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Un grande Real infrange i sogni bianconeri

Un grande Real infrange i sogni bianconeri

(di Gianpaolo Rispoli) – Finisce il sogno della Juve. Finisce, forse, nel modo più brutto, dopo una partita giocata al di sotto delle proprie potenzialità, pur se contro un grandissimo Real Madrid. I blancos riescono, invece, a scrivere la storia vincendo per la prima volta due Champions League consecutive. Dopo un primo tempo equilibrato terminato in pareggio, i bianconeri sono vistosamente calati nella ripresa concedendo troppo campo al Real che, dopo aver preso in mano il pallino del gioco, ha ammazzato la partita con un uno-due devastante tra il 60’ e il 64’ firmato Casemiro e Ronaldo.

Buffon

La cronaca – Formazioni: Juventus (3-4-2-1): Buffon; Barzagli (dal 21’ st Cuadrado), Bonucci, Chiellini; Dani Alves, Khedira, Pjanić (dal 25’ st Marchisio), Alex Sandro; Dybala (dal 32’ st Lemina), Mandžukić; Higuaín.
Real Madrid (4-3-1-2): Navas; Carvajal, Varane, Ramos, Marcelo; Kroos (dal 43’ st Morata), Casemiro, Modrić; Isco (dal 37’ st Asensio); Benzema (dal 32’ st Bale), Ronaldo.
Allegri, avendo tutti i titolari a disposizione, schiera la formazione ideale mentre Zidane, ancora una volta, schiera un Isco in grandissima forma a discapito di Bale che, davanti ai suoi tifosi, siede inizialmente in panchina. La Juve parte bene e dopo 4’ minuti Higuaín prende palla sulla trequarti, salta un paio di avversari e scarica il destro, ma Navas se la cava in due tempi. Due minuti più tardi è Pjanić a provarci con un gran destro da fuori, ma è ancora il portiere costaricense ad opporsi con un miracolo e tenere il risultato sullo 0-0. Al 20’ il Real passa in vantaggio grazie ad un grande scambio tra Ronaldo e Carvajal, concluso da un destro deviato del Portoghese che si infila all’angolino. La reazione bianconera arriva sette minuti più tardi, quando Mandžukić riesce con una straordinaria sforbiciata a portare il risultato sul pareggio, a conclusione di una altrettanto straordinaria azione corale. Il primo tempo termina senza ulteriori emozioni.
Nella ripresa la Juve si abbassa molto e il Real Madrid prende in mano le redini del gioco. Il primo sussulto arriva al 54’ quando è Modrić a provarci da fuori senza impensierire più di tanto Buffon. Al 60’ arriva il vantaggio del Real grazie ad un destro da fuori di Casemiro deviato in maniera decisiva da Khedira. Quattro minuti più tardi i blancos si portano in vantaggio di due reti grazie ad una bella giocata sulla destra di Modrić che mette in mezzo per Ronaldo, il quale non ha alcuna difficolta a metterci lo zampino e bucare Buffon. La Juve, a questo punto, si demoralizza, e prova una timida reazione solo all’82’ con un bel colpo di testa di Alex Sandro che sfiora il palo. Un minuto più tardi arriva l’espulsione di Cuadrado che toglie ogni speranza alla compagine bianconera. Prima della fine della partita è Asensio a colpire ancora e fissare il risultato, forse un po’ eccessivo, sul 4-1.
A testa alta – La stagione della Juve si conclude con un’amara sconfitta, ma ciò sicuramente non cancellerà la grande cavalcata bianconera che, oltre ad aver vinto campionato e Coppa Italia, è riuscita anche nell’impresa di far fuori una compagine del livello del Barcellona senza nemmeno prendere gol. Le due finali in tre anni che hanno visto i bianconeri uscire sconfitti non devono demoralizzare la squadra di Allegri che, ripensando anche alle finali perse dal Bayern Monaco tra il 2010 e il 2012 prima di vincere la Champions nel 2013, possono vedere questi risultati come una solida base da cui ripartire e provare a portare a casa la coppa nelle prossime stagioni.

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Al Napoli dei record non riesce l’aggancio finale al secondo posto

Al Napoli dei record non riesce l’aggancio finale al secondo posto

NAPOLI (di Cristina Accardo) – Si spengono i riflettori sul campionato 2016 – 2017 della Serie A. Momento di verdetti dal campo, alcuni attesi, altri inaspettati. La Juventus passa sul Bologna e con 91 punti conquista il tricolore; nella gara di addio al calcio del capitano Francesco Totti, il Genoa, all’Olimpico, non riesce nello sgambetto ai romanisti che, con un 3 a 2 ottenuto nei minuti finali, si aggiudicano il secondo posto in classifica con 87 punti volando dritti in Champions League.

