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Google+  spaventa  Facebook

Google+ spaventa Facebook

Palazzolo sull’Oglio (di Carmine Palumbo) – Google+, il nuovo social network del colosso di Mountain View, ha eguagliato il rivale Facebook in almeno un aspetto: il tasso di crescita. Il nuovo servizio, attualmente in versione Beta, tra il quattro e il 10 luglio è cresciuto del 350 per cento, da 1,7 milioni a 7,3 milioni di utenti. Lo fa sapere il sito della rivista specializzata “Pc World” che, citando uno studio condotto dal fondatore di “Ancestry”, Paul Allen, prevede anche che Google+ raggiunga quota 10 milioni utenti unici entro oggi e 20 milioni entro il fine settimana. La cosa incredibile è che tuttora la nuova piattaforma  è in fase di test e l’accesso viene regolato solo tramite invito. Per ora quindi, o si è invitati via mail da qualcuno che già ha potuto iscriversi. I punti di forza della nuova piattaforma starebbero innanzitutto in un maggiore rispetto della privacy degli utenti rispetto al prodotto inventato da Mark Zuckerberg e nella possibilità di creare delle cerchie di amici e conoscenti invisibili agli altri utenti. C’è anche la possibilità di ottenere feed solo su specifici argomenti selezionati. I contenuti pubblicati e condivisi dovrebbero inoltre essere selezionati per gruppi di interesse e viene introdotta anche la possibilità di fare videoconferenze tra più utenti.  Quest’ultima risorsa sarebbe quella che nei giorni scorsi ha spinto Facebook ad introdurre Skype all’interno del proprio sistema per poter effettuare videochiamate e videoconferenze. Se l’analisi di Allen, basata su un conteggio dei cognomi presenti sul nuovo social network, si rivelasse corretta, significherebbe Google+ avrebbe attirato oltre un milione di utenti ogni giorno a partire dal suo lancio il 28 giugno. L’azienda di Mountain View non ha ancora comunicato quanti utenti Google+ effettivamente ha. Per fare un paragone, all’apice della sua espansione nel 2009, Facebook teneva un ritmo simile. Il social network fondato da Mark Zuckerberg ha oltre 750 milioni di utenti.

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Econucleare: che scherzo è?

Econucleare: che scherzo è?

NAPOLI (U.N.) - Econucleare:  le energie del futuro!  Non è possibile. E’ un ossimoro, una contraddizione. Ciò che è ecologico non può essere nucleare e ciò che è nucleare non potrà mai essere ecologico. Il nucleare  è radioattività, è Hiroshima, è terrorismo, è Chernobyl, è Fukushima.  Nucleare è ciò che è da temere, da tenere quanto più lontano possibile. I referendum opposti al nucleare stravincono, nessuno ne vuole sentire nemmeno parlare. Ma, c’è un ma!

A ben riflettere il Sole, il nostro amico Sole, la nostra stella, non è altro che una immensa centrale nucleare nella quale i nuclei di Idrogeno si fondono liberando la benefica energia che consente la Vita sul nostro pianeta. Le piante vivono, noi viviamo. Quando sulla spiaggia siamo beatamente sdraiati al sole nessuno di noi si sognerebbe di scappare subito: ma se qualcuno, all’improvviso, dovesse ricordarci che ci stiamo facendo deliberatamente irradiare da una centrale nucleare, avremmo quanto meno un sussulto, un attimo di disorientamento per il solo fatto di aver sentito pronunciare quella parola terribile: nucleare.

Non solo.

La nostra madre Terra al suo interno è caldissima. Scendendo in profondità la temperatura aumenta di circa 1 grado centigrado ogni trenta metri. Gli scienziati dapprima pensarono fosse solo calore residuo dall’epoca della sua formazione. Poi però si accorsero che i conti non tornavano: quel calore doveva essere prodotto anche da qualcosa di diverso. Oggi si è accertato che anche decadimenti radioattivi sono la fonte di quel calore. Quindi siamo seduti su di una enorme massa calda per fenomeni nucleari naturali e nessuno  sogna di abbandonare per questo il nostro pianeta.

