De Magistris assolto, Fine di un incubo

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – Mercoledì 21 ottobre, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dopo essere stato condannato in primo grado nel settembre del 2014 per abuso d’ufficio commesso, secondo i giudici, nel periodo in cui era pm a Catanzaro, è stato assolto in secondo grado di giudizio, perché il fatto non costituisce reato. Finisce un incubo. O almeno così sembrerebbe.

De Magistris assolto dunque? Per qualcuno manco per niente. Per la società civile e la magistratura ormai si, per qualcun’altro di parte politica e mediatica il tormentone continua. Non sono bastati 6 anni di processi, guerre (inventate) tra procure, condanne, sospensioni, ricorsi, rigetti e assoluzioni per scrivere la parola “fine” ad una storia assurda e paradossale.

C’è chi proprio non la manda giù. Un magistrato che la fa “franca” (fino ad un certo punto, perchè intanto la tonaca gliel’hanno tolta) contro il sistema di potere.

Il Presidente del Consiglio Renzi, esordisce sulla questione non ricordando bene… ma si tratta proprio di assoluzione o, forse,  di prescrizione?… Intanto, nel dubbio sarebbe cosa buona e giusta astenersi dal commentare, ma l’occasione è ghiotta (ad Otto e Mezzo su LA7) per instillare il dubbio. Ma vuoi vedere che non è stato assolto e si è avvalso della prescrizione?

Peter Gomez, come molti altri, è stato una scheggia nel riportare nell’edizione web del Fatto, il rigetto del ricorso di de Magistris da parte della Corte Costituzionale. De Magistris rischiava nuovamente la sospensione. A Piazza Pulita, programma di LA7, il giovedì successivo l’assoluzione, Gomez parla di corsie preferenziali, processi lampo per i politici. Alla faccia del lampo. Forse per altri politici. Non per il sindaco di Napoli per il quale ci sono voluti 6 anni di lampi e tuoni.

Luigi de magistrisLa perla della serata di Piazza Pulita la offre una giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Meli, la quale sostiene che l’acquisizione di tabulati telefonici sia già di per sé cosa molto più grave di un intercettazione… E la frase si commenta da sola. Ma non contenta e pur di non essere contraddetta da chi palesemente ne sa più di lei, invita de Magistris al silenzio con un perentorio “Taccia !!!”. Un ordine perentorio partito da una non ben precisata posizione o carica.

Ma la giornalista non si accontenta. Dopo aver emesso pareri sul comportamento dell’allora pm di Catanzaro, viene invitata dallo stesso de Magistris a valutare anche le questioni relative al periodo della “guerra tra procure” tra Salerno e Catanzaro, quando anche i magistrati di Salerno furono spazzati via per aver dato ragione a de Magistris. Ed è a questo punto che la Meli offre il meglio di sé, ammettendo candidamente di non occuparsi di vicende relative a Napoli, Salerno e del sud in generale. Come a dire, “posso dire quello che voglio, ma non sono tenuta a conoscere la vicenda”. Beata lei che evidentemente può.

Dev’essere un caso, ma ancora una volta l’unico giornalista che punta il dito, che conosce bene magistratura e vicende giudiziarie di un paese malato di eccesso di autoreferenzialità,  è Marco Travaglio. Sarebbe bene che la signora Meli andasse a leggere l’editoriale di Travaglio uscito venerdì sul Fatto Quotidiano, che ricostruisce perfettamente i fatti accaduti. Così… tanto per sapere come sono andate le cose.

Ma al di là di tutto, la questione amara è il paradosso generato da un sistema capovolto. De Magistris è stato assolto per aver servito Stato e Giustizia. Questo è il paradosso.

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