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Fedeli di serie “B” per il miracolo di San Gennaro, mezza  chiesa con posti a sedere riservati

Fedeli di serie “B” per il miracolo di San Gennaro, mezza chiesa con posti a sedere riservati

Attilio Iannuzzo

NAPOLI – Deve passare? Come si chiama, vedo in lista. Tra lo sconcerto dei fedeli, l’evento popolare è riservato a pochi eletti, a quelli che la Chiesa decide prima, dietro le quinte (Non crediamo per volontà di Dio).

sangue-san-gennaroPer tanti la sensazione di essere entrati in discoteca, stavolta però per assistere all’evento più popolare della città, e non solo. “La logica prevede che chi arriva prima si siede avanti – dice un fedele – ma vedere che c’è una lista per borghesi e politici è davvero scandaloso”. Quasi metà dei posti a sedere infatti era già assegnato. In tanti si sono accontentati di seguire qualche diretta su fb e su altri social che in tempo reale davano notizie ed immagini. Ci auguriamo intanto che per i posti a sedere in paradiso non ci sia il Cardinale Sepe a fare le selezioni, sarebbe triste ritrovare ance lì sempre le stesse facce.

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Quando lo Stato deciderà di salvare i cittadini (e non le Banche)

Quando lo Stato deciderà di salvare i cittadini (e non le Banche)

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Il governo trovi una soluzione sui risarcimenti ai cittadini per il post-fallimento delle Banche. Quello che più sconvolge è il fatto che sulle dimissioni della Boschi, ci siano opinioni così trasversali: Fanno quadrato alcuni esponenti del governo, Ncd e Cgil attorno a Maria Elena Boschi, mentre M5S, Sel e Fi si schierano con Saviano che invoca a gran voce le sue dimissioni.

Maria Elena BoschiSul crac delle quattro banche, c’è un episodio che non può essere sottovalutato e su cui ci sono responsabilità enormi: Il suicidio del pensionato Luigino D’Angelo. Al fondo di questa storia infatti c’è un’incredibile sequela di errori, false comunicazioni al mercato, gravi perdite del patrimonio, seguite da una marea di ispezioni che si sono tradotte anche in inchieste della magistratura. I rilievi degli ispettori della Banca d’Italia parlano di errori gravissimi come la concessione di crediti «a rischio» ovvero di difficilissimo rientro.

Il governo, però, non può cavarsela così, deve prendere delle decisioni concrete e risolutive. Ormai si è sollevato un polverone politico grandioso. La conclusione potrebbe essere amara. Alla fine, quindi, a essere fregati saranno i cittadini che hanno tenuto i soldi in banche normali, a interessi zero, e che invece con le loro tasse dovranno partecipare al “salvataggio”.

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Attacco terroristico in Francia, la solidarietà di Parigi commuove il mondo

Attacco terroristico in Francia, la solidarietà di Parigi commuove il mondo

(di Attilio Iannuzzo) – Il terrore a Parigi, spari, morte, gente che scappa. Circa 150 vittime, una strage senza precedenti per Parigi. La paura negli sguardi di quelle persone che allo stadio si abbracciano e si guardano dietro, perché i vigliacchi sparano alle spalle, a chi non può difendersi. Al Bataclan, il locale in cui è avvenuto uno dei 4 attentati, sono scioccanti le immagini di persone appese ai balconi al secondo piano, restano ad occhi chiusi, mentre all’interno i terroristi sparano.

Momenti durante la strage (Fonte La Press)

Momenti durante la strage (Fonte La Press)

Non è l’11 settembre, a Parigi è stato molto più semplice mettere in piede questo massacro: poche persone, forse 8, con esplosivo, qualche kalashnikov, un evento che può essere facilmente ripetibile. Ancora populismo, quelli che invocano la “espulsione dei profughi”, quelli che per primi scappano dalla guerra e che non rappresentano in nessun modo un pericolo. Se solo immaginassimo di cacciare, di colpire i profughi imputando a loro delle colpe, faremmo un ulteriore favore al terrorismo islamico.
La risposta di Parigi commuove il mondo, #PorteAperte per coloro i quali non avrebbero avuto modo di tornare alle proprie case, un atto di solidarietà importante. Alberto Negri su “Il Sole 24 Ore”, ricorda il suo viaggio a Teheran all’indomani della Rivoluzione Islamica e un attimo prima dello scoppio della Guerra con l’Iraq, e ribadisce il fatto che ci siano voluti 35 anni dopo per trovare un accordo internazionale. Non vorremmo attendere così tanto per una soluzione definitiva.

