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Mandzukic scardina la difesa Viola: la Juve vince ancora

Mandzukic scardina la difesa Viola: la Juve vince ancora

di Gianpaolo Rispoli

Una Juve non esaltante porta a casa tre punti preziosissimi contro un’ottima Fiorentina, che nelle ultime uscite sembra aver trovato la propria dimensione dopo un inizio complicato. Per gli uomini di Allegri, invece, un passo indietro sul piano del gioco rispetto alla trasferta di Reggio Emilia, ma va sicuramente considerata anche la differenza sul piano qualitativo tra le avversarie affrontate dai bianconeri. La Juve si prepara così ad affrontare un’altra settimana infernale, che si aprirà col derby di sabato sera.
La cronaca – Formazioni: Juventus (4-2-3-1): Szczesny; Sturaro (dal 46’ s.t. Licthsteiner), Rugani, Barzagli, Asamoah; Bentancur, Matuidi; Cuadrado (dal 37’ s.t. Bernardeschi), Dybala (dal 30’ s.t. Pjanic), Mandzukic; Higuain.

Fiorentina (4-2-3-1): Sportiello; Laurini (dal 6’ s.t. Gaspar), Astori, Pezzella, Biraghi; Veretout, Badelj; Chiesa, Benassi (dal 16’ s.t. Gil Dias), Thereau (dal 23’ s.t. Sanchez); Simeone.
All’Allianz Stadium arriva una Fiorentina in un buon momento di forma con Pioli che conferma la squadra che sabato ha sconfitto il Bologna ad eccezione di Gaspar, rimpiazzato da Laurini. Allegri opta per il classico 4-2-3-1 e fa rifiatare Lichtsteiner, Alex Sandro e Pjanic a beneficio di Sturaro, Asamoah e Bentancur. La partita è inizialmente molto tirata e la prima occasione si ha al 9’ con una gran punizione di Dybala che termina non lontana dalla porta difesa da Sportiello. La risposta viola arriva al 25’, sempre su punizione, con Veretout che ci prova ma la palla termina abbondantemente alta. La Fiorentina si chiude benissimo e prova qualche timida ripartenza, la Juve non riesce a trovare spazi e Dybala tocca pochi palloni, non riuscendo ad accendersi. L’unica ulteriore occasione è per la Juve al 43’ con un destro da fuori di Higuain che viene deviato e termina in calcio d’angolo. Finisce così un primo tempo ricco di intensità ma molto povero di occasioni.

Nella ripresa inizia meglio la Fiorentina con una bella iniziativa di Thereau ma è la Juve a passare in vantaggio al 52’: Cuadrado mette in mezzo un gran cross dalla destra, Higuain non arriva sul pallone ma dietro di lui sbuca Mandzukic che, in tuffo di testa, porta i suoi in vantaggio e sblocca una partita complicatissima. La risposta viola arriva dieci minuti più tardi, con un bel tentativo di Thereau da fuori che esce di poco alla sinistra di Szczesny. Al 66’ Badelj viene espulso per doppia ammonizione, anche grazie all’ausilio della VAR.

Due minuti più tardi Cuadrado va via sulla destra e mette in mezzo per Mandzukic, la cui conclusione viene ribattuta da Gaspar. Al 72’ ci prova Cuadrado con un destro da fuori, Sportiello è attento e respinge. Quattro minuti più tardi ancora il colombiano, ispiratissimo, si rende protagonista con un cross lunghissimo per Mandzukic, che colpisce di testa ma Sportiello riesce a parare. L’ultima occasione della partita si ha al 90’ con una bella azione di Gil Dias che riesce a liberarsi per calciare ma il suo sinistro viene deviato in calcio d’angolo. L’arbitro, dopo 4’ di recupero, manda tutti negli spogliatoi e i bianconeri festeggiano per la quinta vittoria consecutiva in questo campionato.

Integrazione – Una delle note più positive della serata per la Juventus è stata sicuramente l’ottima prestazione della coppia di centrocampo Bentancur-Matuidi. I due nuovi centrocampisti sembrano essersi integrati alla perfezione negli schemi di Allegri, e saranno sicuramente pedine fondamentali per far rifiatare Pjanic e Khedira, senza dimenticare la bandiera Marchisio. Integrazione che, invece, sembra ancora non sia completata per i due colpi più costosi: Douglas Costa e Bernardeschi. Il primo ha giocato due partite da titolare senza riuscire a convincere più di tanto, mentre il secondo ancora non è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante negli schemi di Allegri. L’esperienza però ci insegna che il mister toscano ha sempre inserito lentamente i nuovi gioielli al centro del suo progetto, da Morata a Dybala, passando per Alex Sandro: tutti giocatori che, prima di trovare un minutaggio importante, hanno avuto a disposizione tutto il tempo necessario per ambientarsi.

