Divisione a domanda congiunta

comunione-e-separazione-dei-beniNapoli- ( di Bonaventura Franchino )-Con la conversione in legge del d.l 69/2013 ( c.d. decreto del fare ) è stato introdotto nel nostro ordinamento processuale l’istituto della divisione a domanda congiunta.

Con l’introduzione dell’art.791-bis c.p.c., è stata prevista una variante all’istituto della divisione giudiziale; difatti , è stata prevista la possibilità di ricorrere a tale istituto nell’ipotesi in cui i comproprietari non concordino sul punto di dividere la comproprietà ovvero non concordino sulle modalità per attuare la divisione.

In simili ipotesi di può ricorrere alla divisione a domanda congiunta che è forma processuale semplificata rispetto alla divisione giudiziale in quanto a base della stessa si assume la assoluta inesistenza di problematiche sia  in tema di diritto alla divisione, sia  sulle quote dei comproprietari che su altre questioni pregiudiziali.

Nei fatti, laddove non sussistono problematiche giuridiche inerenti la divisione, si può procedere all’istituto della domanda congiunta.

In questa ipotesi si tratta solo di formare i lotti da assegnare a ciascuno dei comproprietari; la forma da adottare per introdurre simile giudizio è il ricorso, le cui firme vanno autenticate da notaio o da avvocato; con simile istanza le parti chiedono al Tribunale di nominare un notaio o avvocato cui demandare le operazioni di divisione; laddove richiesto dal professionista designato, sii provvede alla nomina di un esperto estimatore.

Il professionista incaricato, previa vendita dei beni non comodamente divisibili, predispone un progetto di divisione.

Della vendita dei beni , così come della formazione del progetto,  va data comunicazione alle parti di guisa da consentir loro di formulare opposizione alla vendita ovvero contestare il progetto di divisione.

Nell’ipotesi di accoglimento dell’opposizione, il tribunale rimette le parti avanti al professionista designato dettando le regole per la ulteriore prosecuzione delle operazioni di vendita ; nell’ipotesi di mancata opposizione ovvero di rigetto della stessa, il professionista deposita in cancelleria il progetto che viene successivamente reso esecutivo con decreto.

Con la legge di conversione è stata ribadita ed ulteriormente chiarita la possibilità per l’avvocato di autenticare le firme apposte in calce all’istanza congiunta di divisione.

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