Colline di Napoli, il parco metropolitano che non ti aspetti

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – Il più grande Parco della città, il Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, con un’estensione pari ad un quinto dell’intero territorio cittadino, è praticamente sconosciuto ai più.  L’area verde si estende da sud/est a nord/ovest, fungendo da corona al territorio comunale, partendo dalle colline che degradano da Capodimonte verso i Ponti Rossi, cingendo il Bosco di Capodimonte (che non fa parte del Parco), attraversando la Selva e le Masserie di Chiaiano, il Vallone San Rocco, il bosco dei Camaldoli, per terminare verso la conca dei Pisani, sul grande cratere dei Campi Flegrei. Unico pezzo distaccato del parco è la Vigna di San Martino, che comunque ne fa parte.

San Rocco, NapoliL’Ente Parco è nato nel 2004, sulla scia della Legge Regionale 17/2003 che consentiva ai comuni campani di dotarsi di sistemi ambientali tutelati, sul modello delle “Green Belt” inglesi, ovvero di vere e proprie “cinture verdi”  della città. Purtroppo l’alternarsi di Giunte Regionali ne hanno in qualche modo rallentato il processo di formazione, processo che già nel 2005 aveva visto l’Ente dotarsi di progetti di riqualificazione e di Attuazione Urbanistica. L’ex presidente, arch. Agostino Di Lorenzo, aveva avviato con entusiasmo questi procedimenti, che per lungo tempo, dopo la decadenza del suo mandato, erano rimasti al palo. Ora, sotto il forte impulso del nuovo presidente, dott. Giustino Parisi e di tutti i soggetti coinvolti, a partire dal Sindaco de Magistris, alla Provincia ed ovviamente alla Regione, il progetto è ripartito nonostante le enormi difficoltà.

Le finalità del parco, circa 3.000 ettari di verde urbano, sono rimaste inalterate e vanno dalla pulizia dei sentieri, al recupero delle antiche cave di tufo di epoca Borbonica del Vallone San Rocco e della Fragolara, alcune di queste rimaste in attività fino a pochi anni fa. Al ripristino architettonico ed ambientale delle antiche masserie e della Selva di Chiaiano, al recupero delle aree agricole produttive, che potranno riunirsi sotto un unico marchio di promozione dei prodotti certificati. Sarà possibile finalmente procedere all’analisi dei terreni ed alla eventuale bonifica, perché purtroppo in molte aree, nel corso degli anni, gli sversamenti abusivi di rifiuti urbani sono stati costanti. Alcune zone, come il bosco dei Camaldoli, sono già percorribili ma ampiamente conosciute, così come gran parte dei camminamenti tra le ville della salita dello Scudillo e del Moiariello. La vera sfida riguarda i valloni. Se ne può avere un assaggio dal belvedere di Chiaiano, dal quale, allungando lo sguardo, si intravede la sterminata distesa verde che fa da cornice alle cave di tufo, perfettamente squadrate dalla mano dell’uomo.

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