I due Papi…per la pelle!

di Danilo Piscopo

Siamo sempre alla costante ricerca di un sostituto, di qualcuno che possa occupare un posto vacante nella storia. La costante assenza di una visione imparziale, super partes, capace di prendere decisioni “giuste” e allo stesso tempo scomode, ha portato allo smarrimento della nostra identità critica. Ci sentiamo persi e senza una guida nella bufera della storia che mai si placa e costantemente va avanti inesorabile (oh what a lovely day!).

Questo può essere declinato in tutti gli ambiti del nostro contemporaneo. In questo caso: Cinema e Fede.

Non a caso si parla di una produzione Netflix. È da tempo che Netflix è un argomento di vera e propria fede; quella conservatrice, tradizionalista, che vorrebbe i film in sala, e quella progressista, liberale, che preferisce averli a portata di un click. Non s’intravede una via d’uscita.

Una cosa è certa, nessuna delle due è senza peccato. Se dal punto di vista canonico il Cinema presuppone la sala, il buio, l’esperienza collettiva, bisogna ammettere allo stesso tempo che le stesse sale sono “intasate” da anni, ormai, da personaggi volanti e in armatura (una volta avremmo detto in calzamaglia) e sembrano non voler lasciare posto ad altro, una sorta di occupazione forzata, rivendicata a gran voce a suon di “Money” dei Pink Floyd.

Le case produttrici non mollano le vecchie galassie lontane lontane e nemmeno la carta ipercolarata (sotto effetto di acidi) del fumetto. Poi, come se non bastasse, giustifica la sua dolce e spudorata leggerezza, con il broncio imbrattato di cerone e sangue del povero Phoenix (Martin docet).

Dall’altra abbiamo un divoratore di anime, uno slimer fagocitatore e capitalista che basta vederlo per urlare immediatamente a squarciagola “Moloch!” come in Metropolis (Martin docet!).

Insomma, resta senza dubbio, una questione meramente teologica.

Cosa c’entra allora I due Papi?  “È lo stesso campo da gioco…” solo che si parla di Fede religiosa.

La storia del passaggio di scettro, forse, più famosa del mondo. Quello di Fernando Meirelles è un film spettacolare. E anche in questo caso, tra i due Papi (viventi) nessuno dei due è senza peccato. Meirelles lo sa e spinge il pedale, senza però prendere posizione, senza puntare il dito, quasi come se fosse un documentario, tra Herzog e Friedkin, tra Nosferatu e French Connection (quello vero).

Un ritmo “indiavolato” quando serve, per trascinare lo spettatore dentro una storia spigolosa e spesso delicata quando si parla di abuso di minori.

Jonathan Pryce (Papa Francesco) e Anthony Hopkins (Papa Benedetto XVI) sono assolutamente perfetti!

C’è poco da dire, da qualunque parte della barricata vi troviate, in qualunque fazione stiate combattendo in questo momento, I due Papi è un film da vedere e rivedere assolutamente.

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