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E’ azzurro il primo derby campano

E’ azzurro il primo derby campano

di Cristina Accardo

NAPOLI  Il primo derby campano della serie A se lo aggiudicano gli azzurri. Al San Paolo, in un clima di festa tra tifoserie, al consueto orario domenicale, il Napoli tramortisce il Benevento con un secco 6 a 0. Mertens risponde a suon di gol alla tripletta di Dybala: sono suoi, infatti, tre delle sei reti rifilate a Belec. La partita volge da subito a favore degli uomini di mister Sarri, che, per il campionato non abdica a favore del turn over e, rispetto a quanto fatto qualche giorno fa in Champions, manda in campo gli undici titolari (una scelta, questa, in cui molti hanno visto la chiara intenzione del club partenopeo di puntare molto al campionato, piuttosto che ad altre competizioni). Pochi minuti dopo il fischio di inizio su scambio Allan – Mertens, il brasiliano mette la prima palla dentro per l’1 a 0; passano dieci minuti ed Insigne compie un gesto pregevole con una rete che si infila dei precisone nell’angolo alle spalle del portiere del Benevento. Il Napoli risale la china, il Benevento si difende con l’intenzione di non subire una goleada, ma gli azzurri sembrano essere una macchina da gol, con a capo il folletto Dries Mertens scatenato che, tra primo e secondo tempo, finalizza un cross di Insigne e due rigori. A chiudere il cerchio è Callejon che finisce sul cartellino dei marcatori, grazie ad una pennellata di Ghoulam. Il Napoli archivia la sconfitta con gli ucraini e raggiunge Inter e Juventus in vetta alla classifica pensando che mercoledì si scenderà di nuovo in campo: questa si vola all’Olimpico contro la Lazio.

Napoli: Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan (74′ Rog), Jorginho, Hamsik, Callejon (66′ Ounas), Insigne (57′ Giaccherini), Mertens
Benevento: Belec, Venuti, Lucioni, Antei (36′ Letizia), Di Chiara, Lombardi (77′ Parigini), Viola, Chibsah, Lazaar, Coda, Armenteros (55′ Cataldi).
In campo – Subito Napoli, al 3’ Allan con l’aiuto di Mertens scatta per 30 metri e concretizza l’azione da lui avviata con il gol per la prima rete di giornata. Callejon sfiora il palo su passaggio di Insigne, che si rifà poco dopo con uno dei suoi colpi migliori: spalle alla porta si gira e trova l’angolino per il 2 a 0. Al 20’ colpo di testa di Hamsik, ma Belec devia a salvare la porta. Sette minuti dopo non può nulla su Mertens lanciato da Insigne: al 27’ è 3 a 0. Prima del finire del primo tempo sale in cattedra anche Callejon ed al 32’ il risultato è sul 4 a 0. Al 64’ della ripresa l’arbitro fischia un rigore a favore degli azzurri per fallo in area sul nuovo entrato Giaccherini, dagli undici metri va Mertens ed è 5 a 0. Si avviano i cambi ed il Benevento attende solo la fine della gara per tirare il fiato, ma arriva un secondo rigore per i partenopei: Mertens fa suo il pallone a dispetto di quanto suggerito dalla panchina e sigla il 6 a 0 e la tripletta personale che lo porta al terzo posto con Icardi nella classifica marcatori della Serie A sfuggitagli lo scorso campionato per un soffio.

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Dybala show al Mapei Stadium: Juve a punteggio pieno

