebbe risparmiato di più tenendo alta la rappresentanza e abbassando gli stipendi ad ogni singolo parlamentare, se proprio non si vogliono toccare altre uscite. Ma d’altronde chi avrebbe mai proposto seriamente di tagliarsi le entrate annue? Molto meglio mandare un terzo della Democrazia a casa. Perché mai la Valle D’Aosta dovrebbe voler essere tutelata da propri rappresentanti, avere voce in capitolo? A che serve mettere in Parlamento i Partiti minori, le forze politiche meno forti di altre sul territorio nazionale, ma ugualmente importanti da un punto di vista democratico? È più ragionevole creare una sorta di oligopolio grazie al quale le solite forze politiche maggiori, i grandi Partiti che hanno affossato l’Italia, avranno in mano le redini del Paese senza troppi rompiscatole tra i piedi. Creare una maggioranza e arrivare ad accordi sarà più semplice senza un’opposizione, sicuramente l’iter legislativo verrà alleggerito e magari ci saranno netti miglioramenti per ciò che concerne l’amministrazione dello Stato. Tutto sommato, non riecheggia ancora quella storiella secondo la quale << quando c’era Lui i treni arrivavano in orario >>?

Al di là degli orientamenti politici e delle scelte personali, l’aspetto a questo punto più preoccupante non è il risultato in sé, quel <<sì, lo voglio>> detto forse un po’ troppo a cuor leggero dalla maggioranza del Paese, quanto piuttosto il malcontento generale e la frustrazione, la disperazione che stanno alla base di quella scelta, macigni pesanti che annebbiano la buona ragione. Sì, perché se così tante persone hanno preferito pugnalare il concetto stesso di rappresentanza facendo restare a casa futuri parlamentari, forse il motivo principale è che non hanno più fiducia nei propri rappresentanti. Quei parlamentari non li vogliono. Meno politici vuol dire, secondo questa lettura, meno persone di cui preoccuparsi, meno nemici da affrontare.

Non si sarebbe dovuto dare inizio alla fine della Democrazia. Si sarebbe dovuta cambiare l’attuale, deludente classe politica, salvo eccezioni, certo.

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