“Chi comanda Napoli”: la storia del disastro ambientale

NAPOLI (di Daniele Pallotta) – “Chi comanda Napoli” è un libro inchiesta, edito da Castelvecchi, che, attraverso la ricostruzione dei fatti legati all’emergenza rifiuti, divenuta disastro ambientale, propone una chiave di lettura del sistema di poteri che esercita il controllo della città. Gli autori, Giuseppe Manzo, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, e Antonio Musella, attivista politico e componente del desk del portale di informazione Indipendente Global Project, presentano il libro nel caffè Intramoenia di piazza Bellini. “Il nostro tentativo- spiegano gli autori – è fornire una verità storica sulle responsabilità degli eventi, ponendo un focus sui vari livelli di potere: politica, imprenditoria, chiesa, magistratura.”
La criminalità organizzata in questo contesto diviene corresponsabile, ad esempio nello sversamento di rifiuti tossici, ma non principale artefice del disastro. Criminalità alla quale non devono essere assimilati i movimenti e i comitati di cittadini che denunciarono sin dagli anni ‘90 i pericoli legati alla inefficiente gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. Una delle verità che il libro vuole consegnare alla memoria è l’estraneità al crimine e a qualsiasi comportamento illecito da parte dei cittadini di Acerra, Chiaiano, Terzigno, Pianura, che con manifestazioni e proteste cercavano di difendere il proprio territorio e la propria salute. L’esigenza di raccontare e dedicare spazio alle azioni e alle denuncie portate avanti nel corso degli anni dai movimenti nasce dalla consapevolezza che le cronache dei quotidiani e delle principali testate giornalistiche locali e nazionali hanno per anni criminalizzato i movimenti e in generale offerto una visione distorta della realtà. Solo alcune produzioni indipendenti sono riuscite a raccontare la verità a tempo debito: ne è un esempio il documentario “Una montagna di balle”, realizzato da Insu Tv nel 2009, con un progetto di finanziamento dal basso.
“Alle denuncie dei cittadini la magistratura ha dato seguito in alcuni casi con enorme ritardo. E ora esiste il serio rischio che molti reati vadano in prescrizione” – afferma Antonio Musella. Principali imputati dei processi sono la FIBE- Impregilo e Antonio Bassolino, che per circa dieci anni, a fasi alterne,ha ricoperto il doppio incarico di presidente della Regione Campania e di commissario straordinario ai rifiuti. Commissario designato sia da governi nazionali di centro destra, che di centro sinistra. A conferma delle responsabilità trasversali tra gli schieramenti emerge la constatazione che Bassolino confermò pedissequamente il piano proposto da Rastrelli, presidente di centro destra della regione Campania. L’allarme sanitario e ambientale era stato lanciato, ma sembrava esserci un muro mediatico e soprattutto politico a voler cambiare il sistema discariche – inceneritori. “Le responsabilità non sono state solo di Bassolino. La maggior parte dei suoi alleati e collaboratori lo sosteneva e in qualche caso hanno condizionato negativamente le sue scelte, mentre ora si riciclano come se non avessero mai fatto nulla – spiega il professore Raffaele Porta, che in passato ha fatto parte dell’amministrazione comunale. Amaro il ricordo di Francesco Borrelli, segretario regionale dei Verdi: “quando le cose iniziarono a precipitare, quasi tutti i membri dei Verdi trasmigrarono verso altri partiti, anche di centro destra, segno che quello che ci teneva uniti era solo il potere, non avevamo ideali comuni.”
Uno dei pochi uomini politici a rappresentare una voce fuori dal coro, secondo la ricostruzione del libro, fu il consigliere provinciale e regionale Franco Maranta, che portò in consiglio un sacchetto di tal quale proveniente da un impianto di CDR (Combustibile da rifiuto), chiedendo un intervento delle istituzioni, ma ritrovandosi isolato.
Un altro aspetto su cui il volume di Giuseppe Manzo e Antonio Musella getta una nuova luce è relativo all’asse Bertolaso- cardinale Sepe. La curia, che disponeva della proprietà di alcune cave, sembra avere avuto un ruolo di rilievo nella gestione dell’emergenza rifiuti.
Un dedalo di vicoli ciechi, una matassa di interessi intrecciati, che ha prodotto l’accumulo di una enorme montagna di ecoballe, ancora non trattate e non smaltite. Le lunghe interviste contenute nel libro, a Franco Maranta, alla giornalista Amalia De Simone e al sindaco di Napoli Luigi De Magistris, sono utili a trovare percorsi per muoversi in una vicenda emblematica del sistema ramificato e oscuro di poteri. Una vicenda che ha ferito nella dignità e compromesso la salute di migliaia di persone, ancora in attesa di una giustizia storica e giudiziaria.

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