Dybala show al Mapei Stadium: Juve a punteggio pieno

di Gianpaolo Rispoli

La Juve respinge le critiche piovute in settimana a seguito della sonora sconfitta maturata in Champions contro il Barcellona e si impone per 3-1 contro un Sassuolo troppo arrendevole e mai seriamente in partita. Allegri può sorridere dopo l’ennesima dimostrazione di forza dei suoi, mentre l’opaca prestazione del Sassuolo dimostra che c’è ancora molto da lavorare in casa neroverde per poter ambire a qualcosa in più di una semplice salvezza.
La cronaca – Formazioni: Sassuolo (3-5-2): Consigli; Letschert, Cannavaro, Acerbi; Lirola, Mazzitelli (dal 13’ s.t. Duncan) Magnanelli (dal 32’ s.t. Matri), Sensi, Adjapong; Politano (dal 19’ s.t. Ragusa), Falcinelli.
Juventus (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner (dal 27’ s.t. Barzagli), Rugani, Chiellini, Alex Sandro; Pjanic, Matuidi; Cuadrado, Dybala (dal 39’ s.t. Bernardeschi), Mandzukic; Higuain (dal 32’ s.t. Douglas Costa).
Nell’anticipo domenicale al Mapei Stadium si affrontano Sassuolo e Juventus, con Bucchi che conferma il 3-5-2 già visto la settimana scorsa a Bergamo contro l’Atalanta, mentre Allegri torna al 4-2-3-1, accantonando momentaneamente il 4-3-3 provato nell’ultimo turno contro il Chievo. La prima occasione della partita arriva dopo 4’, quando Cuadrado prende palla sulla fascia, punta un avversario e poi serve Pjanic, il bosniaco ci prova con il destro dal limite dell’area ma Consigli è attento e respinge. Al 10’ arriva la seconda occasione bianconera con Higuain, che colpisce al volo su un bel cross di Alex Sandro, ma Consigli è bravissimo a respingere la conclusione dell’argentino. La prima occasione per gli emiliani arriva al 15’ con un tiro da fuori di Sensi che termina alto di poco al termine di una bella azione manovrata. Un minuto più tardi la Juve passa in vantaggio: Alex Sandro serve Mandzukic sulla fascia, il croato alza la testa e serve Dybala che con uno straordinario sinistro di prima da fuori area sorprende Consigli e porta i suoi in vantaggio. La risposta del Sassuolo tarda ad arrivare, e i biancoverdi riescono a rendersi pericolosi solo al 33’, quando Politano prova un sinistro da lontano, ma Buffon è attento e blocca. Il primo tempo termina senza ulteriori occasioni.
Nella ripresa la Juve è subito intraprendente e al 49’ trova il raddoppio: Higuain pesca Cuadrado sulla destra, il colombiano serve Dybala che controlla e poi calcia di punta prendendo il tempo a Consigli e raddoppiando per i suoi. Due minuti più tardi i bianconeri si rilassano e il Sassuolo riapre la partita con Politano, che è bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in rete dopo un’azione concitata nell’area di rigore juventina. Al 63’, però, è ancora Dybala e portare i suoi in vantaggio di due reti grazie ad un calcio di punizione perfetto. Quattro minuti più tardi è Matuidi a provarci da fuori, ma la palla termina fuori alla destra di Consigli. L’ultima emozione della partita si ha all’83’, quando Douglas Costa con una grande giocata lascia sul posto Letschert e mette in mezzo, Cuadrado colpisce a botta sicura ma Adjapong con la schiena salva i suoi e mette in calcio d’angolo. Il Sassuolo non riesce più a creare e la Juve può festeggiare per la quarta vittoria in altrettante partite di campionato.
4 su 4- I bianconeri centrano la quarta vittoria su quattro e volano a punteggio pieno. Chi temeva che la squadra di Allegri, dopo la conquista del sesto scudetto di fila, si sarebbe sentita appagata, dovrà ricredersi dopo un inizio di campionato praticamente perfetto, condito da tante dimostrazioni di forza e superiorità. Un capitolo a parte, inoltre, va aperto per l’incredibile partenza di Dybala, che dopo quattro giornate si trova in vetta alla classifica cannonieri grazie all’incredibile media di due gol a partita, che significano otto gol totali. Reti e giocate che fanno di lui, in questo momento e per distacco, il miglior giocatore in assoluto del nostro campionato e che, nel giro di qualche anno, porteranno quasi certamente l’attaccante argentino a giocarsi il pallone d’oro, e la Juve, se riuscirà a tenerselo stretto, a continuare a lottare con le grandissime d’Europa.

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Messi annienta la Juve: 3-0 Barça al Camp Nou

Messi annienta la Juve: 3-0 Barça al Camp Nou

(di Gianpaolo Rispoli)

Serata di smentite al Camp Nou dove il Barcellona ha in parte appianato le critiche piovute ad inizio stagione a seguito della doppia sconfitta in Supercoppa contro il Real, e la Juve è caduta in terra Catalana contro una compagine che soltanto 6 mesi fa era stata, anche abbastanza nettamente, sconfitta ed eliminata nel doppio confronto dei quarti di finale. Un brutto stop per i bianconeri che rischia di compromettere sin dall’inizio la lotta per il primo posto nel girone D, dove gli uomini di Allegri si giocheranno la posizione più alta proprio con i blaugrana.

La cronaca – Formazioni: Barcellona (4-3-3): Ter Stegen; Semedo, Piqué, Umtiti, Alba; Rakitic (dal 32’ s.t. Paulinho), Busquets, Iniesta (dal 38’ s.t. André Gomes); Dembelé (dal 26’ s.t. Sergi Roberto), Messi, Suarez.
Juventus (4-3-2-1): Buffon; De Sciglio (dal 41’ p.t. Sturaro), Barzagli, Benatia, Alex Sandro; Bentancur (dal 18’ s.t. Bernardeschi), Pjanic, Matuidi; Dybala, Douglas Costa; Higuain (dal 42’ s.t. Caligara).
Valverde schiera per la prima volta dall’inizio l’attesissimo Dembelé, erede di Neymar, mentre Allegri lancia dal 1’ Bentancur per sopperire alle assenze di Mandzukic e Cuadrado. La Juve inizia molto bene e al 6’ arriva la prima occasione con un gran sinistro da fuori di De Sciglio che esce di pochissimo. Tre minuti più tardi è Douglas Costa ad accendersi e a servire Dybala dopo una grande giocata, ma l’attaccante argentino si allarga troppo e non riesce a rendersi pericoloso col suo sinistro. Al 12’ Pjanic supera Busquets e ci prova da lontano, Ter Stegen si fa trovare pronto e respinge la sfera.

La prima occasione per il Barça arriva al 20’, quando Buffon, con un intervento prodigioso, manda in calcio d’angolo un gran destro da fuori di Suarez. Al 38’ De Sciglio perde un pallone velenosissimo in area di rigore regalandolo a Dembelé, ma per sua fortuna il francese viene disturbato al momento del tiro e non riesce a rendersi pericoloso. Proprio allo scadere della prima frazione il Barça passa in vantaggio al termine di una grandissima azione: Messi prende palla a centrocampo, avanza chiedendo e ottenendo un uno-due con Suarez e poi chiude l’azione con un gran sinistro imparabile per Buffon, che manda le squadre negli spogliatoi sul risultato di 1-0.