Infine.

Qualcuno  pensa che oltre ai decadimenti radioattivi, non sia del tutto proibito ipotizzare la presenza di “reazioni nucleari a bassa energia” nella produzione del calore interno del pianeta Terra. Potremmo immaginare delle “piccole” Fusioni Nucleari, particolari, sporadiche, non massive, che rilascino modesta energia per tempi lunghissimi. Alcuni fisici negano decisamente la possibilità che si possano verificare reazioni di questo tipo mentre altri sostengono non solo la possibilità che possano verificarsi ma anche il fatto di averle già riprodotte in laboratorio. Di sicuro è la sfida della Fisica nei prossimi anni. Addirittura c’è già qualcuno che effettua dimostrazioni pubbliche, prepara piani industriali e stringe accordi commerciali.

Dunque.

Ecco spiegato l’arcano: “econucleare” rappresenta  tre fra le migliori possibilità a disposizione dell’umanità al fine di ottenere una produzione di energia a basso impatto ambientale, pulita e sostenibile: SOLARE, GEOTERMICO e LENR (Low Energy Nuclear Reaction).

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Google Plus – Il Nuovo Social Network ci prova.

Google Plus – Il Nuovo Social Network ci prova.

MOUNTAIN VIEW (di Livio Pizzi) -  Dopo i vari tentativi con Buzz e Wave, Google ci prova con Google Plus che lanciato giovedì scorso, sembra ( a differenza dei suoi predecessori ) essere partito col piede giusto, prendendo il meglio da Facebook e aggiungendoci una migliore gestione della privacy e dei piccoli grandi ritocchi, come gli “hangouts”, i ritrovi in videoconferenza, punto di forza del Social Network di casa Mountan View . Chiaramente è bene andarci cauti prima di cadere in falsi ottimismi poiché resta da capire se davvero Plus può aspirare a diventare il re dei social network.

Le prime impressioni degli “early adopter” sono state per lo più positive, anche se c’è stato chi ha sottolineato come G+ sia ancora ben lontano dal poter essere un “Facebook killer”, se non altro perché con una bacino di 700 milioni di utenti ormai fidelizzati, il network di Zuckerberg gode di un vantaggio competitivo difficile da eguagliare. E quindi si ha l’impressione che oggi non esista un motivo valido per lasciare Facebook e adottare Plus.

Per quanto il sito di Google sia pulito, pieno di funzioni e con un eccellente potenziale (si guardi la chat video), non riesce a distinguersi nettamente da Facebook nonostante ci sono parecchi indizi che ci portano a ritenere che Google Plus non farà la fine di Buzz.

Come hanno dichiarato gli stessi ingegneri di Goggle, G+ non è un servizio, ma “un progetto” il che tradotto significa come indica il nome stesso, Plus è un’estensione di tutte le applicazioni facenti parte dell’ecosistema di Google con cui è perfettamente integrato.

Una volta registratisi al servizio e inserite le proprie credenziali nella barra orizzontale del proprio account appaiono un paio di nuovi pulsanti: un’icona che segnala qualsiasi notifica in arrivo (come accade su Facebook) e un pulsante “share” per condividere qualsiasi contenuto interessante con la propria “cerchia” di amici.

 

LE “CERCHIE”

Il nuovo sistema di suddivisione dei contatti introdotto da Google: le “cerchie di amici” sono qualcosa di più di un simpatico elemento grafico con degli utili effetti di “drag ‘n drop” per cui basta rilasciare un “contatto” su un’icona circolare per sancirne l’appartenenza a un dato gruppo; essi rappresentano una metafora che porta con sé un intero nuovo approccio alla condivisione.

Paradossalmente, Facebook, il campione del social, ha una struttura puramente verticale e centralizzata; per instaurare un rapporto è necessaria la reciprocità dell’amicizia, a differenza di quanto avviene per esempio su Twitter, dove si possono seguire gli aggiornamenti di una data persona in maniera unilaterale, e diversamente da quanto accade ora su G+. Questo consente di usare il network non soltanto in maniera emozionale per scovare contenuti interessanti e condivisi da persone influenti di cui difficilmente si potrebbe ottenere l’amicizia – buffo, ma vero, una delle persone maggiormente aggiunte alle varie cerchie in queste ore, è proprio Mark Zuckerberg.