Rammarico per il Napoli che, vincente in casa della Sampdoria, con 86 punti deve accontentarsi dei preliminari per accedere all’Europa che conta. Comunque strepitosa la stagione degli azzurri che, a stagione in corso, dopo l’infortunio di Milik, sono riusciti a recuperare un’identità di squadra con un tridente sperimentale che ha visto l’esplosione di Mertens in veste di “falso nueve”, da 28 reti in campionato, però. Con un distacco di quattordici punti dalla terza, la Lazio che, con l’Atalanta raggiunge il traguardo dell’Europa League. Sorprese nella zona bassa della classifica, dove il Crotone si salva in extremis ai danni dell’Empoli che, con Palermo e Pescara, retrocede in Serie B.

Le formazioni – Sampdoria – Puggioni, Bereszinsky, Silvestre, Skriniar, Regini, Barreto (77′ Alvarez), Torreira (66′ Palombo), Linetty, Bruno Fernandes (54′ Prat), Schick, Quagliarella
Napoli: Reina, Hysaj, Chiriches, Koulibaly, Ghoulam, Zielinski (67′ Rog), Jorginho (71′ Diawara), Hamsik (83′ Giaccherini), Callejon, Insigne, Mertens.

In campo – Il Napoli in campo con la Sampdoria, ma con un occhio puntato sull’Olimpico dove i napoletani si aspettano un “aiuto” dai loro cugini genoani per tentare nell’impresa finale di strappare alla Roma il secondo posto in serie A. Ma per poter sperare nel risultato della capitale, occorre prima di tutto vincere a Marassi e ne sono ben consapevoli gli uomini di Sarri che tentano l’assalto alla porta di Puggioni sin dai primi minuti di gioco.

E’ il 4’ quando Mertens scalda i guantoni a Puggioni con un tiro in area; ci prova poco dopo Insigne al volo. Al 18’ è Callejon a girarsi, ma Puggioli è puntuale sullo spagnolo. Al 30’ la grande occasione con un cross di Insigne che, per pochi millimetri Callejon non ci arriva. Solo al 34’ arriva il primo tiro in porta della Sampdoria con Bruno Fernandes che spara alto. Al 35’ il destro di Insigne sfiora la traversa, ma la rete è nell’aria ed al 36’ un pallonetto preciso beffa Puggioni: è 1 a 0 Napoli. Passa poco e la firma sulla gara di giornata la mette anche Lorenzo Insigne con una rete capolavoro sul secondo palo. E’ 2 a 0. Al 44’ ci prova Capitan Hamsik con un pallonetto da centrocampo che di poco non entra. Si va negli spogliatoi e alla ripresa, al 50’ Hamsik segna il 3 a 0 di testa. Ancora in fase di festeggiamento per la rete realizzata e gli azzurri subiscono il colpo dei doriani con Quagliarella che, non esulta, ma accorcia le distanze, per il 3 a 1. Al 65’ arriva il 4 a 1 con Callejon, a segno l’ultima giornata di campionato i 4 uomini dell’attacco azzurro della stagione. Nei minuti finali arriva il secondo gol della Sampdoria con Alvarez, ma ormai si attende solo il fischio finale di Roma, dove i giallorossi agguantano la vittoria al 90’. E’ solo terzo posto per il Napoli, in una stagione dal grande valore per gli uomini di Sarri.

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Kean la decide al 94′: la Juve chiude in bellezza