Nella ripresa inizia ancora una volta meglio la Juve, che dopo tre minuti si rende pericolosa con una conclusione da fuori di Dybala che termina alta di poco. Al 52’ ci prova Messi che prende palla al limite dell’area, si gira e calcia in un batter d’occhio, ma il palo interviene a salvare Buffon e a negare la gioia del gol all’argentino. Il raddoppio blaugrana arriva al 56’: è ancora Messi che va via sulla destra e mette in mezzo un pallone che viene prima allontanato da Sturaro, e poi raggiunto da Rakitic che, a porta sguarnita, non può far altro che segnare e portare il risultato sul 2-0. La Juve sembra non esserci più e al 61’ ci prova ancora Messi su punizione, Buffon è attento e respinge la conclusione. Al 69’ cala il sipario sulla partita: Messi prende palla sulla trequarti, salta un paio di avversari e calcia col sinistro non lasciando scampo a Buffon e chiudendo la partita a 20 minuti dalla fine. Bisogna aspettare l’80’ per assistere alla reazione bianconera, affidata ad un colpo di testa di Benatia salvato provvidenzialmente sulla linea da Piqué.

La partita scorre senza ulteriori emozioni e, dopo due minuti di recupero, l’arbitro manda tutti negli spogliatoi decretando la fine del match.

Blackout totale – La notte del Camp Nou offrirà tanti di spunti di riflessione ad Allegri e ai suoi uomini che, come era capitato qualche mese fa a Cardiff contro il Real Madrid, dopo un ottimo primo tempo, sono decisamente usciti dal campo nella ripresa, regalando la partita ad avversari che alla minima disattenzione ti puniscono chiudendo il match. Troppo forti le rivali in Champions per potersi permettere di regalare un tempo, e Allegri dovrà sicuramente lavorare su questo aspetto se vorrà puntare, per la terza volta in quattro anni, ad arrivare fino in fondo nella competizione più difficile al mondo.

 

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Il Napoli c’è: 3 a 0 al Bologna!

Il Napoli c’è: 3 a 0 al Bologna!

di Cristina Accardo

NAPOLI  – Fare punti e tener il passo di Juventus ed Inter che viaggiano sulle tre vittorie in campionato. E’ questo l’imperativo di Sarri! Bologna è campo ostico, soprattutto quando si incontra una squadra chiusa nella propria metà campo a difendere, per poi puntare su qualche ripartenza. Tempo fa, gli azzurri avrebbero avuto difficoltà a trovare il bandolo della matassa in gare di questo genere, ma il Napoli di quest’anno pare aver raggiunto finalmente la maturità con una mentalità di squadra che punta a vincere, in barba, delle volte, al gioco spettacolare che da mesi fa sognare i tifosi e gli appassionati di calcio. A Bologna, il Napoli riesce a sbloccarsi nel secondo tempo passato il 60’ con la rete di Callejon che la mette dentro di testa, sfruttando un cross al bacio di Insigne; segue Mertens all’83’ e chiude definitivamente all’87’ Zielinski su passaggio di Callejon. Il Napoli espugna Bologna e va prima con 9 punti.

Le formazioni – Bologna: Mirante, Krafth, Helander, Maietta (57′ De Maio), Masina, Pulgar, Poli, Verdi, Palacio (77′ Petkovic), Di Francesco, Destro (74′ Krejci). All. Donadoni
Napoli: Reina, Hysaj, Chiriches (43′ Albiol), Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho (77′ Diawara), Hamsik (62′ Zielinski), Callejon, Insigne, Mertens.

In campo – Sarri lungimirante, pensa alla partita di coppa di mercoledì e lascia in panchina Albiol, da fiducia ad Hamsik ancora non al meglio della forma e si affida ai soliti “tre piccoletti” in attacco per portare a casa punti. Dopo i primi minuti la scena sembra chiara, il Bologna difende e cerca di sfruttare le ripartenze, il Napoli cerca spazio per fare il proprio gioco. Il primo a scaldarsi i guantoni è Mirante che al 5’ blocca Insigne, poco dopo è Reina a compiere il primo miracolo della partita: su punizione di Verde, lo spagnolo devia la palla, altrimenti diretta in rete, sul palo.

La partita è accesa, fioccano le ammonizioni ed al 43’ episodio dubbio con Mertens completamente atterrato in area bolognese, l’arbitro non giudica l’episodio rilevante. Al 43’ Sarri è costretto al primo cambio: Chiriches si infortuna e al suo posto subentra Albiol. Ripresa da brividi per gli azzurri che, al 60’, ringraziano Koulibaly per il salvataggio sulla linea della porta. Ma al 66’ sale in cattedra il Napoli: solito lancio preciso e millimetrico di Insigne che pesca perfettamente Callejon che, di testa, mette dentro, è 1 a 0. Il Bologna non ci sta, il Napoli cerca il raddoppio per dormire sonni tranquilli ed all’83’ è il solito Mertens a procurarsi, tutto da solo, l’occasione da rete del 2 a 0. Il Bologna pare arreso, ma, per sicurezza, il Napoli lavora per mettere in cassaforte il risultato, così all’87’ Zielinski su passaggio di Callejon, chiude la gara con un secco 3 a 0. Pochi i minuti di recupero, ma ormai è fatta, Juventus e Inter al primo posto sono raggiunte.