Non è perciò azzardato affermare che Plus si presenta come possibile alternativa non solo a Facebook, ma anche a Twitter.

Altri aspetti interessanti del neonato di Mountain View sono l’integrazione col sistema operativo per cellulari Android, infatti è già disponibile un’applicazione che da la possibilità di esportare i contatti con facilità, tramite lo strumento Data Liberation Front, che vanta una migliore gestione, rispetto a Facebook, del tagging delle foto.

Ci sono, in G+, alcuni peccati di gioventù che sicuramente dopo una fase di testing accurata e più attenta verranno eliminati. Il principale è l’attivazione automatica della ricondivisione di un post; infatti, una volta che si pubblica qualcosa in bacheca, anche se si è limitata la condivisione a una specifica cerchia, nulla vieta che qualcuno dei nostri amici ricondivida l’elemento fra i suoi contatti, anche senza la nostra autorizzazione. Anche se un rimedio macchinoso c’è: dopo aver inserito un messaggio, cliccare sulla freccetta sulla destra e scegliere “disabilita ricondivisione”.

Poi c’è un problema più generale, che riguarda soprattutto chi voglia trasferirsi da Facebook a G+, ed è quello di portare con sé tutti i propri contatti. Facebook non fornisce un sistema semplice per esportare le amicizie, per cui bisogna ricorrere a qualche trucchetto.

In definitiva le funzioni che mancano su Plus sono tante, le applicazioni devono ancora arrivare, e c’è quella sensazione di già visto che rischia di affossare il successo del progetto. Di sicuro Plus sarà in grado di ritagliarsi la sua nicchia tra gli appassionati anche se Facebook è ancora in netto vantaggio.

La partita è comunque appena iniziata e conoscendo Google le sorprese nei prossimi mesi di sicuro non mancheranno.

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CNR di Napoli, geni alterati nei pazienti affetti dalla Sindrome di Down

CNR di Napoli, geni alterati nei pazienti affetti dalla Sindrome di Down

NAPOLI (di Livio Pizzi) – Si sta consumando nella totale indifferenza dei media italiani una delle scoperte che potrebbe cambiare la storia della biologia molecolare mondiale. A più di 50 anni dalla prima indagine genetica sulla sindrome di Down, è stato possibile conoscere la sequenza cromosomica della «trisomia del 21», grazie allo studio dell’equipe del succitato CNR di Napoli. La ricerca, intitolata Massive-scale RNA-Seq analysis of non ribosomal transcriptome in human trisomy 21 e guidata dai ricercatori Alfredo Ciccodicola e Valerio Costa, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica PLos ONE, nei laboratori partenopei del CNR. La ricerca è stata condotta grazie a metodiche e protocolli innovativi, ottenendo la precisa decodifica dei geni alterati, i responsabili della «sindrome di Down», mettendo così in evidenza la correlazione dei geni patogeni con altri geni scatenanti la malattia.

La composizione in triplice copia dei cromosomi responsabili del morbo è cosa nota da 50 anni. Il tasselli mancanti alla comprensione completa del fenomeno erano i geni direttamente responsabili dell’anomalia.

La sindrome di Down è una patologia che venne messa in luce dal medico inglese John Langdon Down, il quale ne descrisse gli aspetti più evidenti, come i tratti somatici orientaleggianti dei portatori di questa sindrome (da lì, l’espressione «mongoloidismo»), la breve aspettativa di vita, il forte ritardo mentale e altro. Tuttavia egli non fu in grado di capirne le correlazioni genetiche. Cosa che fu, invece, possibile grazie al pediatra francese Jerome Lejeune, che nel 1959, individuò nell’anomalia del cromosoma 21 la causa genetica del morbo che tutt’oggi è anche conosciuto come «trisomia del 21», a causa del fatto che i cromosomi, invece di essere presenti in coppia, sono presenti in tripletta.