Kean la decide al 94′: la Juve chiude in bellezza

(di Gianpaolo Rispoli) – La Juve chiude il campionato con una bella vittoria a Bologna in una partita che non ha riservato grandi emozioni ma che è stata molto importante per far tornare in forma alcuni giocatori come Khedira, e farne riposare altri come, tra gli altri, Bonucci e Chiellini. Allegri conclude così un grande campionato e si prepara mentalmente per la finale di Champions che potrebbe definitivamente consacrare i bianconeri tra le migliori formazioni della storia.
La cronaca – Formazioni: Bologna (4-3-3): Da Costa; Krafth (dal 30’ st Petković), Torosidīs, Gastaldello, Mbaye; Pulgar (dal 40’ st Nagy), Viviani, Taïder; Okwonkwo, Destro, Krejčí (dal 22’ st Masina).
Juventus (4-2-3-1): Audero; Lichtsteiner, Barzagli, Benatia, Asamoah; Khedira (dal 14’ st Mandžukić), Marchisio (dal 10’ st Pjanić); Cuadrado, Dybala (dal 33’ st Kean), Sturaro; Higuaín.
Bologna e Juventus concludono la propria stagione al Dall’Ara e, non avendo più nulla da chiedere, ne approfittano per inserire alcuni giocatori che hanno giocato di meno durante l’anno: da registrare in particolare il debutto dal primo minuto per il classe ’97 Audero e il classe ‘98 Okwonkwo. La prima occasione della partita è al 12’, quando Destro prova una conclusione di controbalzo dalla distanza col pallone che termina di poco a lato. Per assistere alla prima occasione bianconera bisogna attendere il 28’ quando Khedira serve un’ottima palla a Sturaro, il cui sinistro viene prontamente respinto da Krafth in scivolata. Un noioso primo tempo si chiude con una bella conclusione da fuori di Higuaín che termina a lato di pochissimo.
Il secondo tempo è molto più divertente e al 46’ è Khedira a provarci in scivolata su un bell’assist di Higuaín, ma la palla termina fuori. Sei minuti più tardi passa in vantaggio il Bologna con un grandissimo destro da fuori di Taïder che trafigge Audero e fa 1-0. Al 62’ arriva la risposta bianconera con un colpo di testa di Higuaín bloccato agevolmente da Da Costa. Lo stesso portiere brasiliano sette minuti più tardi nega la gioia del gol a Dybala con una gran parata su un sinistro a giro dell’Argentino. La gioia, però, è solo rimandata: al 70’ è proprio Dybala a ribadire in rete dopo una bella parata di Da Costa su destro di Higuaín. Al 78’ Allegri inserisce il giovane 2000 Kean, mossa che successivamente si rivelerà decisiva. Negli ultimi 10 minuti ci provano prima Pjanić e poi Viviani con due bei calci di punizione che, però, non trovano fortuna. Quando la partita sembra avviarsi verso il termine è Pjanić a disegnare una gran traiettoria su punizione e trovare un bel colpo di testa di Kean che mette in rete e trova il suo primo gol tra i professionisti, regalando la vittoria ai suoi.
Finalmente i giovani – Questa stagione, finalmente, ha visto un’inversione di tendenza per quanto riguarda il minutaggio concesso ai giovani. Il primo gol siglato da un 2000 in serie A, Kean, ha definitivamente sancito il grandissimo passo avanti fatto dalle squadre italiane, sempre più propense a far crescere i giovani e senza timore per l’assenza di esperienza. Oggi dal primo minuto hanno giocato un diciannovenne e un ventenne, ma non sono gli unici casi da registrare in questa annata. A beneficiarne, ovviamente, oltre che le squadre stesse, è la Nazionale Italiana che, se riuscirà a qualificarsi per i mondiali del 2018, potrà schierare una grandissima formazione composta da un grande mix di esperienza e giovani fortissimi. E Ventura non può far altro che guardare e gioire.

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Juve, 6 campione!

Juve, 6 campione!

(di Gianpaolo Rispoli) – Sei scudetti consecutivi. SEI. Mai nessuno, nella storia del calcio Italiano, era riuscito a mettere in fila tanti successi uno dietro l’altro. Merito di un ciclo cominciato, precisamente, nel 2009, anno di inizio dei lavori per la costruzione dello Juventus Stadium. I bianconeri hanno così intrapreso un percorso di modernizzazione che gli ha permesso di stradominare in Italia e di competere con i migliori club al mondo sia sotto il profilo calcistico, che sotto quello economico. Squadre che, dopo l’ultima Champions League conquistata da un’Italiana, l’Inter nel 2010, sembravano irraggiungibili come Barcellona o Real Madrid oggi si trovano esattamente sullo stesso piano della Juventus. E se è vero che i numeri non possono raccontare ogni singolo dettaglio nel mondo del calcio, è anche vero che in questo caso parlano molto chiaro, perché con la conquista del sesto titolo consecutivo i bianconeri sono riusciti nell’impresa di creare un vero e proprio dominio nazionale, superando anche il record di cinque scudetti consecutivi detenuto, in precedenza, oltre che dalla stessa Juventus per le vittorie agli inizi degli anni ’30, dal grande Torino a metà degli anni ’40 e dall’Inter di Mancini/Mourinho tra il 2005 e il 2010. Un percorso, come detto, intrapreso nel 2009, e che ha iniziato a dare i suoi frutti dalla stagione 2011-2012, la prima in cui la Juve ha potuto usufruire del nuovo stadio e, soprattutto, quella dell’arrivo sulla panchina di Antonio Conte.