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Super Dybala nella ripresa: Juve batte Chievo 3-0

Super Dybala nella ripresa: Juve batte Chievo 3-0

di Gianpaolo Rispoli

La Juve resta a punteggio pieno dopo tre giornate e conferma di essere la principale candidata per la vittoria finale dopo i sei scudetti di fila. Rimandato l’esperimento di Allegri che, inizialmente, ha schierato per la prima volta un 4-3-3 che non ha garantito fluidità alla manovra e non ha permesso ai bianconeri di esprimersi al meglio come era accaduto nelle scorse giornate. Significativo ed emblematico l’ingresso di Dybala nella ripresa ed il ritorno al 4-2-3-1, che ha permesso agli uomini di Allegri di ritrovare quegli automatismi che sembravano smarriti nella prima frazione di gioco, e di portare agevolmente a casa i tre punti.

La cronaca – Formazioni: Juventus (4-3-3): Szczesny; Lichtsteiner, Rugani, Benatia, Asamoah; Sturaro (dal 30’ s.t. Bernardeschi), Pjanic, Matuidi; Douglas Costa (dal 9’ s.t. Dybala), Higuain, Mandzukic (dal 38’ s.t. Bentancur).
Chievo (4-3-1-2): Sorrentino; Cacciatore, Dainelli, Gamberini, Gobbi; Castro, Radovanovic, Hetemaj (dal 23’ s.t. Rigoni); Birsa; Pucciarelli (dal 21’ s.t. Pellissier), Inglese (dal 30’ s.t. Leris).
Allegri lancia per la prima volta dal primo minuto i nuovi Szczesny, Matuidi e Douglas Costa, lasciando a riposo Dybala e Buffon, mentre Maran risponde col suo classico 4-3-1-2 con Pucciarelli unico nuovo innesto in campo rispetto all’anno passato.
I primi 10’ scorrono senza emozioni, con una Juve molto aggressiva ed un Chievo ben messo in campo che concede pochissimi spazi. Bisogna aspettare il 17’ per assistere alla prima occasione della partita, che coincide col vantaggio bianconero: Pjanic mette in mezzo su punizione e Hetemaj, con uno sciagurato colpo di testa, manda il pallone alle spalle del proprio portiere. Al 23’ Sorrentino impedisce alla palla di finire in rete dopo un cross di Lichtsteiner deviato da un difensore. La prima vera occasione per il Chievo arriva al 26’, quando Radovanovic con un bel destro su punizione impegna Szczesny, che respinge centralmente e viene salvato dal provvidenziale intervento di Benatia ad anticipare l’attaccante avversario. Un minuto dopo, su ribaltamento dopo un calcio d’angolo, è Pjanic a sfiorare il gol del raddoppio con un gran destro da fuori che viene deviato da Sorrentino e poi scheggia la traversa. Al 42’ nuovo squillo del Chievo con un sinistro da lontano di Birsa che termina alto di poco. Poco prima del termine della prima frazione ci prova anche Pucciarelli, ma il suo destro viene agevolmente bloccato da Szczesny.
Nella ripresa inizia bene il Chievo che prova a mettere in difficoltà la Juve con un prolungato possesso palla, pur non riuscendo a creare grandi pericoli. La svolta della partita si ha al 54’, quando Allegri inserisce in campo Dybala al posto di Douglas Costa. Quattro minuti più tardi, infatti, la Juve trova il raddoppio grazie ad un gol di Higuain, al termine di una bella triangolazione con Pjanic e lo stesso Dybala. Il clivensi provano a riaprire la partita al 65’ con Birsa, ma il suo sinistro termina fuori. Al 71’ Dybala supera due avversari e calcia col sinistro, la palla esce di pochissimo alla sinistra di Sorrentino. Il Chievo ci prova prima con Pellissier al 78’ e poi con Birsa all’80’, senza però trovare fortuna. Così, tre minuti più tardi, è Dybala a chiudere il match con un gol straordinario: l’attaccante argentino parte sulla destra, salta due avversari accentrandosi e piazza il pallone col sinistro nell’angolino basso dove Sorrentino non può arrivare. La partita termina senza ulteriori emozioni e Allegri può esultare per la terza vittoria consecutiva.
Le due facce della medaglia – Dybala ha regalato spettacolo e ha confermato ancora una volta di essere uno dei migliori giocatori al mondo, ribaltando completamente il gioco della Juve che fino al momento del suo ingresso in campo aveva mostrato un palleggio sterile e poca qualità in mezzo al campo, eccezion fatta per qualche bella giocata di Pjanic. Un’arma sicuramente straordinaria per Allegri, che può però anche rappresentare un problema: la possibile dipendenza della sua squadra dal talento argentino. Finché “La Joya” sarà in forma e a disposizione, comunque, il tecnico Toscano non avrà da preoccuparsi, ma, dopo un pomeriggio del genere, va sicuramente considerata l’altra faccia della medaglia, e solo il tempo dirà ad Allegri se questa Juve può effettivamente fare a meno di uno dei più grandi talenti del calcio mondiale.