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Con Pino Daniele è stata “Tutta n’ata storia”

Con Pino Daniele è stata “Tutta n’ata storia”

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Gli artisti non muoiono mai, resta la loro storia, le loro canzoni che ci ricordano chi sono, ma soprattutto chi siamo.

Pino DanieleLe canzoni parlano di noi, della nostra vita. Gli artisti si ispirano guardandosi attorno, le loro canzoni sono la nostra vita. Quando ascolti una canzone e ritrovi te stesso, quella canzone sarà tua per sempre. Pino Daniele ha raccontato la nostra storia, quello che eravamo 40 anni fa, ma quello che siamo diventati: i suoi concerti non erano popolati da una sola generazione, le sue canzoni hanno raccontato parecchio di tutti noi. Terra mia, quanno chiove, je so’ pazz, e potremmo continuare. Una carriera in evoluzione con le contaminazioni di musicisti italiani e stranieri, accostandosi a generi nuovi ma mantenendo sempre una sua precisa identità. Pino Daniele racconta di contesti sociali poveri, di “Furtunato” che “tene a robba bbella”, della vita di una prostituta che da sola aspetta “Quanno chiove”, ma anche di se stesso quando grida “A mme me piace o blues”, un blues, che piace ancora a molti di noi. Un’unica consapevolezza: senza la sua musica la nostra vita sarebbe stata sicuramente “Tutta n’ata storia”.

 

Gli esordi
Diplomatosi ragioniere, comincia la sua carriera artistica con il gruppo “Batracomiomachia”, poi nel 1975 inizia l’attività di session man, suonando nell’album che Mario Musella registra per la King di Aurelio Fierro e che rimane inedito fino al 2012, anno in cui viene pubblicato con il titolo Arrivederci[3], e, l’anno seguente, in Suspiro di Jenny Sorrenti[4][5], in Le due facce di Gianni Nazzaro di Gianni Nazzaro[6] (cantando anche i cori nella canzone Me ne vado[7]) ed accompagnando in tour Bobby Solo[8].

Sempre nel 1976 entra a far parte, come bassista, dei Napoli Centrale, dove incontra James Senese. Verso la fine del 1976 Claudio Poggi, produttore discografico della EMI Italiana, ascolta una cassetta provino con alcuni brani originali del giovane Daniele, che decide di seguire discograficamente. Già a metà anno quindi viene inciso un 45 giri contenente le canzoni Che calore (inizialmente però intitolato Ca calore, con la dicitura napoletana più marcata) e Furtunato.

Terra mia, l’album d’esordio del 1977 dove vengono tra l’altro recuperati i brani del precedente singolo, denota il profondo legame del cantautore con la tradizione partenopea e mediterranea sia per le musiche che per i testi, i quali ricordano, talvolta, canti e usanze popolari tipicamente napoletane. Tra i brani dell’album di maggiore successo sono sicuramente Terra mia, ma soprattutto ‘Na tazzulella ‘e cafè, molto gettonata da Renzo Arbore nel suo programma Alto gradimento e Napule è che nel tempo sarà un vero manifesto per l’autore (che l’aveva scritta a soli 18 anni) e per l’intera città.

James Senese contribuirà in modo rilevante alla realizzazione dei successivi tre album: Pino Daniele (1979), Nero a metà (1980), Vai mò (1981). Fu influenzato dalla musica rock, dal jazz di Louis Armstrong, da George Benson e soprattutto dal blues, realizzando una sintesi fra elementi musicali e linguistici diversissimi, con vena personale e sempre controllata sul piano compositivo.

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Lo Stato prima tratta, poi lo incrimina

Lo Stato prima tratta, poi lo incrimina

ROMA (di Attilio Iannuzzo) – E’ il trattamento che talvolta è riservato ai latitanti, eppure “Genny la Carogna” è sempre rimasto a  Napoli, a casa sua. L’ordinanza di arresto arriva dopo mesi, per la precisione cinque. Qualcosa non quadra. Ma lo Stato, in quello scenario teso, non aveva “usato” quell’uomo per sedare gli animi? Per evitare il peggio? Perché nessuno dei presenti, prefetti, presidente del Consiglio, forze dell’ordine avrebbero potuto fare meglio”. ma lo Stato che stratta con un colpevole, non è anch’esso colpevole?

