L’associazionismo contro le regole della strada

NAPOLI (di Tiziana Pagano) – Con l’inizio delle scuole riprendono anche le iniziative proposte da associazioni che si occupano di attività sociali, soprattutto del recupero di minori a rischio, cioè ragazzi che vivono in situazioni di disagio familiare o economico e che quindi rischiano di non poter crescere serenamente. Queste associazioni collaborano molto spesso con le scuole offrendo loro un supporto, per aiutare questi ragazzi e le loro famiglie; continuano poi con attività extrascolastiche per evitare che i ragazzi crescano secondo le cosiddette “regole della strada”. Per capire meglio quali sono gli obiettivi di queste associazioni, ci siamo rivolti a Silvia Cacace, presidente dell’ associazione “CLEMISIAN” che da anni si occupa di attività socio-culturali in un quartiere a rischio della città di Napoli, San Giovanni a Teduccio.

Presidente Silvia Cacace, perché proprio “Clemisian” come nome della vostra Associazione?

Il nome “CLEMISIAN” è l’acronimo composto dalle iniziali dei nomi dei soci fondatori dell’ associazione. Potevamo scegliere qualsiasi altro nome ma abbiamo preferito questo per consolidare l’unione tra le persone che hanno deciso di mettersi in gioco per cercare, insieme, di attuare progetti a favore delle fasce di popolazione disagiate del quartiere napoletano…e penso sia questo lo spirito dell’associazionismo!

Da chi è composta la vostra associazione?

Siamo tutti educatori che lavorano da anni nel settore del sociale e quindi abbiamo l’esperienza adatta per affrontare le situazioni di disagio che incontriamo durante il nostro lavoro. Ma la cosa più importante è che siamo tutti educatori che amano il loro lavoro, che mettono la passione in ciò che fanno e penso che questo sia fondamentale per essere davvero professionali.

Quali sono le vostre attività?

Noi ci occupiamo di offrire aiuto a tutte le fasce disagiate della popolazione: disabili, anziani…ma in particolar modo attuiamo progetti che mirano al recupero di minori a rischio. I nostri progetti vengono svolti in diverse scuole ed hanno tutti un unico scopo: aiutare le istituzioni scolastiche ad affrontare il disagio dei ragazzi. Ci occupiamo di accompagnamento scolastico attraverso la didattica alternativa, cioè i ragazzi che non riescono a seguire le lezioni “standard” a causa di disagi sociali ed emotivi, vengono “accolti” dal nostro team di educatori per continuare a seguire il  programma didattico ma attraverso metodologie diverse e  il gioco.

Qual’ è il vostro obiettivo?

I nostri obiettivi sono tanti, è difficile sintetizzarli in poche righe. Ma il principio base è quello di offrire a questi ragazzi l’opportunità di scegliere tra la legalità e l’illegalità. Vivere in società comporta l’obbligo e il diritto di seguire le regole e molto spesso questi ragazzi mostrano avversità nei confronti della legge. Attraverso l’educazione scolastica li educhiamo soprattutto alla legalità, al rispetto verso sé stessi e gli altri e questi insegnamenti molto spesso vengono contrastati dagli ideali familiari, per niente proiettati verso la legalità!

 

Dalla vostra esperienza, ritenete che un minore a rischio possa davvero uscire dal disagio sociale?

Come ho già detto, noi offriamo l’opportunità per farlo. Ogni minore cresce, diventa adulto e fa le proprie scelte ma ha il diritto di conoscere le varie alternative che ha a disposizione. Un minore che vive nel disagio sociale, nell’illegalità e non conosce altri modi di vivere perché la famiglia non è presente come dovrebbe, ha pochissime probabilità di scegliere la strada giusta. Se invece ha l’opportunità di conoscere e capire che l’illegalità non è l’unica scelta da fare, potrà decidere cosa fare della propria vita.

 

Il disagio sociale è sempre più presente nella nostra società e non solo in città come Napoli. Tutto il “Bel Paese” è ormai interessato da vicende di bullismo, baby gang, ragazzi che non mostrano rispetto per sé e per gli altri, che pensano che con la forza si possa ottenere ciò che si vuole e che sono fieri di pensarla in questo modo, tanto da filmare con i cellulari le loro “gesta” ed inserire i video su siti internet. Bisognerebbe riflettere su queste dinamiche, capire cosa stiamo offrendo alle nuove generazioni, comprendere che la colpa non è una “strana mutazione genetica” che interessa i giovani d’oggi : è la società intera ad aver perso valori importanti che quindi non può trasmettere ai teenager . “Il bambino è il padre dell’uomo”, così scrisse lo studioso Freud : dovremmo quindi riflettere su questa massima e porci una domanda: se oggi non cerchiamo di aiutare i bambini e i ragazzi a superare i loro disagi, che tipo di adulti  avremo domani?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.