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Un grande Real infrange i sogni bianconeri

Un grande Real infrange i sogni bianconeri

(di Gianpaolo Rispoli) – Finisce il sogno della Juve. Finisce, forse, nel modo più brutto, dopo una partita giocata al di sotto delle proprie potenzialità, pur se contro un grandissimo Real Madrid. I blancos riescono, invece, a scrivere la storia vincendo per la prima volta due Champions League consecutive. Dopo un primo tempo equilibrato terminato in pareggio, i bianconeri sono vistosamente calati nella ripresa concedendo troppo campo al Real che, dopo aver preso in mano il pallino del gioco, ha ammazzato la partita con un uno-due devastante tra il 60’ e il 64’ firmato Casemiro e Ronaldo.

Buffon

La cronaca – Formazioni: Juventus (3-4-2-1): Buffon; Barzagli (dal 21’ st Cuadrado), Bonucci, Chiellini; Dani Alves, Khedira, Pjanić (dal 25’ st Marchisio), Alex Sandro; Dybala (dal 32’ st Lemina), Mandžukić; Higuaín.
Real Madrid (4-3-1-2): Navas; Carvajal, Varane, Ramos, Marcelo; Kroos (dal 43’ st Morata), Casemiro, Modrić; Isco (dal 37’ st Asensio); Benzema (dal 32’ st Bale), Ronaldo.
Allegri, avendo tutti i titolari a disposizione, schiera la formazione ideale mentre Zidane, ancora una volta, schiera un Isco in grandissima forma a discapito di Bale che, davanti ai suoi tifosi, siede inizialmente in panchina. La Juve parte bene e dopo 4’ minuti Higuaín prende palla sulla trequarti, salta un paio di avversari e scarica il destro, ma Navas se la cava in due tempi. Due minuti più tardi è Pjanić a provarci con un gran destro da fuori, ma è ancora il portiere costaricense ad opporsi con un miracolo e tenere il risultato sullo 0-0. Al 20’ il Real passa in vantaggio grazie ad un grande scambio tra Ronaldo e Carvajal, concluso da un destro deviato del Portoghese che si infila all’angolino. La reazione bianconera arriva sette minuti più tardi, quando Mandžukić riesce con una straordinaria sforbiciata a portare il risultato sul pareggio, a conclusione di una altrettanto straordinaria azione corale. Il primo tempo termina senza ulteriori emozioni.
Nella ripresa la Juve si abbassa molto e il Real Madrid prende in mano le redini del gioco. Il primo sussulto arriva al 54’ quando è Modrić a provarci da fuori senza impensierire più di tanto Buffon. Al 60’ arriva il vantaggio del Real grazie ad un destro da fuori di Casemiro deviato in maniera decisiva da Khedira. Quattro minuti più tardi i blancos si portano in vantaggio di due reti grazie ad una bella giocata sulla destra di Modrić che mette in mezzo per Ronaldo, il quale non ha alcuna difficolta a metterci lo zampino e bucare Buffon. La Juve, a questo punto, si demoralizza, e prova una timida reazione solo all’82’ con un bel colpo di testa di Alex Sandro che sfiora il palo. Un minuto più tardi arriva l’espulsione di Cuadrado che toglie ogni speranza alla compagine bianconera. Prima della fine della partita è Asensio a colpire ancora e fissare il risultato, forse un po’ eccessivo, sul 4-1.
A testa alta – La stagione della Juve si conclude con un’amara sconfitta, ma ciò sicuramente non cancellerà la grande cavalcata bianconera che, oltre ad aver vinto campionato e Coppa Italia, è riuscita anche nell’impresa di far fuori una compagine del livello del Barcellona senza nemmeno prendere gol. Le due finali in tre anni che hanno visto i bianconeri uscire sconfitti non devono demoralizzare la squadra di Allegri che, ripensando anche alle finali perse dal Bayern Monaco tra il 2010 e il 2012 prima di vincere la Champions nel 2013, possono vedere questi risultati come una solida base da cui ripartire e provare a portare a casa la coppa nelle prossime stagioni.

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Al Napoli dei record non riesce l’aggancio finale al secondo posto

Al Napoli dei record non riesce l’aggancio finale al secondo posto

NAPOLI (di Cristina Accardo) – Si spengono i riflettori sul campionato 2016 – 2017 della Serie A. Momento di verdetti dal campo, alcuni attesi, altri inaspettati. La Juventus passa sul Bologna e con 91 punti conquista il tricolore; nella gara di addio al calcio del capitano Francesco Totti, il Genoa, all’Olimpico, non riesce nello sgambetto ai romanisti che, con un 3 a 2 ottenuto nei minuti finali, si aggiudicano il secondo posto in classifica con 87 punti volando dritti in Champions League.

Rammarico per il Napoli che, vincente in casa della Sampdoria, con 86 punti deve accontentarsi dei preliminari per accedere all’Europa che conta. Comunque strepitosa la stagione degli azzurri che, a stagione in corso, dopo l’infortunio di Milik, sono riusciti a recuperare un’identità di squadra con un tridente sperimentale che ha visto l’esplosione di Mertens in veste di “falso nueve”, da 28 reti in campionato, però. Con un distacco di quattordici punti dalla terza, la Lazio che, con l’Atalanta raggiunge il traguardo dell’Europa League. Sorprese nella zona bassa della classifica, dove il Crotone si salva in extremis ai danni dell’Empoli che, con Palermo e Pescara, retrocede in Serie B.