Gennaro De TommasoEmblematiche le parole della madre di Ciro Esposito, il ragazzo morto in seguito agli scontri prima dalla finale di Coppa Italia. “Sono indignata – ha detto – Invece di arrestare quelli che hanno partecipato all’uccisione di mio figlio, arrestano Gennaro che invece avrebbe dovuto avere un premio per quello che ha fatto, evitando altri incidenti”.

Ecco il quadro che il gip Rosaria Monaco fa di Gennaro De Tommaso: Leader incontrastato della tifoseria napoletana, capobranco di un gruppo che si muove secondo regole paramilitari e che asseconda i suoi ordini, anarchico che non riconosce l’autorità’ della polizia, fomentatore di istinti primordiali irrispettosi della comunità’ civica, soggetto carismatico che sa usare un solo linguaggio, quello della violenza, attraverso gesti e slogan che inneggiano alla violenza.

Gennaro De TommasoUn capo assoluto della tifoseria partenopea, secondo il Gip finito agli arresti domiciliari per resistenza a pubblico ufficiale (contestata ad altri quattro supporter, cui e’ stato imposto l’obbligo di firma in coincidenza con le partite in casa e fuori del Napoli) e violazione delle norme che puniscono l’istigazione al lancio di oggetti all’interno dello stadio e l’esibizione di magliette (nel caso specifico una con la scritta ‘Speziale libero’) che incitano alla violenza. Intanto resta il dubbio e lo sconcerto di tantissimi tifosi sulla linea seguita: “Si sta giocando col fuoco, – si legge in un tweet – l’ennesimo oltraggio alla memoria di Ciro Esposito”

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Scuola a 5 stelle, pensione completa o mezza pensione?

Scuola a 5 stelle, pensione completa o mezza pensione?

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – La merendina del pomeriggio, chi può mangiarla? Ma tutti è chiaro. Invece no. Ci sono famiglie che decidono di rinunciare. Accade nel Comune di Pomezia. Ma d’altronde si sa, i privilegi sono di pochi. La storia ce lo insegna.

Mensa scolastica, bambini a scuolaSono solo 44 centesimi di differenza. Secondo il blog di Grillo addirittura sarebbero le famiglie meno abbienti che decidono di avere quel dolce pomeridiano. Una discriminazione al contrario, un po’ come se si decidesse di dormire in un albergo e rinunciare a fare la prima colazione, e secondo cui andresti a pagare in più. Follìa. Ma immaginiamo la scena: bambini che mangiano la caramella (per es.) e bambini che guardano. Una sensazione di amarezza, ma quando è la scuola che crea le condizioni, l’amarezza cresce.

A “tuonare” non sono solo “i giornalisti di sinistra” (terminologia che apparteneva ai berlusconiani qualche tempo fa) ma le istituzioni, che si sentono chiamate moralmente in causa: “«Permettetemi di fare un appello contro quell’ignobile scelta del Comune di Pomezia che nega ai bambini più poveri il dolce alla mensa e lo dà a quelli più ricchi che pagano la retta. È una vergogna», dice il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, nel corso della presentazione in Regione dei progetti vincitori del Bando «Un taglio alla povertà». La vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, ed il collega senatore del Pd, Raffaele Ranucci, parlano di «scelta inaccettabile» e di «cultura discriminatoria» da parte del Movimento 5 stelle che arriva al punto di far subire a dei bambini nell’età più delicata l’esperienza più terribile – affermano in una nota congiunta -: la diseguaglianza sociale».

E pur la scuola sostituiva la famiglia in assenza dei genitori, inizieremmo a sperare che ciò non accada.

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Fiorentina si può giocare: lo decide un “tifoso”

Fiorentina si può giocare: lo decide un “tifoso”

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – La finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, giocata ieri sera a Roma, allo Stadio Olimpico e vinta dal Napoli con il risultato di 3 a 1, tutto è stata tranne che una serata di sport.