L’era Conte – Il tecnico Pugliese è riuscito, grazie al suo carisma e alla sua straordinaria intelligenza tattica, a restituire ai bianconeri quella mentalità vincente che era andata perduta dopo l’era di calciopoli, permettendogli di aprire un ciclo che non sembra destinato a terminare presto. Gli uomini cambiano, ma la mentalità resta: rispetto alla rosa del 2011-12, infatti, gli unici superstiti sono Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio, ma la squadra non ha risentito di tutti i cambiamenti che si sono verificati in questi anni, da Vidal a Khedira, da Tevez a Dybala i bianconeri sono sempre riusciti a rimpiazzare al meglio coloro che hanno deciso di abbandonare la nave. Il merito di Conte, come detto, è stato quello di dare vita ad un ciclo straordinario, nonostante gli scarsi risultati ottenuti in Champions, dove la squadra sotto la guida dell’allenatore Pugliese non è mai andata oltre i quarti di finale. Del lavoro di Conte ha così potuto trarne frutto Allegri che, con grande umiltà, è entrato a Vinovo in punta di piedi.
La svolta Allegri – L’arrivo del tecnico Toscano ha permesso alla Juve di fare quel salto di qualità in ambito europeo che era mancato nell’era di Conte. Allegri, accolto in bianconero tra fischi e contestazioni a causa del suo passato al Milan, è riuscito ad entrare nel cuore dei tifosi Juventini grazie agli straordinari risultati ottenuti. Tre scudetti e tre Coppe Italia consecutive hanno definitivamente consacrato il tecnico nell’albo dei migliori allenatori in circolazione, per non parlare delle due finali di Champions raggiunte in tre anni. Quest’anno, a differenza di due anni fa, Allegri proverà ad invertire la tendenza che spesso ha visto la Juve arrivare in finale per poi perdere, cercando così di eguagliare i record dell’Inter di Mourinho che, nel 2010, riuscì a conquistare il tanto ambito triplete costituito da Campionato, Coppa nazionale e Champions League. L’opera è quasi completa, ma solo il campo ci dirà se questo è finalmente l’anno buono per alzare anche la coppa dalle grandi orecchie. Aspettando Cardiff…

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Dani Alves e Bonucci regalano la Coppa Italia alla Juve

Dani Alves e Bonucci regalano la Coppa Italia alla Juve

(di Gianpaolo Rispoli) – La Juve batte la Lazio all’Olimpico di fronte a 65.000 spettatori e porta a casa la sua terza Coppa Italia consecutiva, impresa mai riuscita a nessuno nella storia del calcio Italiano. I bianconeri hanno la meglio su un’ottima Lazio, dopo una partita messasi in discesa dopo appena 12’ grazie al gol del solito Dani Alves, protagonista nella trentesima finale della sua carriera. Arriva così il primo, meritatissimo, trofeo della stagione per Allegri che riesce ancora una volta a gestire perfettamente i suoi e schierare una squadra in grandissima condizione atletica, nonostante le numerose partite giocate nell’ultimo mese.

La cronaca – Formazioni: Juventus (3-4-2-1): Neto; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Dani Alves, Rincón, Marchisio, Alex Sandro; Dybala (dal 33’ st Lemina), Mandžukić; Higuaín.
Lazio (3-5-2): Strakosha; Bastos (dal 7’ st Felipe Anderson), De Vrij (dal 24’ st Luis Alberto), Wallace; Basta, Parolo (dal 20’ pt Radu), Biglia, Milinković-Savić, Lulić; Immobile, Keita.

La Juventus deve rinunciare alla coppia titolare di centrocampo Khedira-Pjanić e la sostituisce con Rincón e Marchisio, la Lazio risponde con il 3-5-2 che nelle ultime settimane ha dato molte garanzie ad Inzaghi, con Felipe Anderson relegato ancora una volta in panchina. I biancocelesti partono subito forte e dopo 6’ Keita colpisce il palo con un destro deviato dopo una bellissima azione personale sulla fascia sinistra. La Juve prova a rispondere un minuto dopo con un potentissimo destro al volo dalla distanza di Higuaín respinto da Strakosha. Il vantaggio bianconero arriva al 12’, quando Alex Sandro crossa dalla trequarti e Dani Alves, sempre più decisivo, colpisce al volo di destro e infila alle spalle del portiere Laziale. La Juve continua a premere e due minuti più tardi è Dybala a provarci, ma Strakosha respinge la sua conclusione. Il portiere Albanese si rende ancora protagonista al 18’, quando prima si oppone ad un altro sinistro di Dybala, e poi è ancor più bravo a negare ad Higuaín la gioia del gol, parando una conclusione da distanza ravvicinata dell’Argentino.

Il raddoppio della Juve arriva al 24’: corner di Dybala, spizzata di Alex Sandro e sinistro di Bonucci che, a pochi metri dalla porta, infila per la seconda volta Strakosha e porta il risultato sul 2-0. Al 32’ la Lazio prova una timida risposta con un colpo di testa di Immobile che termina di poco a lato. Il primo tempo si conclude con un colpo di testa di Milinković-Savić bloccato agevolmente da Neto.

Dani Alves

Dani Alves

Nella ripresa parte forte la Lazio anche grazie all’ingresso di Felipe Anderson: quest’ultimo, al 54’, prova un bel destro da posizione defilata ma è bravo Neto a respingere. Il portiere Brasiliano è straordinario tre minuti più tardi quando riesce ad opporsi ad un colpo di testa da distanza ravvicinata di Immobile e tenere la porta inviolata. La Lazio prova ad alzare il ritmo ma, a parte qualche conclusione da fuori, non riesce a creare altre occasioni. All’88’ Strakosha si rende protagonista con un’altra straordinaria parata su un sinistro di Higuaín, ma questo non basta a tenere a galla i suoi: così, dopo tre minuti di recupero, l’arbitro fischia la fine dando inizio alla festa bianconera.