Le formazioni – Sampdoria – Puggioni, Bereszinsky, Silvestre, Skriniar, Regini, Barreto (77′ Alvarez), Torreira (66′ Palombo), Linetty, Bruno Fernandes (54′ Prat), Schick, Quagliarella
Napoli: Reina, Hysaj, Chiriches, Koulibaly, Ghoulam, Zielinski (67′ Rog), Jorginho (71′ Diawara), Hamsik (83′ Giaccherini), Callejon, Insigne, Mertens.

In campo – Il Napoli in campo con la Sampdoria, ma con un occhio puntato sull’Olimpico dove i napoletani si aspettano un “aiuto” dai loro cugini genoani per tentare nell’impresa finale di strappare alla Roma il secondo posto in serie A. Ma per poter sperare nel risultato della capitale, occorre prima di tutto vincere a Marassi e ne sono ben consapevoli gli uomini di Sarri che tentano l’assalto alla porta di Puggioni sin dai primi minuti di gioco.

E’ il 4’ quando Mertens scalda i guantoni a Puggioni con un tiro in area; ci prova poco dopo Insigne al volo. Al 18’ è Callejon a girarsi, ma Puggioli è puntuale sullo spagnolo. Al 30’ la grande occasione con un cross di Insigne che, per pochi millimetri Callejon non ci arriva. Solo al 34’ arriva il primo tiro in porta della Sampdoria con Bruno Fernandes che spara alto. Al 35’ il destro di Insigne sfiora la traversa, ma la rete è nell’aria ed al 36’ un pallonetto preciso beffa Puggioni: è 1 a 0 Napoli. Passa poco e la firma sulla gara di giornata la mette anche Lorenzo Insigne con una rete capolavoro sul secondo palo. E’ 2 a 0. Al 44’ ci prova Capitan Hamsik con un pallonetto da centrocampo che di poco non entra. Si va negli spogliatoi e alla ripresa, al 50’ Hamsik segna il 3 a 0 di testa. Ancora in fase di festeggiamento per la rete realizzata e gli azzurri subiscono il colpo dei doriani con Quagliarella che, non esulta, ma accorcia le distanze, per il 3 a 1. Al 65’ arriva il 4 a 1 con Callejon, a segno l’ultima giornata di campionato i 4 uomini dell’attacco azzurro della stagione. Nei minuti finali arriva il secondo gol della Sampdoria con Alvarez, ma ormai si attende solo il fischio finale di Roma, dove i giallorossi agguantano la vittoria al 90’. E’ solo terzo posto per il Napoli, in una stagione dal grande valore per gli uomini di Sarri.

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Kean la decide al 94′: la Juve chiude in bellezza

Kean la decide al 94′: la Juve chiude in bellezza

(di Gianpaolo Rispoli) – La Juve chiude il campionato con una bella vittoria a Bologna in una partita che non ha riservato grandi emozioni ma che è stata molto importante per far tornare in forma alcuni giocatori come Khedira, e farne riposare altri come, tra gli altri, Bonucci e Chiellini. Allegri conclude così un grande campionato e si prepara mentalmente per la finale di Champions che potrebbe definitivamente consacrare i bianconeri tra le migliori formazioni della storia.
La cronaca – Formazioni: Bologna (4-3-3): Da Costa; Krafth (dal 30’ st Petković), Torosidīs, Gastaldello, Mbaye; Pulgar (dal 40’ st Nagy), Viviani, Taïder; Okwonkwo, Destro, Krejčí (dal 22’ st Masina).
Juventus (4-2-3-1): Audero; Lichtsteiner, Barzagli, Benatia, Asamoah; Khedira (dal 14’ st Mandžukić), Marchisio (dal 10’ st Pjanić); Cuadrado, Dybala (dal 33’ st Kean), Sturaro; Higuaín.
Bologna e Juventus concludono la propria stagione al Dall’Ara e, non avendo più nulla da chiedere, ne approfittano per inserire alcuni giocatori che hanno giocato di meno durante l’anno: da registrare in particolare il debutto dal primo minuto per il classe ’97 Audero e il classe ‘98 Okwonkwo. La prima occasione della partita è al 12’, quando Destro prova una conclusione di controbalzo dalla distanza col pallone che termina di poco a lato. Per assistere alla prima occasione bianconera bisogna attendere il 28’ quando Khedira serve un’ottima palla a Sturaro, il cui sinistro viene prontamente respinto da Krafth in scivolata. Un noioso primo tempo si chiude con una bella conclusione da fuori di Higuaín che termina a lato di pochissimo.
Il secondo tempo è molto più divertente e al 46’ è Khedira a provarci in scivolata su un bell’assist di Higuaín, ma la palla termina fuori. Sei minuti più tardi passa in vantaggio il Bologna con un grandissimo destro da fuori di Taïder che trafigge Audero e fa 1-0. Al 62’ arriva la risposta bianconera con un colpo di testa di Higuaín bloccato agevolmente da Da Costa. Lo stesso portiere brasiliano sette minuti più tardi nega la gioia del gol a Dybala con una gran parata su un sinistro a giro dell’Argentino. La gioia, però, è solo rimandata: al 70’ è proprio Dybala a ribadire in rete dopo una bella parata di Da Costa su destro di Higuaín. Al 78’ Allegri inserisce il giovane 2000 Kean, mossa che successivamente si rivelerà decisiva. Negli ultimi 10 minuti ci provano prima Pjanić e poi Viviani con due bei calci di punizione che, però, non trovano fortuna. Quando la partita sembra avviarsi verso il termine è Pjanić a disegnare una gran traiettoria su punizione e trovare un bel colpo di testa di Kean che mette in rete e trova il suo primo gol tra i professionisti, regalando la vittoria ai suoi.
Finalmente i giovani – Questa stagione, finalmente, ha visto un’inversione di tendenza per quanto riguarda il minutaggio concesso ai giovani. Il primo gol siglato da un 2000 in serie A, Kean, ha definitivamente sancito il grandissimo passo avanti fatto dalle squadre italiane, sempre più propense a far crescere i giovani e senza timore per l’assenza di esperienza. Oggi dal primo minuto hanno giocato un diciannovenne e un ventenne, ma non sono gli unici casi da registrare in questa annata. A beneficiarne, ovviamente, oltre che le squadre stesse, è la Nazionale Italiana che, se riuscirà a qualificarsi per i mondiali del 2018, potrà schierare una grandissima formazione composta da un grande mix di esperienza e giovani fortissimi. E Ventura non può far altro che guardare e gioire.