Questo studio, data la sua importanza, potrà rappresentare un punto di partenza per la comprensione di molte malattie genetiche e neoplasiche che tutt’ora hanno meccanismi sconosciuti agli scienziati.

Che Napoli sia vittima di un attacco mediatico massivo per mettere in evidenza solo gli aspetti negativi è ormai noto a tutti, ma che una notizia del genere passi nella totale indifferenza dei media italiani, è a dir poco scandaloso.

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L’Olanda sceglie la net neutrality

L’Olanda sceglie la net neutrality

AMSTERDAM (di Livio Pizzi) – Per la prima volta un Paese europeo ha approvato una legge a favore della neutralità della rete. Ovvero si sono approvate delle regole che vanno contro quegli operatori che limitano in vario modo i servizi internet per il proprio tornaconto. E’ venuta dal parlamento olandese, ieri, questa decisione d’avanguardia. L’Olanda è anche il secondo Paese al mondo, dopo il Cile, ad avere una legge che tocca un tema molto caldo e delicato per gli interessi degli operatori.

E’ una risposta in particolare a quegli operatori mobili olandesi che bloccano o tariffano a parte i servizi VoIP (telefonia via internet, Skype). L’operatore Kpn aveva appena annunciato l’intenzione di tariffare a parte servizi di vario tipo, inoltre: non solo VoIP, ma anche WhatsApp, un’applicazione per mandare gratis messaggi via internet (al posto degli sms). E’ evidente che lo scopo degli operatori è tutelare i propri ricavi tradizionali (telefonate ed sms). L’Olanda ha stabilito però che anche il semplice tariffare a parte alcuni servizi (e quindi farli pagare di più, rispetto agli altri) è una minaccia alla libertà di internet e dell’innovazione. Gli operatori non possono quindi arrogarsi il diritto di discriminare, con i prezzi, i diversi contenuti e servizi di internet. L’idea è che in questo modo ottengono il potere di incentivare o di scoraggiare alcuni utilizzi della rete.

D’altro canto è loro interesse continuare a farlo. Tanto che l’associazione Etno (rappresentante dei principali operatori europei) ha lanciato subito l’allarme: la legge olandese toglie loro le risorse – accusano – per investire nelle nuove reti. Temono che la legge olandese faccia da apripista e diffonda i principi di neutralità in Europa. Moltissimi operatori, anche italiani, infatti, fanno cose che secondo la nuova legge sarebbero proibite. Quasi tutti gli operatori mobili del nostro paese tariffano a parte i servizi VoIP. L’utente deve pagare un extra per usarli, rispetto al canone flat che include l’accesso a internet tramite rete mobile. Quasi tutti, fissi e mobili, inoltre, hanno sistemi per limitare la velocità dei servizi che consumano molta banda (peer to peer, video online…). Da ultima, anche Telecom Italia tanto da procurarsi di recente una diffida da parte di Altroconsumo. Le leggi italiane, a riguardo, sono però molto blande. Gli operatori sono tenuti a comunicare con trasparenza, all’utente, se e come limitano alcuni servizi. L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) sta studiando la materia: ha concluso a maggio un’indagine conoscitiva e adesso dovrà decidere se intervenire con una delibera, per imporre alcuni obblighi agli operatori (che potrebbero essere anche di dare maggiore trasparenza sulle proprie pratiche).

La Commissione europea pure è alla finestra, al momento. A maggio ha ribadito di non voler imporre norme ad hoc sulla neutralità ma studiando le pratiche degli operatori capirà se sono un pericolo per la libertà della rete e della concorrenza e nel caso, interverrà. Agli esperti, è suonato come un avvertimento, perché gli operatori non esagerino con le manipolazioni sulla rete. Non è facile imporre norme a favore della neutralità. I legislatori si scontrano anche con la necessità di tutelare i futuri investimenti degli operatori nelle nuove reti. Fcc (l’Authority tlc Usa) quest’anno ha fissato alcune norme per la neutralità, cercando un compromesso tra gli opposti interessi, ma gli operatori finora sono riusciti a bloccarle, opponendosi in giudizio.