Tempo di verdetti – Il primo trofeo stagionale è stato finalmente conquistato ma, vista l’importanza degli impegni che vedranno protagonisti i bianconeri nelle prossime settimane, il tempo per festeggiare sarà ben poco. Domenica gli uomini di Allegri sono attesi da un’altra “finale”: in caso di vittoria allo Stadium, infatti, la Juve potrà finalmente festeggiare il sesto scudetto consecutivo. Comunque, anche in caso di vittoria dello scudetto, la compagine bianconera dovrà subito mettersi al lavoro per preparare al meglio l’affascinante appuntamento della finale di Champions, che potrebbe regalarle il tanto agognato triplete.

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Il Napoli travolge il Torino, la Juventus cade in casa con la Roma

Il Napoli travolge il Torino, la Juventus cade in casa con la Roma

NAPOLI (di Cristina Accardo) – Ultimi colpi di coda di un campionato che, a due giornate dal termine, regala ancora emozioni e lascia con il fiato sospeso coloro che sono in lizza per un posto in Europa. Torino Napoli ed il posticipo serale Juventus Roma, sono le partite di cartello della trentaseiesima giornata della serie A. Mentre gli azzurri con un secco 5 a 0 dilagano all’Olimpico di Torino, dando spettacolo e dimostrando sul campo la voglia di raggiungere un importante traguardo, i bianconeri, tra polemiche e sospetti, soccombono alla Roma di Spalletti con un 3 a 1. Rimandata la festa scudetto della Juventus, che resta prima in classifica a 85 punti, la Roma torna seconda a 78, mentre il Napoli è terzo ad un punto di distanza. Festeggiato il doppio record per gli uomini di Sarri che, con la “manita” ai granata, raggiungono quota 107 reti in stagione, uno in più allo scorso anno, con altre due giornate da giocare ed eguagliano il numero di reti fuori casa, 46, stabilito dalla Juventus 67 anni fa.

Le formazioni – Torino: Hart, Zappacosta, Rossettini, Carlao, Molinaro, Baselli (75′ Obi), Benassi (52′ Gustafson), Falque, Ljajic, Boyè (59′ Iturbe), Belotti
Napoli: Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan (64′ Zielinski), Jorginho, Hamsik (66′ Rog), Callejon (82′ Milik), Insigne, Mertens

In campo – La natura della squadra azzurra è ormai il tridente Callejon-Insigne-Mertens, a loro Sarri affida l’attacco e la corsa ai tre punti. Accontentato il mister ed al 7’ i partenopei sono già in vantaggio per 1 a 0 con la rete di Callejon. Napoli sfrontato, a Callejon viene negato prima un rigore dall’arbitro e poi la doppietta dal palo. Le opportunità fioccano per gli azzurri: ci prova Mertens al 20’ con un pallonetto, Insigne al 31’ di interno destro ed ancora il folletto belga al 36’. La prima azione per i granata è al 38’ con Belotti. Alla ripresa il Torino si fa più insistente in area azzurra, Reina prima ed il palo dopo, ci mettono una pezza. Nel momento peggiore, il Napoli alza la testa e con Insigne segna il raddoppio: è il 60’, Mertens la piazza per il ragazzo di Frattamaggiore, che la mette dentro e corre a festeggiare con il compagno. Torino spaziato, andato vicino al pareggio, si trova a rincorrere due reti. Ma il Napoli ha ormai preso il volo, al 72’ a metterla dentro è Mertens su lancio di Ghoulam, è 3 a 0. Al 76’ arriva la doppietta di Callejon: su cross di Ghoulam lo spagnolo la mette dentro in spaccata: è 4-0. Torino sulle gambe, ma il Napoli è ormai una macchina da gol e non si ferma, sul cartellino dei marcatori di giornata compare anche Zielinski, subentrato alla ripresa ad Allan. E’ 5 a 0, Sarri fa tirare il fiato ai suoi uomini titolarissimi ed in campo, a dieci minuti dalla fine, va anche Milik. Finisce 5 a 0 all’Olimpico con un Napoli che guarda alle prossime due sfide, tenendo d’occhio la Roma.

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Juan Monaco: lettera d’addio al mondo del tennis

Juan Monaco: lettera d’addio al mondo del tennis

NAPOLI (di Raffaele Caiffa) – Juan Monaco ha annunciato il suo ritiro dal tennis professionistico. Il tennista argentino ha affidato ai social questo ultimo e gravoso compito dopo 14 anni nel circuito maggiore, dove è riuscito a vincere 9 titoli ATP:
2007 Kitzbuhel, Poertschach, Buenos Aires
2012 Kuala Lumpur, Amburgo, Houston, Vina del Mar
2013 Dusseldorf
2016 Houston.