Possiamo pure continuare ad illuderci, ma ormai è un dato di fatto, il calcio in Italia è soggetto irrimediabilmente agli umori di pochi… che tutto sono fuorché tifosi. Si sapeva che tra sostenitori napoletani e romani (che con la partita non c’entravano niente) non corre buon sangue, così come si sapeva che ci sarebbero stati probabili agguati. I tifosi della Fiorentina ci hanno messo del loro, inneggiando al Vesuvio,  i tifosi napoletani, dal canto loro, non sono certo quelli che porgono l’altra guancia, anzi…

C.Italia: ultrà ha dato ok a match, è capo 'curva A' NapoliTant’è che il capo dei Mastiffs, frangia degli ultrà del Napoli, tale Gennaro di Tommaso, ieri sera era ritratto a cavallo della rete di contenimento dello stadio con indosso una maglietta che recitava “Speziale libero”. Speziale è quel “tifoso” che fu condannato per l’omicidio Raciti nel 2007 allo stadio di Catania. E sul retro della maglietta un “Libertà per gli ultrà”. Come se gli ultrà dovessero godere di una sorta di immunità in quanto tali. Ovviamente non è solo il di Tommaso, ma tutto il sottobosco della tifoseria partenopea ad aver messo in atto un gigantesco ricatto. “La partita non dev’essere giocata dal Napoli per solidarietà ai tifosi per i fatti di violenza avvenuti fuori dello stadio”.  Fuori dello stadio…appunto, cose che con il calcio o lo sport non c’entrano nulla. E non si capisce perchè una squadra di calcio, venuta a Roma per giocare a calcio dovrebbe solidarizzare con fatti di violenza scatenati, ed ampiamente prevedibili, da gente che il calcio lo usa solo come scusa.

Questo è quanto. Che fosse giusto o sbagliato far giocare la partita, comunque si è dovuto attendere il segnale di Gennaro di Tommaso.

E questo non può essere ritenuto accettabile. Non è pensabile minimamente che per giocare si debba aspettare il segnale di un capo tifoso. Che poi quelli siano o no realmente tifosi non ha importanza. E’ il modo di fare che non è accettabile. Un modo di fare che, non se ne capisce il motivo, istituzioni ed autorità continuano a tollerare… E fin quando sarà così, fin quando queste persone si sentiranno legittimate, il calcio continuerà ad essere quello che è. Uno sport (col) morto.

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Beati loro!

Beati loro!

NAPOLI (di Chiara Minieri) – Sono santi. La celebrazione ieri per Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Proprio quest’ultimo uno dei papi più amati per la sua “umanità”, i modi schietti, l’amore per i giovani. E proprio per questo c’era da aspettarsi del clamore al momento della sua santificazione: nonostante ciò, in tanti  hanno gridato allo scandalo per una tale decisione nei confronti di un papa il cui operato, secondo critiche più scomode,  non è sempre stato immacolato.

Papa FrancescoIndividuare le zone d’ombra del lunghissimo pontificato di Karol Wojtyla (un pontificato durato trent’anni, dal 1978 al 2005) vuol dire tornare alla Polonia degli anni Ottanta, quando la faticosa democratizzazione del paese fu sostenuta dal denaro della Ior, di cui il pontefice fece largo uso nonostante gli scandali di cui fu allora protagonista il suo amministratore, il vescovo Paul Marcinkus: il movimento di grosse somme di denaro coinvolse anche l’Opus dei e Roberto Calvi, direttore del Banco Ambrosiano, che si impiccò (pare) nel 1982.

Ma questo non fu l’unico caso oscuro da gestire per Wojtyla: si ricordi la questione Pinochet. In molti non hanno perdonato al pontefice la sua apparizione al fianco del dittatore sul balcone, per salutare la folla. Alcuni lo hanno accusato di aver sostenuto la dittatura cilena, ma c’è chi assicura che il papa fu tratto in inganno: pare che, al momento dell’incontro col dittatore, non sapesse che lo avrebbero condotto al balcone. Quale che sia la verità, certo è che lungo il suo pontificato, a Giovanni Paolo II non furono risparmiate questioni spinose, come quella dei preti pedofili. Il caso dei Legionari di Cristo negli Stati Uniti ne è un esempio: nel 2004 Il papa concesse la benedizione a Marcial Maciel Degollado, fondatore dell’organizzazione e colpevole di molti abusi su minori ( è il caso di dire, però, che il papa all’epoca aveva più di ottant’anni ed era molto malato, per cui è possibile che le sue scelte fossero state pilotate da altri personaggi).