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IBM e l’ETH di Zurigo innaugurano il nuovo “Binnig and Rohrer Nanotechnology Center”

IBM e l’ETH di Zurigo innaugurano il nuovo “Binnig and Rohrer Nanotechnology Center”

ZURIGO (di Livio Pizzi) – Il nuovo Centro porta il nome di Gerd Binnig e Heinrich Rohrer, presenti all’inaugurazione, i due ricercatori  IBM che hanno vinto il premio  Nobel per aver inventato il microscopio a effetto tunnel presso il laboratorio di ricerca di Zurigo nel 1981, consentendo  di vedere per la prima volta gli atomi su una superficie.

La struttura è il risultato di una partnership strategica decennale tra IBM e l’ETH di Zurigo che vede i due team impegnati per creare nuovi materiali dispositivi su nanoscala.

Il Centro ha firmato una importante collaborazione con il Ministero dell’Economia e dell’Istruzione e della Scienza lituana, incentrata sulla fotonica integrata e su nuovi materiali fotonici, per creare computer più veloci, tecnologie solari innovative e per l’uso del nanopatterning nella creazione di targhette di sicurezza (security tags) per un’avanzata tecnologia anticontraffazione.

Altre aree di ricerca comprendono sistemi micro e nanoelettromeccanici, spintronica, elettronica organica, dispositivi basati sul carbonio, materiali funzionali, raffreddamento, integrazione tridimensionale di chip di computer, optoelettronica e comunicazione ottica dei dati nei computer, oltre a nanofotonica in silicio. La struttura è il risultato di un investimento da 60 milioni di dollari in costi infrastrutturali e ulteriori 30 milioni di dollari per gli strumenti e le attrezzature.

Un punto centrale della ricerca di IBM in questo nuovo centro è l’esplorazione del “prossimo switch”, i componenti base del futuro per chip e sistemi informatici migliori, più veloci e più efficienti dal punto di vista energetico.

 

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Blackout Aruba: ore di panico per il web italiano, ora chi paga?

Blackout Aruba: ore di panico per il web italiano, ora chi paga?

AREZZO (di Livio Pizzi) – Già dalle prime ore della mattina molti siti erano irreperibili e il presentimento che era successo qualcosa di “grosso” si faceva sempre via via certezza, una gran parte della rete era stata oscurata. Il tutto poteva far pensare ad un attacco hacker ma il mostro che ha mandato in tilt migliaia di siti e bloccato la posta elettronica, causando un blackout record per la rete italiana, era stato il surriscaldamento di un gruppo di continuità elettrica che ha generato un principio di incendio. E’ accaduto nella server farm di Aruba primo provider di servizi internet in Italia. Tutto è cominciato la scorsa notte, quando i vigili del fuoco sono intervenuti nella sede aretina di Aruba, in via delle Biole. E il risveglio per molte aziende e siti d’informazione locale è stato da incubo. Impossibile aggiornare i siti, impossibile usare la posta elettronica.

Tutto fermo, tutto bloccato e la notizia del guasto è corsa sulla parte della rete non gestita da Aruba. E’ stata la stessa azienda, comunicando attraverso Twitter, a informare i clienti di ciò che stava accadendo. Un principio d’incendio ha coinvolto la zona delle UPS (Gruppi di continuità) , “ma le sale dati non hanno subito danni. E’ stato attivato l’energit power off togliendo energia alla struttura. I tecnici stanno tutt’ora lavorando per ripristinare la situazione”. Il blackout ha però risparmiato i siti dei principali mass media e così i ‘naviganti’ hanno potuto assistere al royal wedding di William e Kate sfruttando quella parte di rete che non è ‘gestita’ da Aruba, con contatti da primati. Poi, lentamente, ma in modo costante e progressivo, i tecnici di Aruba hanno ripristinato la funzionalità del server e prima due delle tre sale dati hanno ripreso a funzionare, poi – intorno alle 16 – tutto ha ripreso a funzionare. E l’annuncio è stato dato dalla stessa Aruba, sempre attraverso Twitter.