Il 33enne di Tandil nel 2017 è riuscito a disputare solo 3 match, racimolando altrettante sconfitte: un bottino misero dovuto soprattutto ai tanti acciacchi patiti durante il corso di una carriera in cui “Pico” Monaco è riuscito a mettere in campo cuore, grinta, anima. Sprofondato attualmente alla posizione n.196 del ranking Atp (perdendo 70 posizioni nell’ultima settimana), Juan Monaco ha raggiunto il best ranking come n.10 del mondo il 23 luglio 2012.

Ecco la LETTERA con cui Juan Monaco si congeda con il mondo del tennis giocato:

Cari amici, cari fan;
Anche se mi crea un sacco di nostalgia, sono certo che sto prendendo la decisione giusta. Un parte meravigliosa e molto importante della mia vita è arrivata alla fine.
Mi ritiro dal tennis professionistico.
Ci sono tanti sentimenti che è molto difficile a trascrivere su un pezzo di carta. Orgoglio, di avere affrontato così tante sfide nel corso di molti anni.
Gratitudine, per quello che il tennis mi ha dato: educazione, disciplina, amicizia e momenti indimenticabili. Tristezza, perchè mi mancherà davvero il tennis.
Felicità, di aver avuto la possibilità di lavorare con quello che ho veramente amato da quando ero un ragazzino.
Sapendo che dedizione, sacrificio, tenacia e compromesso sono sempre state il mio motore, vado via con la soddisfazione di aver dato tutto quello che avevo e voglio che sappiate che mi sono divertito fino al mio ultimo match.
Grazie a tutti voi per esservi uniti a me in questo meraviglioso viaggio che è durato 14 anni.

Picco Monaco

Grazie ed bocca al lupo per il futuro Pico.

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Troppa Roma all’Olimpico: Juve sconfitta 3-1

Troppa Roma all’Olimpico: Juve sconfitta 3-1

(di Gianpaolo Rispoli) – Una grande Roma batte la Juve e si riprende il secondo posto in classifica. I giallorossi hanno probabilmente sfoderato la miglior prestazione della stagione contro una Juve apparsa non in grado di reggere lo scontro, soprattutto dal punto di vista fisico. Nonostante il turnover di cui ha usufruito Allegri, i bianconeri hanno probabilmente pagato i tantissimi impegni ravvicinati che li hanno visti protagonisti in questo periodo, non riuscendo ad esprimere il solito calcio e ad avere la solita brillantezza e capacità di gestire i vari momenti della partita.
La cronaca – Formazioni: Roma (4-2-3-1): Szczęsny; Rüdiger, Manōlas, Fazio, Emerson; De Rossi, Paredes; Salah (dal 48’ st Totti), Nainggolan (dal 33’ st Juan Jesus), El Shaarawy; Perotti (dal 24’ st Grenier).
Juventus (4-5-1): Buffon; Lichtsteiner (dal 19’ st Dani Alves), Benatia, Bonucci, Asamoah; Cuadrado (dal 33’ st Marchisio), Lemina, Pjanić, Sturaro (dal 24’ st Dybala), Mandžukić; Higuaín.
Mister Spalletti deve rinunciare al capocannoniere del campionato, Edin Džeko, e opta per un attacco leggero composto da Salah, Perotti ed El Shaarawy, Allegri schiera una formazione molto prudente e fa riposare qualche pedina fondamentale in vista della finale di Coppa Italia che si terrà in settimana.