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Juve, 6 campione!

Juve, 6 campione!

(di Gianpaolo Rispoli) – Sei scudetti consecutivi. SEI. Mai nessuno, nella storia del calcio Italiano, era riuscito a mettere in fila tanti successi uno dietro l’altro. Merito di un ciclo cominciato, precisamente, nel 2009, anno di inizio dei lavori per la costruzione dello Juventus Stadium. I bianconeri hanno così intrapreso un percorso di modernizzazione che gli ha permesso di stradominare in Italia e di competere con i migliori club al mondo sia sotto il profilo calcistico, che sotto quello economico. Squadre che, dopo l’ultima Champions League conquistata da un’Italiana, l’Inter nel 2010, sembravano irraggiungibili come Barcellona o Real Madrid oggi si trovano esattamente sullo stesso piano della Juventus. E se è vero che i numeri non possono raccontare ogni singolo dettaglio nel mondo del calcio, è anche vero che in questo caso parlano molto chiaro, perché con la conquista del sesto titolo consecutivo i bianconeri sono riusciti nell’impresa di creare un vero e proprio dominio nazionale, superando anche il record di cinque scudetti consecutivi detenuto, in precedenza, oltre che dalla stessa Juventus per le vittorie agli inizi degli anni ’30, dal grande Torino a metà degli anni ’40 e dall’Inter di Mancini/Mourinho tra il 2005 e il 2010. Un percorso, come detto, intrapreso nel 2009, e che ha iniziato a dare i suoi frutti dalla stagione 2011-2012, la prima in cui la Juve ha potuto usufruire del nuovo stadio e, soprattutto, quella dell’arrivo sulla panchina di Antonio Conte.

L’era Conte – Il tecnico Pugliese è riuscito, grazie al suo carisma e alla sua straordinaria intelligenza tattica, a restituire ai bianconeri quella mentalità vincente che era andata perduta dopo l’era di calciopoli, permettendogli di aprire un ciclo che non sembra destinato a terminare presto. Gli uomini cambiano, ma la mentalità resta: rispetto alla rosa del 2011-12, infatti, gli unici superstiti sono Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio, ma la squadra non ha risentito di tutti i cambiamenti che si sono verificati in questi anni, da Vidal a Khedira, da Tevez a Dybala i bianconeri sono sempre riusciti a rimpiazzare al meglio coloro che hanno deciso di abbandonare la nave. Il merito di Conte, come detto, è stato quello di dare vita ad un ciclo straordinario, nonostante gli scarsi risultati ottenuti in Champions, dove la squadra sotto la guida dell’allenatore Pugliese non è mai andata oltre i quarti di finale. Del lavoro di Conte ha così potuto trarne frutto Allegri che, con grande umiltà, è entrato a Vinovo in punta di piedi.
La svolta Allegri – L’arrivo del tecnico Toscano ha permesso alla Juve di fare quel salto di qualità in ambito europeo che era mancato nell’era di Conte. Allegri, accolto in bianconero tra fischi e contestazioni a causa del suo passato al Milan, è riuscito ad entrare nel cuore dei tifosi Juventini grazie agli straordinari risultati ottenuti. Tre scudetti e tre Coppe Italia consecutive hanno definitivamente consacrato il tecnico nell’albo dei migliori allenatori in circolazione, per non parlare delle due finali di Champions raggiunte in tre anni. Quest’anno, a differenza di due anni fa, Allegri proverà ad invertire la tendenza che spesso ha visto la Juve arrivare in finale per poi perdere, cercando così di eguagliare i record dell’Inter di Mourinho che, nel 2010, riuscì a conquistare il tanto ambito triplete costituito da Campionato, Coppa nazionale e Champions League. L’opera è quasi completa, ma solo il campo ci dirà se questo è finalmente l’anno buono per alzare anche la coppa dalle grandi orecchie. Aspettando Cardiff…

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