Avevano lavorato per tre ore i vigili del fuoco di Arezzo per spegnere le fiamme che erano divampate nella ‘server farm’. E per 12 ore hanno lavorato i tecnici dell’azienda per ridare normalità a buona parte della rete. Quello di oggi per Aruba non è il primo incidente di questo tipo. Un fermo di minore rilevanza era avvenuto il 6 ottobre del 2010 a causa di un errore umano. Per spiegare quanta parte del mondo internet è rimasto coinvolto nell’ incidente basta elencare alcuni numeri di Aruba, azienda fondata nel 1994 col nome Technet.it e al primo posto non solo in Italia, ma anche nella Repubblica Ceca e nella Repubblica Slovacca per numero di siti in hosting e di domini registrati. Complessivamente ha 1.650.000 domini registrati e mantenuti, 1.250.000 siti attivi in hosting, 5.000.000 caselle e-mail gestite, oltre 10 mila server gestiti, circa 3000 metri quadri di data center. Utenti e aziende infuriate per il disagio subito e il Codacons sta studiando “la possibilità di intentare una class action in favore dei clienti di Aruba. Si tratta di un danno economico enorme, soprattutto per chi lavora con la posta elettronica e per chi gestisce la propria attività attraverso il web”.

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Mac Lion e Microsoft Windows 8, in attesa dei nuovi sistemi operativi

Mac Lion e Microsoft Windows 8, in attesa dei nuovi sistemi operativi

NAPOLI (di Livio Pizzi) – L’estate si avvicina e sono quasi pronti all’esordio i nuovi sistemi operativi di Microsoft e Apple. Windows 8 e OsX 10.7, nome in codice “Lion”, sono storicamente su fronti totalmente opposti. Windows è da anni in vantaggio per numero di licenze, ma MacOs detiene una nicchia di tutto rispetto e comunque in ampliamento. Due sistemi operativi un tempo molto diversi ma che col tempo, almeno per sensazione di utilizzo, iniziano ad assomigliarsi. Anche se sotto al cofano ci sono due motori molto diversi.

Windows 8. Le schermate arrivate sul web vanno giudicate con attenzione, ma le caratteristiche del nuovo Windows, dopo gli evidenti passi in avanti fatti con Windows 7, lasciano pensare ad un miglioramento sulla scia di quest’ultimo più che ad una completa riprogettazione. Ma Micorsoft ha un pensiero in più rispetto ad Apple: far funzionare il suo Os su uno sterminato parco di possibili macchine, dal netbook più scarso alla workstation più performante.

Mentre la mela costruisce il suo hardware attorno al software, un ecosistema relativamente chiuso che consente una progettualità diversa, Windows 8 dovrà adattarsi alla macchina che lo ospita più che in passato. Sembra che Microsoft stia pensando ad un’interfaccia utente diversa a seconda del pc su cui Win8 verrà installato. Le innovazioni appaiono più orientate all’ottimizzazione dell’utilizzo, anche nelle funzioni di base dell’interfaccia utente.

Windows 8 secondo quanto si sa, si avvierà rapidamente e sarà in grado di ripristinare il sistema in due minuti, riportandolo come ad una prima installazione, senza però cancellare i dati. Una forma di gestione avanzata del registro dovrebbe permettere di mantenere il sistema sempre a punto. Ci saranno probabilmente delle novità sul fronte del riconoscimento ottico e tattile: Win8 sarà in grado di identificare il volto dell’utente, eliminando la necessità di password per accedere al sistema. Attenzione quindi a chi vi scatta una foto in primo piano. Sarebbe inopportuno per Microsoft non pensare ad una migliore implementazione dei controlli tattili, anche perché entro la fine del 2012 Windows 8, in qualche forma, dovrebbe arrivare sui tablet con un’interfaccia utente “immersiva” appositamente disegnata, e dialogare al meglio con Windows Phone, il sistema operativo mobile. In questo senso, Steve Ballmer di Microsoft ha annunciato il supporto del nuovo Windows ai processori Arm. E per completare l’offerta senza rimanere indietro rispetto ad Apple, arriverà anche un Windows App Store, attraverso cui rifornirsi di programmi e giochi.