De Rossi, Buffon

I bianconeri partono subito forte e, dopo 7’, mettono paura alla difesa giallorossa con un bel sinistro da fuori di Asamoah che si stampa sul palo. Al 21’ Sturaro inventa un gran lancio per Higuaín che di prima serve uno splendido pallone a Lemina, il quale non deve far altro che appoggiare in rete per il momentaneo vantaggio della Juve. La reazione della Roma non si fa attendere e così, quattro minuti più tardi, è De Rossi a riportare la situazione in equilibrio sugli sviluppi di un’azione da calcio d’angolo. Dieci minuti dopo ci riprova la Juve con un bel destro da fuori di Higuaín che viene prontamente respinto da Szczęsny. L’ultima occasione del primo tempo si ha al 42’, quando Nainggolan mette in mezzo un interessantissimo pallone che viene colpito di testa da Salah, ma la conclusione dell’Egiziano è troppo centrale e Buffon blocca agevolmente.
Nella ripresa la Roma entra in campo con un altro spirito e raccoglie i frutti della pressione al 56’, quando El Shaarawy porta in vantaggio i suoi con un destro a giro deviato che bacia il palo e si infila alle spalle di Buffon. Nove minuti più tardi i giallorossi archiviano la pratica con Nainggolan che, dopo aver chiuso una bella combinazione con Salah, scarica un destro potente che termina sotto la traversa e gela i bianconeri. La Juve prova una timida reazione che produce effetti solo all’85’, quando è Bonucci a provarci con un bel colpo di testa che esce di poco. L’ultima occasione bianconera è per Higuaín al 95’, ma il destro del Pipita viene respinto prontamente da Szczęsny in calcio d’angolo. Dopo 5 minuti di recupero l’arbitro fischia la fine della partita e la Roma può festeggiare per un secondo posto che sembra ormai sempre più a portata di mano.
Tre punti – Una brutta serata non dovrebbe in ogni caso impedire alla Juve di festeggiare il suo sesto scudetto di fila. È sufficiente, infatti, che i bianconeri vincano almeno una delle ultime due partite che li vedranno impegnati contro Crotone e Bologna, per far sì che possano festeggiare matematicamente lo scudetto. Nel frattempo gli uomini di Allegri soggiorneranno a Roma fino a Mercoledì sera, quando affronteranno la Lazio, con cui si contenderanno la Coppa Italia. Dopodiché le attenzioni saranno tutte rivolte alla partita di domenica allo Stadium contro il Crotone, che potrebbe finalmente regalare alla Juve il suo sesto scudetto di fila e farla entrare ancor di più nella storia del campionato Italiano.

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Tennis, Binaghi: “Wild card alla Sharapova e non alla Schiavone per…”

Tennis, Binaghi: “Wild card alla Sharapova e non alla Schiavone per…”

NAPOLI (di Raffaele Caiffa) – Intervistato ai microfoni del Messaggero e di Sportface, il presidente della FIT (Federazione italiana tennis) Angelo Binaghi ha spiegato i motivi che hanno portato all’assegnazione della Wild Card per gli Internazionali BNL d’Italia a Maria Sharapova preferendo la russa a Francesca Schiavone.

La tennista nativa di Milano, che il prossime mese compierà 37 anni sta vivendo un periodo di forma straordinario e la sua assenza al Foro Italico ha fatto molto discutere nell’ambiente tennistico. “Se avessimo avuto la quarta wild come a Madrid, sarebbe stata sicuramente di Francesca Schiavone” ha dichiarato il presidente della Fit intervistato al Foro Italico.

WILD CARD ALLA SHARAPOVA – “Purtroppo abbiamo dato una Wild Card alla Sharapova quando ce l’ha chiesto, a gennaio, mentre la Schiavone, anche tramite un forum, stava ancora decidendo se continuare a giocare o meno. È stata una decisione sofferta: ci siamo confrontati con Palmieri (il direttore del torneo, ndr), ognuno aveva le sue idee, ma nessuno di noi poteva mai pensare che questo sarebbe andato a discapito di Francesca SchiavoneC’è stato un grande confronto, molto aspro, ha vinto Palmieri, io non ero d’accordo ma alla fine mi hanno convinto. Ora confidiamo che la Sharapova entri al Colosseo e aspettiamo di vedere cosa succede nel maschile per capire chi non va in finale a Madrid e quindi può accompagnare la Sharapova”.

LE ALTRE 2 WILD CARD sono state assegnate a Sara Errani e a quella che sarà la vincitrice del torneo di prequalificazione (Di Sarra Chiesa, ndr). “Abbiamo 17.507 persone che hanno giocato le prequalificazioni col sogno del tabellone degli Internazionali d’Italia  e francamente dir loro adesso che li abbiamo presi in giro mi sembra eccessivo. La terza wild card, per una questione di palmares paragonabile sicuramente a quello della Schiavone ma per un’età nettamente inferiore, non poteva che andare a Sara Errani. Siamo dispiaciuti, siamo in un cul de sac, ma non potevamo fare altrimenti”.

MADRID INVITA LA SCHIAVONE: “Una scelta doverosa che avremmo fatto anche noi se, come lui, avessimo avuto la quarta wild card. Quello che sta facendo Francesca è straordinario, soprattutto ribadisco, per una che ad inizio anno stava decidendo se continuare o smettere, è una cosa bellissima ed imprevista. Madrid ha 4 wild card, se ce la danno in questi giorni facciamo i salti di gioia, ci mancherebbe altro. D’altro canto la grande epopea del tennis femminile italiano è partita dalla Schiavone: la trascinatrice di Fed Cup dei primi anni è stata lei, poi sono arrivate tutte le altre.”

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Juve, si vola a Cardiff!

Juve, si vola a Cardiff!

