Disastro ambientale in Campania, le soluzioni del CoReRi

NAPOLI (di Daniele Pallotta) – Il Comitato Regionale Rifiuti della Campania (CoReRi) propone un piano per raggiungere in un anno  un efficiente ciclo integrato dei rifiuti in Campania. Il CoReRi afferma che con la differenziata i comuni sostengono maggiori costi per la raccolta (più personale, più mezzi,  maggiore complessità di gestione) ma risparmiano sullo smaltimento in discarica e sui vari siti di trasferenza e stoccaggio. In più ricevono i seppur esigui contributi CONAI. Si segnala il risultato di comuni nel nord italia che spendono meno con la differenziata di quanto spendevano prima non differenziando.

I dati forniti dal CoReRi:  “I cittadini campani producono ogni anno circa 930.000 tonnellate di frazione organica. Se questa venisse interamente separata dal resto dei rifiuti a monte della raccolta (ipotesi però poco realistica) servirebbero poco più di una trentina di impianti di compostaggio da 30.000 t/a (che è la dimensione più frequente per questi impianti, il cui costo non dovrebbe superare i 10 milioni di Euro ad impianto.) Con i 350 milioni di Euro che il governo, o la regione, intende spendere per comprare l’inceneritore di Acerra si potrebbero costruire ex novo tutti gli impianti di compostaggio necessari per trattare tutta la frazione organica prodotta in regione in un anno). Facendo l’ipotesi più realistica di riuscire a recuperare almeno 450.000 t/a di frazione organica (lo prevedono le Linee programmatiche approvate dalla Regione Campania nel 2009) e ipotizzando di utilizzare per almeno il 25% frazioni di matrice ligno-cellulosica (importanti per ottenere un compost di buona qualità) servirebbero poco meno di 20 impianti di compostaggio (19 per la precisione). Oggi anche un solo impianto per l’intera provincia di Caserta sarebbe più che sufficiente perchè la quantità di frazione organica raccolta è tutto sommato esigua (quello che non viene portato fuori regione viene rimischiato don l’indifferenziato per essere sversato in discarica). E l’impianto di San Tammaro, completo all’80% da più di tre anni e mai entrato in funzione sarebbe utile. Lo stesso dicasi per Benevento e Avellino. Un paio di impianti per Salerno e almeno 5 per Napoli. Solo per far fronte al problema immediato nel prossimo anno. La costruzione ex novo di un impianto di compostaggio richiede mediamente circa 6 mesi di lavoro dalla stipula del contratto alla consegna dell’impianto. I cosiddetti impianti di CDR esistenti in Campania (ce ne sono 7) sono in realtà impianti di TMB ed hanno già oggi una capacità di trattamento superiore a quella necessaria (siamo oltre il 120%, a Caserta oltre il 140%).”

Il CoReRi ritiene che gli impianti di TMB vadano trasformati in impianti di Trattamento meccanico manuale (TMM), con l’aggiunta di un estrusore. Ciò consentirebbe di evitare la produzione di CDR da destinare all’incenerimento, che è il prodotto finale di un impianto di TMB. La capacità impiantistica è già disponibile. E la ristutturazione degli impianti potrebbe richiedere complessivamente al massimo un anno di lavoro.

Ricapitolando, secondo il CoReRi, i passaggi di un efficiente ciclo dei rifiuti sono:

– separazione iniziale secco-umido

– l’umido avviato agli impianti di compostaggio o – ancora meglio – alle aziende agricole limitrofe che lo lavorerebbero.

– il secco avviato alla filiera del riciclo, e la parte secca residua avviata al TMM per essere ulteriormente differenziata e trasformata in granulato sintetico per costruire fondi stradali, panchine, materiali per l’edilizia.

Quanto sostenuto dal CoReRi è confermato dalla sezione regionale della Corte dei Conti della Campania, che nel settembre 2010 ha pubblicato un’indagine di controllo sulla  Gestione dell’ emergenza rifiuti in Campania.

Dalla relazione emerge che  “Il mancato decollo della raccolta differenziata è da ricondurre ad una strategia sino ad ora incentrata sulla filiera del recupero energetico (vale a dire sulla impiantistica da CDR a supporto dei termovalorizzatori) anziché sulla realizzazione di infrastrutture a sostegno della filiera del recupero di materia (isole ecologiche, impianti di selezione e valorizzazione della frazione secca, impianti di compostaggio e digestione anaerobica nonché di recupero di rifiuti inerti).

La sezione regionale della Corte afferma che “ Il sovradimensionamento degli impianti di CDR ed il sostegno economico legato agli incentivi CIP 6/92,138 fungendo da catalizzatore di ingenti quantitativi di rifiuti indifferenziati, ha costituito, infatti, un disincentivo alla implementazione della raccolta differenziata”, ossia gli incentivi cip6 sono in contrasto contro una politica di raccolta differenziata.

Ma il più serio limite del sistema campano è costituito, si legge nella relazione, dalla insufficienza di impianti di compostaggio e trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU). La situazione è tale che pur attivando tutti gli impianti esistenti e quelli progettati ed in attesa di finanziamento, si potrebbe far fronte soltanto all’ 80% del fabbisogno richiesto per supportare una raccolta differenziata di appena il 35%.

Sotto questi profili, la Campania figura come un’anomalia nel panorama delle Regioni italiane, in quanto presenta la più alta percentuale di rifiuti sottoposti a trattamento meccanico-biologico insieme a una delle più basse percentuali di compostaggio dei rifiuti organici.