Ma per mettere le mani sul nuovo Windows, bisognerà attendere fino alla presentazione, probabilmente intorno ad ottobre. Al momento, l’os è in versione “milestone 3″, distribuito su un network per sviluppatori, ma Microsoft sta impiegando molte energie sul progetto e lo sviluppo procede molto rapidamente. Windows 8 si vedrà più nel dettaglio al prossimo Consumer Electronic Show, a gennaio 2012, e sul mercato probabilmente nel primo semestre del prossimo anno.

Mac Os Lion.

I tempi per il nuovo OsX 10.7, nome in codice Lion, sono invece più stretti. Lo si vedrà in forma più o meno compiuta a giugno, alla Worldwide developer conference di Apple. Al momento, l’os è ancora in costruzione, ancora instabile e con diversi bug, ma è stata rilasciata la seconda “Developer preview”, una versione riservata agli sviluppatori. I lavori sono comunque in via di conclusione. Apple punta sull’integrazione delle esperienze d’uso del Mac e di iOs, pur trattandosi di prodotti dalle diverse caratteristiche e funzionalità. Non è un caso se i nuovi applicativi di Lion, Mail 5 e iCal, richiamino da vicino le versioni iPad. Anche l’accessibilità alle funzioni del nuovo Os risente del “tocco” di iPhone e iPad, con l’introduzione del Launchpad, una “sovraschermata” che mostra tutte le applicazioni presenti sul Mac, proprio come sul tablet Apple. Anche lo scorrimento delle finestre e la presenza tra gli elementi del Finder dei pulsanti a scorrimento tipici di iOs riporta la mente ad altri dispositivi Apple, e l’idea di Cupertino sembra proprio quella di uniformare il funzionamento delle sue macchine, e fornire un codice unico di utilizzo, un meta-marchio che configuri il mondo Apple, permettendo all’utente di non confondersi mai.

Evoluzioni funzionali anche per Exposé, che in Lion diventa Mission Control, e raggruppa le applicazioni in uso per tipo, permettendo di passare agilmente da una all’altra. C’è poi l’idea di poter ingrandire ogni applicazione a tutto schermo, mutuata dal concetto di minimalismo della nuova interfaccia di Lion, molto più pulita ed essenziale. Ma le innovazioni più importanti di MacOs 10.7 sono ovviamente quelle che non si vedono, con un’ottimizzazione della performance del sistema operativo, una gestione più fluida del multitasking, con le applicazioni in background che consumano meno risorse di sistema.  E tra i progetti per il futuro, nelle successive versioni Osx dovrebbe presentare una tecnologia multitouch avanzata, con movimenti a cinque dita, per cui Apple ha appena depositato dei brevetti. Ma di questo si riparlerà tra qualche tempo, probabilmente quando usciranno le prime schermate “abusive” di Windows 9.

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Dahlia tv: fine delle trasmissioni

Dahlia tv: fine delle trasmissioni

ROMA (di Livio Pizzi) – La piattaforma televisiva a pagamento Dahlia chiude e sospende ogni futura trasmissione. L’assemblea dei soci di Dahlia ha infatti deciso di chiudere l’attività. Troppi costi, pochi ricavi. Due giorni di uso della banda larga costano circa 150.000 euro a cui si sommano circa 50.000 euro del prezzo dei servizi di Filmmaster.

Quello che si può leggere accedendo al sito ufficiale del Provider Tv è il seguente messaggio:” Dahlia TV ed il suo team sono spiacenti di comunicare che, nonostante tutto l’impegno profuso in questi mesi per offrire il miglior servizio e ricambiare la fiducia accordata dai propri Clienti, si trovano costretti ad interrompere le trasmissioni. Ringraziamo e ci scusiamo con tutti i Clienti e gli appassionati che ci hanno scelto e ci hanno seguito fino ad oggi.”