(di Gianpaolo Rispoli) – Grande notte di Champions per la Juve che conquista la sua nona finale, considerando anche la Coppa dei Campioni. Rispetto a quella persa due anni fa , però, forse questa volta i bianconeri partono con una formazione più pronta e molto più temuta rispetto a quella che veniva considerata come una sorpresa nella finale di Berlino. Quest’anno, invece, sin dall’inizio la compagine bianconera è stata inserita tra le quattro favorite, insieme a Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco. Tutto questo, ovviamente, grazie ad un grandissimo lavoro mirato da parte della dirigenza che ha agito in maniera intelligente e lungimirante, e ha permesso ad Allegri di poter disporre di una rosa in grado di competere su tre fronti.
La cronaca – Formazioni: Juventus (3-4-2-1): Buffon; Barzagli (dal 40’ st Benatia), Bonucci, Chiellini; Dani Alves, Khedira (dal 10’ pt Marchisio), Pjanić, Alex Sandro; Dybala (dal 9’ st Cuadrado), Mandžukić; Higuaín.
Monaco (4-4-2): Subašić; Raggi, Glik, Jemerson, Mendy (dal 9’ st Fabinho); Sidibé, Moutinho, Bakayoko (dal 33’ st Germain), Bernardo Silva (dal 24’ st Lemar); Falcao, Mbappé.
Si gioca allo Stadium il ritorno della semifinale di Champions, con il Monaco che conferma il 4-4-2 presentato all’andata cambiando qualche interprete, e Allegri che schiera la stessa squadra vista nel Principato ad eccezione di Khedira, schierato al posto di Marchisio. Il Monaco parte subito forte e prova a mettere paura ai bianconeri con un ritmo molto alto, che però non produce grandi occasioni se non un tiro da fuori di Falcao dopo 7’ che non spaventa più di tanto Buffon. Dopo 10’ Allegri è costretto ad inserire Marchisio al posto di Khedira a causa di un infortunio, così la Juve si ritrova esattamente con gli stessi undici dell’andata. Dopo un inizio un po’ in sordina i bianconeri iniziano a carburare e, al 22’, hanno la prima grande occasione con Higuaín che, a tu per tu con Subašić, prova un pallonetto che viene allontanato prontamente da Glik a pochi metri dalla linea di porta. Al 25’ Higuaín si traveste da assistman ed offre un gran pallone a Mandžukić, ma il destro del Croato viene respinto da una grandissima parata del portiere. È una Juve spumeggiante in questi minuti e così al 28’ è Pjanić ad avere sul destro l’occasione per il vantaggio, ma Raggi è bravissimo e devia in corner la sua conclusione. Il gol arriva cinque minuti più tardi: sempre Dani Alves, protagonista anche all’andata, mette in mezzo uno straordinario pallone per Mandžukić che prima si fa parare il colpo di testa da Subašić, e poi è il più lesto di tutti ad avventarsi sulla ribattuta e portare in vantaggio i suoi. Il Monaco prova a rispondere al 42’ con Mendy che va via sulla fascia e mette in mezzo un cross basso sul quale interviene Chiellini per anticipare Falcao che, altrimenti, avrebbe concluso a pochi metri dalla porta. Il raddoppio della Juve arriva ad un minuto dalla fine del primo tempo e, neanche a dirlo, il protagonista è ancora una volta Dani Alves che calcia al volo da fuori su una respinta di pugno del portiere e porta i suoi in vantaggio di quattro reti complessive.
Nella ripresa la Juve si rilassa un po’ e il Monaco sembra ormai non crederci più di tanto. I momenti più palpitanti si hanno tra il 67’ e il 69’, quando prima Mbappé si presenta davanti a Buffon che è bravissimo a respingere col ginocchio in calcio d’angolo e poi, due minuti più tardi, lo stesso attaccante Francese accorcia le distanze a pochi metri dalla porta su un bell’assist di Moutinho. Il Monaco prova a mettere paura ai bianconeri ma i suoi tentativi risultano vani e così, dopo tre minuti di recupero, Allegri può esultare per la seconda finale di Champions raggiunta negli ultimi tre anni.
Sogno triplete – Ora la Juve può accarezzare il sogno che attraversa la testa di tutti dall’inizio della stagione, quello di vincere tutti e tre i trofei disponibili. Impresa difficilissima e riuscita per l’ultima volta al Barcellona due anni fa che, nella finale di Berlino, riuscì a sconfiggere proprio i bianconeri. A Cardiff gli uomini di Allegri non incontreranno il Barcellona, ma un’altra Spagnola, probabilmente il Real Madrid che affronterà il ritorno contro l’Atletico con tre gol di vantaggio. Sarà un periodo intensissimo per la Juve che, a causa della qualificazione per la finale di Champions, dovrà anticipare la finale di Coppa Italia contro la Lazio al 17 Maggio. Come al solito l’imperativo è quello di non avere cali di concentrazione a pochi metri da un traguardo tanto difficile quanto meritato.

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