Ad ogni modo, Giovanni Paolo II è stato il protagonista degli ultimi anni della storia mondiale, rimasto al soglio pontificio fino alla fine dei suoi giorni senza mai rinunciare alla propria missione, nonostante i dolori di un’atroce malattia. Si aggiungano anche l’attentato subito il 13 maggio 1981 e la guarigione di una donna del Costarica, che era stata data per spacciata a causa di un aneurisma cerebrale nel 2011, e che sentendo la voce di Wojtyla che la invita ad alzarsi dal letto, si alza ed effettivamente guarisce, e la santificazione deve essere parsa la naturale conclusione della storia di un grande personaggio.

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La casa degli orrori, una città distratta

La casa degli orrori, una città distratta

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Ha ottenuto gli arresti domiciliari Rosa S., l’insegnante 69enne in pensione che da circa otto anni teneva segregata in un’abitazione del quartiere Vomero a Napoli la figlia 36enne Chiara. Ed alle tante persone che hanno urlato “mettetela in quella casa per otto anni e poi ne parliamo”, io direi di andare cauti.

Chiara, segregata in casa da otto anni al VomeroLa violenza alimenta violenza e odio. Ci interessa più capire i legami di queste persone e con chi. Non c’è una cugina, un parente che possa aver chiesto di lei in questi lunghi anni.  Frasi di circostanza, “Chiara come sta? Dov’è?” Oppure una telefonata di auguri per un compleanno, qualcuno deve esserselo ricordato. Vicini di casa disinteressati, il portiere (che definizione conosce tutto e tutti), un’amica del liceo. Nessuno ha più chiesto di lei? Tuttavia, ha affermato ancora la madre: “Da anni Chiara rifiutava ogni contatto con l’esterno e dava in escandescenze se persone diverse dalla madre entravano nell’appartamento di via Caldieri”. Tutti abbiamo visto (forse) il video che la polizia ha girato all’interno dell’appartamento, non ci è sembrato che la ragazza si fosse innervosita particolarmente per la presenza di estranei. La triste novità: è l’anziano che segrega il giovane, lo chiude alla realtà. Non certo per difenderla, forse per liberarsene. Un’unica certezza: Orrori che si ripetono, talvolta dietro casa nostra, tra l’indifferenza.

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Storia di (mal)costume quotidiano

Storia di (mal)costume quotidiano

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – Questa (Napoli) è la città nella quale si protesta per qualsiasi cosa. Che sia un evento internazionale o che sia la qualità della vita. Le colpe vengono attribuite in gran parte all’amministrazione, che siano vecchie o nuove non ha importanza, senza rendersi conto che la gran parte della colpa è proprio, invece, del (mal)costume a cui i napoletani sono abituati.Scene di ordinaria inciviltà si vedono a qualsiasi angolo di strada. C’è chi se la prende con i controlli. Bene, allora facciamo un esempio.

protesta a fuorigrottaOre 9 e 30, via Bernini,  viale Michelangelo. via Mario fiore, un lungo fiume di alluminio in seconda fila. Risultato: via Bernini bloccata, viale Michelangelo bloccata, via Mario Fiore idem. La direzione non ha importanza, tanto è arbitraria. E queste sono solo tre strade…quante strade ci sono a Napoli? Domanda retorica, perché sappiamo benissimo che il fenomeno della doppia fila è esteso a tutta la città. Quello che sappiamo dal sito del Comune di Napoli per certo è che i vigili urbani sono 1.790.

La morale comune vuole che i Vigili Urbani passino il tempo al bar, cosa assolutamente non vera (anche se i lavativi esistono i qualsiasi categoria di lavoro) per tanto non c’è adeguato controllo. Il ché fa sentire il napoletano in diritto di infrangere le regole. Facendo un rapido calcolo, ci vorrebbero un numero di Vigli urbani che sia almeno pari alla metà degli abitanti della città. E qui si parla solo della sosta in doppia fila. Ma il (mal)costume in città è ben più esteso. Dai sacchetti dell’immondizia gettati nei cassonetti fuori dagli orari consentiti, ai sensi di marcia vietati…dalle operazioni di carico e scarico fuori orario ed al centro della carreggiata, ai semafori non rispettati (e quando se ne accende uno senza avvertire, si scatena l’inferno…bah…magari c’è pure qualcuno che si aspetta una telefonata a casa). Cosa si pretende a questo punto dalle amministrazioni? Controllo? Certo…!!! Ma magari se qualcuno si prendesse la briga di stampare un opuscoletto con le regole fondamentali del vivere comune (e civile) e lo inviasse a casa di questi signori…forse non sarebbe male, visto che da soli proprio non ci arrivano.

 

 

 

 

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