La situazione è precipitata quando i soci italiani hanno chiesto al socio svedese (che detiene l’80% del capitale dell’emittente) di contribuire proporzionalmente, versando cioè in contanti nelle casse di Dahlia circa 800 mila euro, proposta rifiutata, per cui chiusura totale.

Grave danno per tutti gli abbonati che avevano versato soldi per veder elle partite della propria squadra, in alternativa ai canali a pagamento di Sky e Mediaset Premium. Le squadre offerte erano quelle di Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese oltre alla Serie B.

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Arriva Firefox 4, questa volpe non la prende più nessuno.

Arriva Firefox 4, questa volpe non la prende più nessuno.

CALIFORNIA (di Livio Pizzi) – La battaglia tra browser negli ultimi anni non ha risparmiato colpi. Internet Explorer di Microsoft ha regnato incontrastato per anni, ma l’arrivo di Firefox e poi di Google Chrome ha scompigliato le carte in tavola. Al punto che Firefox ha ora più utenti di Explorer in Europa, mentre Chrome guadagna terreno grazie alle ottime performance su tutte le piattaforme. Mozilla, sviluppatore di Firefox, ha ben chiaro che in uno scenario così fluido non si può permettere il lusso di perdere terreno. E per la nuova versione del suo browser, in arrivo entro marzo, ha lavorato parecchio per migliorare velocità e performances. Con il risultato che Firefox 4 è ora un browser percepibilmente più veloce della versione 3.6, l’ultima rilasciata ufficialmente. E per la nuova versione, debutta un’interfaccia utente alleggerita, ispirata certamente al minimalismo scelto da Google per Chrome, ma anche alla nuova estetica scelta da Microsoft per il nuovo Explorer 9. Ma questa versione numero quattro potrebbe non essere l’ultima dell’anno.

Firefox 4 non sarà uno shock per gli utenti storici del browser Mozilla. Dopo un lieve spaesamento iniziale, navigare sul web sarà intuitivo come in precedenza: ora la parte superiore del browser mostra un pulsante arancione che nasconde tutti i menu, una scelta che serve a liberare spazio su schermo e mostrare “più web” e “meno browser”, proprio come in Chrome tutte le funzioni e le opzioni sono nascoste dietro questo pulsante, per il resto c’è una pulitissima serie di controlli classici di navigazione. Per chi arriva a Firefox 4 da Explorer 8, lo scenario potrebbe essere un po’ più disorientante, ma nulla che non si risolva in pochi minuti.
La “awesome bar” di Firefox è sempre presente: per navigare basta digitare il nome del sito, senza www o suffissi, .com, .it o altri: ci penserà il browser a capire dove l’utente vuole andare. Per la ricerca, vale lo stesso principio: è sufficiente digitare cosa si cerca nella barra degli indirizzi e Firefox si attiverà per restituire i risultati.

La prima cosa che si nota in questa versione 4 è la velocità complessiva. Il browser si avvia molto più rapidamente di prima e la navigazione risulta molto più spedita: le pagine si caricano in pochi istanti, e la performace di Firefox 4 è ormai pari a quella ottima di Google Chrome e a quella promessa da quanto visto finora di Explorer 9. Mozilla ha recuperato terreno, dopo un periodo speso in seconda posizione, implementando al meglio Css3 e Html5, piattaforme che consentono un’esperienza web multimediale senza l’utilizzo di plugin esterni. Anche il motore Javascript è stato ottimizzato, un accorgimento che permette un’esperienza più fluida in quei siti che utilizzano molto questo tipo di linguaggio, Facebook ad esempio.

Tra le novità più interessanti c’è Firefox Panorama, un rinnovato sistema di gestione delle schede di navigazione, ora raggruppabili e più lineari da tenere d’occhio, anche in grandi quantità. Soprattutto ora le schede possono essere configurate come “applicazioni” e quindi godere di un’attenzione speciale e rimanere in rilievo. Firefox fa il salto formale verso le “web app” come Explorer 9, che però al momento permette di gestire i siti come fossero vere e proprie applicazioni, integrabili nella barra di Windows.

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