Egitto, manifestazione contro il terrorismo

(di Vincenzo Mattei) – L’esercito egiziano chiama a una grande protesta contro il terrorimo. Continua violenza che sta dilagando nel paese dopo la deposizione del presidente della repubblica Mohamed Morsi proveniente dalle file dei Fratelli Musulmani (Al Ahram online). “Ciò non significa che invochi la violenza e il terrorismo”, ha detto il generale in capo delle forze armate Abdel Fattah el Sisi, “E chiamo tutte le forze politiche in campo per cercare di ritrovare uno spirito di riconciliazione nazionale”, ha continuato. Il partito dei FM, Libertà e Giustizia, ha già affermato che non parteciperà agli incontri e molti gruppi islamisti hanno detto che li boicotteranno apertamente. I supporter del deposto presidente Morsi sono ancora a migliaia dislocati presso la moschea di Rabaa Al Adawaya a Nasr City e l’università de Il Cairo a Giza, per una protesta permanente (dal 28 giugno) che chiede il re-insediamento di Morsi.

Manifestazioni in Egitto
Manifestazioni in Egitto

Marce degli islamici come dei rivoluzionari laici, sono state continuamente attaccate da uomini armati che cercano di creare scompiglio nel paese. El Biltagy, membro della Fratellanza, accusa El Sisi e i servizi segreti di ordinare al Ministero dell’Interno di commettere questi delitti contro manifestanti pacifichi che sono contro il colpo di stato militare.

La chiamata del generale Sisi viene proprio in concomitanza dell’esplosione di una bomba presso il commissariato di polizia nella regione di Daqahliya ieri 23 luglio. Sisi risponde anche a chi lo accusa di alto tradimento alla costituzione e al presidente rimosso, con una risposta è lapidaria: “Abbiamo avvisato il presidente Morsi diverse volte da novembre scorso quando ha emanato la dichiarazione costituzionale. Gli abbiamo consigliato di ascoltare il volere della popolazione e nel caso indire un referendum per capire se la gente ancora lo volesse o no, ma ha sempre rifiutato. Gli è stato fatto chiaro che l’esercito sarebbe stato ai suoi ordini solo con la legittimità del popolo”. Inoltre El Sisi ha confermato la roadmap segnata a partire dal 3 luglio, nuove elezioni presidenziali si terranno tra 6 mesi con la supervisione degli osservatori internazionali dell’Onu e dell’UE.

La chiesa copta si è schierata apertamente con i militari. Per bocca dell’arcivescovo Sergius Sergius (Egyptindipendent), segretario generale del patriarcato copto: “La chiamata del generale Sisi contro il terrorismo e la violenza sono state accolte di buon aspucio dalla chiesa”

Il leader del partito L&G dei FM, Essam El Arien, ha invece criticato aspramente le parole di El Sisi, apostrofandolo come il capo del colpo di stato e l’assassino di donne e bambini (Egyptindipendent). “El Sisi non è mai andato in guerra, è abiutato a un lavoro sedentario e da scrivania per cospirare meglio contro le istituzioni democratiche”, sono le parole pesanti di El Arien. Il segretario di L&G ha rimarcato la libertà di poter esprimere la propria opinione e ha chiamato i suoi fedeli a una contro manifestazione già a partire da domani, giovedì 25 luglio.

La polarizzarione tra le diverse parti politiche e sociali va aumentando di giorno in giorno in Egitto. La paura di una guerra civile però sarà scongiurato sempre e soltanto se l’esercito rimarrà compatto e unito. Qualora le stesse spaccature dovessero presentarsi anche dentro le forze armate, potrebbe profilarsi uno scenario siriano anche nella valle del Nilo.

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