Croce Rossa Italiana, rischio privatizzazione

NAPOLI (di Daniele Pallotta) – Privatizzare i servizi garantiti sul territorio nazionale dalla Croce Rossa Italiana : contro questo scenario aperto dallo schema di decreto approvato il giorno 11 novembre 2011 hanno manifestato, in alcuni capoluoghi regionali, sindacati, operatori e volontari della CRI .

Nello schema di decreto legislativo di riorganizzazione dell’Associazione Italiana della Croce Rossa si dispone all’articolo 2 che i comitati provinciali e locali debbano assumere la personalità giuridica di diritto privato e non possano usufruire di finanziamenti statali destinati al loro finanziamento; si prevede anche  che debbano divenire organizzazioni di volontariato con possibilità di stringere convenzioni di collaborazioni con onlus private. In sintesi i servizi di pronto soccorso, il 118,  e gli altri servizi sociali competenze della CRI, come l’assistenza ai senza dimora, dovrebbero a breve essere svolti da società private a livello provinciale e locale. Solo i comitati regionali resterebbero enti di diritto pubblico.

Lo schema di decreto dispone che una parte del personale della CRI assunto a tempo indeterminato, si stima il 40 per cento, sia allontanato dal ruolo ricoperto in CRI e ricollocato in altri organismi della pubblica amministrazione. Per i lavoratori a tempo determinato si prevede la cessazione del rapporto di lavoro al termine indicato sul contratto.

Sette  organizzazioni sindacali ,  ( FP-CGIL, CISL-FP , UIL-PA,  SINADI , FIALP-CISAL, USB UGL-INTESA) hanno promosso iniziative   di denuncia da oltre un anno, e lamentano il silenzio delle istituzioni e  la censura dei principali media nazionali.

Le manifestazioni  coinvolgono i principali capoluoghi di regione. A Napoli circa cinquanta persone, tra cui dipendenti e volontari della CRI,  hanno manifestato in Piazza del Plebiscito.

Francesco Pappalardo, CGIL Napoli funzione Pubblica, spiega che con le modifiche proposte “la Croce Rossa risponderà solo a logiche di mercato e non di protezione del territorio. Non penso che dei privati riusciranno a svolgere i servizi della CRI con lo stesso livello di qualità e  a costi inferiori. Questo significa che  a farne le spese saranno i cittadini, privati di assistenza, e gli attuali lavoratori, che perderanno il posto”. In Campania sono circa 70 i dipendenti, molti con oltre 15 anni di esperienza alle spalle. Come sostituire questo capitale di risorse umane è una questione di difficile risoluzione.

“Una modifica sostanziale indicata nella bozza è quella relativa alla dismissione del patrimonio immobiliare della Croce Rossa, che ammonta a circa 5 miliardi di euro – segnala Luigi Risi, coordinatore UIL Napoli pubblica Amministrazione – Il tutto sta avvenendo in una condizione di mancanza di liquidità delle ASL. In  Campania la CRI  vanta crediti per  11 milioni dall’ ASL Napoli 1, accumulati dal 2005 ad oggi. La croce rossa porta avanti i servizi con poche risorse umane, tecniche e logistiche. Ci sono grandi professionalità, anche con la collaborazione del volontariato abbiamo finora garantito assistenza. Ma rischiamo di non andare avanti, il governo ha tagliato troppe risorse.”

Gli operatori affermano di non aver potuto prendere 3 settimane fa alcune autoambulanze perché non efficienti; di aver visto chiudere i presidi di emergenza Barra , Pianura, Ponticelli, tra il 31 dicembre 2010 ed il 6 gennaio 2011 senza preavviso alla cittadinanza; di aver dovuto rinunciare al servizio h24 per le autoambulanze in alcuni quartieri di Napoli.

Il prefetto ha ricevuto una delegazione e assicurato che invierà una lettera informativa al governo, ma incontri interistituzionali sono avvenuti già un anno fa e senza risultati.

Con un parere firmato l’avvocato Emanuele Pagliaro spiega che il decreto legislativo di riorganizzazione della Croce Rossa, il cui schema è stato sottoposto alle commissioni parlamentari in data 21 novembre 2011 non potrà essere emanato da parte del Presidente della Repubblica in quanto il termine previsto dalla legge delega è spirato, non potendosi fare ricorso alla proroga prevista dal comma 2 dell’articolo 2 della L. 183/10.  Tuttavia le sigle sindacali temono che il processo di privatizzazione vada avanti: prosegue quindi la  raccolta firme per una petizione al Presidente della Repubblica, e si annunciano prossime iniziative di protesta, tra cui una catena umana.

 

 

 

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